Martedì 07 Settembre 2010

Guantanamo e aborto. Alcune considerazioni.

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Martedì 20 Gennaio. Washington. Ore 12. In Italia erano le 18. Barack Obama ha fatto il giuramento. In quello stesso istante George W. Bush ha smesso di essere il presidente degli Stati Uniti d'America, passando il testimone a Barack Obama.

Milioni di persone in tutto il mondo sono stati per qualche ora con gli occhi incollati alla televisione, ben coscienti che quel momento fosse una tappa storica per un'America che “finalmente” avrebbe voltato pagina dopo gli anni di Bush.  Io stesso ero emozionato quel pomeriggio, sapevo che qualcosa di sconvolgente stava per accadere. Sapevo che Obama sarebbe diventato il primo Presidente afroamericano degli Stati Uniti. Ero felice per la vittoria di un uomo di soli 47 anni, che sin dal primo giorno da candidato alla Casa Bianca era riuscito ad affascinare  e coinvolgere milioni e milioni di americani e non solo. C'era una gran voglia di cambiamento e chi meglio di Obama è riuscito a percepirla! Tutti eravamo coinvolti in questo “tunnel” emotivo dettato dal cambiamento proprio perché si è attribuito all'amministrazione repubblicana di George Bush la causa e la responsabilità di tutti i mali dell'America.

Ma per fortuna la politica non è fatta solo di emozioni come quando si sente dire “Obama mi piace perché è uomo affascinante”. La politica è molto di più, sarebbe troppo facile e riduttivo stimare o criticare un leader politico solo perché è affascinante.  Bisogna guardare in faccia alla realtà. Solo in questo modo si può comprendere se si è nel torto o nel giusto. Nel nostro rapporto con la realtà e nella nostra voglia di cambiamento della realtà, noi dobbiamo partire dalla considerazione di essa per quella che è, e purtroppo, sempre essa ci rappresenta un Obama ben diverso da quello che tutti, compreso io, potevamo immaginarci.

I fatti parlano da soli.

Poche ore dopo il suo giuramento il Presidente USA decide di chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo. Una decisione importante e certamente positiva che pone fine alle presunte torture che ormai da anni rendono questa prigione il simbolo della violazione dei diritti umani.

Dall'altra parte però ecco sempre lo stesso Obama che decide di rimuovere le restrizioni ai finanziamenti governativi destinati ai gruppi pro-aborto. Abolita, di fatto, una legge voluta fortemente dal suo predecessore, George W. Bush, che aveva cercato di rendere molto difficile ricorrere all'interruzione di gravidanza istituendo inoltre il 19 Gennaio la giornata nazionale per il diritto alla vita. Ecco allora che Obama si è trovato per la prima volta sotto il fuoco incrociato delle critiche proprio perché il 55% dei cittadini americani si dice contrario alle sentenze con cui è stato inserito l'aborto nella legislazione americana. Quindi il neopresidente Barack Obama si è messo fin da subito in rotta di collisione anche con il Vaticano. «Tra le tante cose buone che poteva fare, Obama ha scelto la peggiore: quella di non fermare la strage di innocenti» ha attaccato il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Elio Sgreccia.

Sorge spontanea la domanda come sia possibile che allo stesso tempo il presidente voglia a tutti i costi chiudere entro l'anno una prigione dove verrebbero violati i diritti dell'uomo, ma dove sono anche detenuti alcuni fra i più temibili terroristi in circolazione tra cui 5 accusati degli attentati dell'11 settembre, dove persero la vita migliaia di cittadini innocenti. Che fine faranno questi killers? I loro processi sono stati già bloccati e poi chissà.

Perché questa sua grande determinazione nel voler chiudere, addirittura poche ore dopo il giuramento, la prigione di Guantanamo e nello stesso tempo finanziare le organizzazioni abortiste dando il via a una vera e propria strage di esseri umani? A questo punto è difficile non pensare che la chiusura di Guantanamo non sia altro che un atto di immagine. Che senso avrebbe fermare da un lato le presunte torture a criminali e dall'altro uccidere - come ho già detto- centinaia di migliaia di vite umane innocenti e indifese?

Questi sono fatti che parlano da soli. Sì perché la vita e la famiglia sono il primo criterio di scelta elettorale. Non si può paragonare l'aborto, la difesa della vita, a nessun altro tema sociale e politico, come ad esempio la giustizia sociale, la lotta alla povertà o la pace, perché su questi argomenti vi possono essere varie ipotesi di soluzione e il giudizio è rimandato ad una prudente valutazione. Ma sulla vita non esiste discrezionalità della coscienza.

 

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Animae Partus |Author |2009-05-27 20:13:02
avatar Questo dimostra come spesso conduciamo delle battaglie ideologiche senza sapere esattamente per cosa ci battiamo. Diritto alla vita...facile a dirsi, ma nessun concetto è stato mai così vasto, così ricco di sfaccettature, di storie e di esperienze. Noi invece, come al solito, per il desiderio continuo e quasi morboso di gerarchizzare, ordinare, sistemare, fare ordine, finiamo per dare minor importanza a tanti eventi e a tanti fatti. Ne è testimonianza la presa di posizione (alquanto netta mi pare) di gmm nel mio topic sulle nuove apartheid. Inviterei a meditare, senza convincere nessuno, ma invitando a vivere la COERENZA. Buona serata.
gmm |Registered |2009-05-27 15:42:34
avatar Sono pienamente d'accordo con le parole di Saverio "la vita in sè a mio avviso viene prima, a prescindere dalle condizioni in cui si svolge che, ripeto, devono essere dignitose". Quindi viene al primo posto vivere, poi vivere dignitosamente. Questo principio permette di comprendere e riassumere tutto ciò che in questo dibattito abbiamo detto. E all'ultima considerazione di Animeae Partus dico ancora che prima viene il suo diritto a nascere (il vivere), poi viene il suo diritto ad avere una vita dignitosa (il vivere bene). E' questione di gerarchia. Non si tratta di togliere valore ai vari diritti, ma di dare loro un giusto e doveroso ordine.
Animae Partus |Author |2009-05-27 12:18:33
avatar "E' ovvio che vanno evitate situazioni di povertà, ma la vita in sè a mio avviso viene prima, a prescindere dalle condizioni in cui si svolge che, ripeto, devono essere dignitose."
Il problema che voglio sottolineare è che, spesso, POVERTA' vuol dire MORTE. E anche quando non esiste una vera e propria identità tra povertà e morte,le condizioni di vita sono talmente misere che vanno contro il diritto alla vita stesso. Spiegatemi perchè il diritto a nascere di un bambino è più importante del diritto di un bambino orfano di Bucarest a non vivere nelle fogne sniffando colla.
Saverio |SAdministrator |2009-05-26 20:23:09
avatar E' comunque vero che Bush ha avuto comportamenti profondamente incoerenti, e su questo concordo con Animae.
Mi sembra che incoerenti lo siano entrambi i presidenti, su questo tema delicato della vita. Chi lo è di più? Difficile dirlo. Di certo l'uccisione di un innocente non si può paragonare alla morte di una persona in guerra, perchè a volte (raramente) le guerre possono essere giustificate. Ma non mi pare sia stato questo il caso di Bush...
Saverio |SAdministrator |2009-05-26 20:20:53
avatar Provo a mediare tra due posizioni che sembrano opposte, ma che secondo me hanno diversi punti in comune.
A cominciare dal diritto alla vita. Mi pare che entrambi (e anch'io) siate d'accordo che il diritto alla vita venga prima di qualsiasi altro diritto.
Tant'è che Animae sostiene che i diritti che Giovanni mette in secondo piano (giustizia sociale, lotta alla povertà, la pace) siano articolazioni del diritto alla vita. Ok, però mi chiedo se viene al primo posto vivere oppure vivere dignitosamente. E' ovvio che vanno evitate situazioni di povertà, ma la vita in sè a mio avviso viene prima, a prescindere dalle condizioni in cui si svolge che, ripeto, devono essere dignitose. Ritengo che la gerarchia di valori vada fatta, anche nel caso di cui stiamo parlando.
gmm |Registered |2009-05-26 16:14:40
avatar Se dimentichiamo questa gerarchia -come ho già detto- ecco allora che si può comprendere l’ipocrisia di fondo che accumuna molte scelte di governi, comprese le ultime di Obama.
A presto...giovanni maria
gmm |Registered |2009-05-26 16:11:07
avatar In risposta a Animae Patus ribadisco ciò che ho già scritto. Il diritto alla vita viene prima perché il diritto alla vita è il fondamento di tutti i diritti perché senza di esso non si possono esercitare tutti gli altri; e viene prima perché una società che si dice civile deve farsi garante degli indifesi e dei deboli. Quindi prima deve farsi garante degli indefesi per eccellenza: i bambini non ancora nati. Questo deve essere fatto ancor prima delle persone già formate! Non perchè io reputi la vita di un criminale meno importate di quella di una persona non ancora nata. Io dico solo che ci deve essere una gerachia. Prima si devono difendere e cercare di salvare quei 50 milioni di esseri umani uccisi ogni anno ingiustamente; poi apprezzerò la scelta di Obama su Guantanamo.
Animae Partus |Author |2009-05-26 11:55:08
avatar Ringrazio Giovanni Maria per la risposta. Non posso però non sottolineare che ci troviamo di fronte a due modi completamente diversi di considerare la realtà. Tu ti appelli alla “ragione” (sacrosanto diritto il tuo) mentre questo appello mi preoccupa. Anch’io potrei chiamare in causa la ragione, perché anche nel mio discorso vi sono fondamenti razionali. E dove arriviamo? Che entrambi utilizziamo un concetto “elastico” di ragione, sminuendo il principio della razionalità. Quindi io non sostengo le mie tesi riferendomi ad un ipotetico diritto naturale o ad una ipotetica razionalità, ma mi limito ad una osservazione della realtà, poco acuta forse ma davvero sincera e libera da giudizi preconfezionati che rispondono ad assurde classifiche gerarchiche. L’assunto da cui parti è che vi sia appunto una classifica tra valori. In linea di massima può essere vero in certe situazioni, ma non in questo caso. Il perché sta nel fatto che questi diritti, che secondo te sarebbero di “secondo livello”, sono proprio articolazioni funzionali del diritto alla vita. Sono essi stessi diritto alla vita. Fai bene, senz’altro, a sottolineare le disfunzioni nel modo di governare, le contraddizioni insite ai giochi di potere, ma faresti senz’altro meglio se ponessi l’accento su una cosa importante come la chiusura di Guantanamo (tra l’altro non ancora realizzata anche per l’ostacolo frapposto da molti senatori) più che su forzati parallelismi. Perché, diciamo la verità, sono forzati. Se non li reputi tali allora ci penso io a spiattellare qualche contraddizione della scorsa legislatura Bush…migliaia di morti in Iraq (per interessi personali legati al petrolio e a giochi imperialistici) e stop ai finanziamenti per i gruppi pro-choice. Non è una contraddizione? E allora potrei cominciare a uscire fuori discorsi come “la vita già perfettamente compiuta è più valida della vita di un feto o di un embrione”, “ Bush è un criminale perché si è preoccupato di salvare persone non ancora nate e ha mandato a morire tante persone già formate…” etc etc. Potrei continuare a lungo con questi discorsi, ma sono argomentazioni assurde. Ogni atto, ogni fatto, va considerato in quanto tale. E va giudicato senza classifiche (ripeto, per me la vita di un innocente vale lo stesso di quella di un colpevole), senza parallelismi e senza critiche sterili. Stesso discorso per la pena di morte…subito dopo la moratoria contro la pena di morte, e dico SUBITO dopo, parte la moratoria per l’aborto del paladino Giuliano Ferrara. Questa lotta è legittima e giusta, ma non c’era forse il piccolo intento di dire “la pena di morte no e l’aborto sì? Questa è contraddizione!”? Di fatto, non a caso, la moratoria contro la pena di morte ne è uscita sminuita e ha perso rilevanza anche nel panorama delle discussioni mediatiche.
Stefano C. |98.100.6.xxx |2009-05-26 07:12:02
Per questi motivi, io non mi scandalizzerei, ma piuttosto rimarrei a vedere che cosa succede. Che sicuramente Obama abbia un buon carisma e che i suoi discorsi vadano fuori da una certa retorica politica credo che non siano cose di poco conto. Che poi sia abortista (ma ricordiamo sempre abortista con certe regole e non indiscriminato), ripeto nessuno è perfetto ed anche Salomone aveva ripudiato la moglie e nessuno gli ha mai detto niente...
Io inviterei ad apprezzarlo per le cose buone che riuscirà a fare, per il resto se il mondo è brutto e cattivo è anche un po' colpa nostra e dei nostri genitori. Saluti a tutti e vi prego: non fatemi buttare nelalmonnezza la maglietta di Obama che ho comprato proprio ieri... :S
Stefano C. |98.100.6.xxx |2009-05-26 07:03:29
Io dico che nessuno è perfetto... E che se per alcuni di noi, me compreso, è sin troppo evidente che aborto è sinonimo di omicidio, per molti, specie dall'altra parte dell'oceano, non è così ovvio. Per molti "materiale vivente" non è sinonimo di vita e tra questi ci sono anche medici, intellettuali e via discorrendo. In questi ragionamenti che leggo si parte dal presupposto che tutti abbiano ben chiaro cosa sia il diritto alla vita e che quindi torturare fino alla morte un detenuto o andare a fare la guerra o fare esperimenti sugli embrioni siano più o meno equivalenti. Purtroppo non è così e molte persone "sbagliano" non per mala fede, ma per pura e semplice ingenuità. Puoi essere Obama o puoi essere il Papa comunque puoi sbagliarti e chi è senza peccato scagli al prima pietra...
Giovanni Maria |87.2.95.xxx |2009-05-25 22:55:27
Ciò che conta non è la congruenza dei propri atti o il valore dei propri principi ma il consenso. Perché il potere lo si detiene solo con un consenso forte.
Spero che questo dibattito possa andare avanti; è veramente interessante parlare di queste realtà!
Giovanni Maria |87.2.95.xxx |2009-05-25 22:52:41
...L’embrione non si può difendere da solo come potrebbe invece fare una persona adulta. Di conseguenza è la comunità civile a dover difendere, prima di tutte le altre vite, la sua vita perché da solo non vi riuscirebbe. Il problema dell’aborto quindi viene prima di tutti gli altri temi sociali. Viene prima perché il diritto alla vita è il fondamento di tutti i diritti perché senza di esso non si possono esercitare tutti gli altri; e viene prima perché una società che si dice civile deve farsi garante degli indifesi e dei deboli. Obama non ha mai rilasciato dichiarazioni di principio; non si è mai esposto sui valori di fondo. Chiudere Guantanamo aumenta la popolarità? Si chiude Guantanamo. Finanziare organizzazioni abortiste crea consensi? Si finanziano le organizzazioni abortiste.
Giovanni Maria |87.2.95.xxx |2009-05-25 22:50:11
..o il diritto alla libertà religiosa. Tutti dipendono dal diritto alla vita! Esso resta sempre il primo! Il diritto alla vita è un valore indiscusso. Non si tratta di togliere valore agli altri, ma di dare loro un giusto e doveroso ordine. Se questo ordine viene a mancare, le incongruenze le abbiamo sotto i nostri occhi. Il mio arti colone evidenzia alcune: da una parte, voler a tutti i costi chiudere Guantanamo, dall’altra, finanziare le organizzazioni abortiste. Che senso ha? C’è una forte contraddizione di fondo. Non è difficile da scoprire. La vita è uguale per tutti: non vale di più quella di un uomo adulto che quella di un bambino che sta per nascere. Inoltre non è forse chi è più indifeso che necessità di maggior protezione e maggior cura da parte di chi governa?
Giovanni Maria |87.2.95.xxx |2009-05-25 22:47:44
Ringrazio Animae Partus per il suo interessante commento in risposta al mio articolo. Entrambi crediamo nel valore inestimabile della vita umana come valore non negoziabile. Questo è già un punto di partenza di fondamentale importanza!
Tu però mi fai questa osservazione: scrivi che il problema dell’aborto deve avere la stessa rilevanza degli altri temi sociali quali la giustizia sociale, la lotta alla povertà o la pace. Ebbene, come ho scritto, ribadisco che l’aborto non può avere la stessa rilevanza! È la stessa ragione a farcelo capire!
Infatti fra i vari diritti umani, il diritto alla vita è il primo e il più importante e poi di conseguenza vengono tutti gli altri come il diritto all’autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto a una esistenza dignitosa o...
CRISTY |Registered |2009-05-22 13:26:10
avatar ANIMAE PARTUS sono pienamente d'accordo su quello che dici....finalmente qualcuno che apre gli occhi a colro che sono cecati da quello che tutti fanno...cmq ora non ho molto tempo mi piacerebbe approfondire questo argomento .spero a risentirci!!!! :zzz
Animae Partus |Author |2009-05-14 15:48:05
avatar Buon pomeriggio a tutti, mi scuso per la mia lunga assenza dal sito, spezzata da questo interessante articolo. Tutti, cristiani e non cristiani, in quanto uomini, abbiamo il DOVERE di difendere la vita fin dal suo concepimento: la vita non è un valore negoziabile. Questo il messaggio, chiaro e giusto, dell’autore dell’articolo. Niente da eccepire dunque riguardo a questa corretta e condivisibile presa di posizione. Ma vado per ordine, cercando di fornire la mia umile interpretazione delle considerazioni di chi scrive. Il tunnel emotivo dell’elezione del presidente Obama, più che al suo “fascino” è stato dovuto ad un fattore abbastanza visibile: è il primo presidente nero della storia americana. Se il presidente fosse stato Colin Powell credo che la reazione sarebbe stata molto simile. Inoltre, com’è stato opportunamente notato, Obama dovrebbe rappresentare il cambiamento dopo gli anni oscuri del presidente Bush. E’ ancora presto per dirlo, ma sicuramente chiunque va bene dopo Bush. I suoi anni sono stati anni di guerra, imperialismo (continuando sulle orme paterne), violazione dei diritti e quant’altro. Nota positiva: le norme sull’aborto. Ma che ne facciamo della guerra in Iraq, dove sono state mandate a morire migliaia di persone (inutilmente)? Anche quella è vita. Vita di civili disarmati, vita di soldati armati fino al collo…non importa. E’ vita da difendere. E la guerra, QUALUNQUE guerra, è negazione stessa della vita. E’ quindi un errore ingenuo pensare che la gente (non parlo degli imbecilli) creda in Obama solo perché “è figo”. La gente crede in Obama perché vuole ancora credere in un mondo di pace, equilibrato. Questo è il primo punto che mi premeva sottolineare. Secondo punto: per principio io sono contrario ai parallelismi (anche se ne ho fatto di proposito uno per la guerra in Iraq al fine di rispondere con gli stessi mezzi dell’autore dell’articolo). Un fascista quando si parla di Mussolini dice: “eh vabbè, anche i comunisti…” e viceversa. Ogni cosa andrebbe vista singolarmente, ogni fenomeno è autonomo e quindi il parallelismo tra aborto e Guantanamo rischia di creare confusione: questa confusione è generata dal fatto che l’autore non è, e questo lo si evince da come tratta l’argomento, pienamente convinto che chiudere Guantanamo sia una cosa giusta. Innanzitutto parla più volte di “presunte” torture, dimostrando di non essere pienamente convinto che a Guantanamo si siano verificate violazioni dei diritti umani. Non ci sono prove? Non direi. Da anni si lavora a riguardo. Questi “mostri” rinchiusi a Guantanamo sono esseri umani, non c’è bisogno di tirar fuori il diritto naturale per capirlo. Tra questi ci sono stati e ci sono tuttora uomini accusati senza prove sufficienti, incarcerati per la sindrome 11 settembre, che come sappiamo è stata un colpo gravissimo per tutti i musulmani, definiti in coro “terroristi”. E anche i colpevoli…non vanno forse tutelati? La vendetta non è il fine di una pena. Per questi soggetti i processi continueranno normalmente…se poi abbiamo fretta di vederli pendere dalla forca è un altro paio di maniche. Ritornando a quello che dicevo prima…la confusione che genera l’articolo è quella di considerare la vita degli innocenti più meritevole di tutela rispetto a quella dei colpevoli, o presunti tali. Non è sempre vita? Ultima nota dolente…
“Non si può paragonare l’aborto, la difesa della vita, a nessun altro tema sociale e politico, come ad esempio la giustizia sociale, la lotta alla povertà o la pace, perché su questi argomenti vi possono essere varie ipotesi di soluzione e il giudizio è rimandato ad una prudente valutazione. Ma sulla vita non esiste discrezionalità della coscienza”. Credo che questa frase sia davvero paradigmatica di un certo modo di vedere le cose, a mio parere errato. I temi della giustizia sociale, della lotta alla povertà, della pace, sono temi collegati alla VITA. Non permettere che un contadino africano muoia di AIDS perché le case farmaceutiche americane non hanno interessi ad aprire mercati a basso costo in Africa è un problema sociale certo, ma anche riguardante la vita. Un sistema che prevede la pena di morte o la tortura, è un sistema che nega la vita. Un governo che appoggia le guerre civili nei paesi del Terzo e Quarto mondo per tutelare propri interessi economici è un governo che va contro la vita. Un governo che spara sui messicani alla frontiera va contro la vita. Un governo, mi permetterete, che permette ai medici di andare contro il proprio codice deontologico e segnalare gli immigrati clandestini, è un governo che va contro la vita. Eppure? Alziamo così tanto la voce? Il problema dell’aborto ha la stessa rilevanza di questi temi.
E su questi argomenti non vi può essere DISCREZIONALITA’ DI COSCIENZA. Sarebbe un errore imperdonabile affermare una cosa simile.
Saverio |SAdministrator |2009-05-13 21:02:43
avatar (segue)
Uno stupro che provoca una gravidanza ha sempre una vittima, la donna. Ma se la donna abortisce, le vittime diventano due, di cui una (il bambino) vittima due volte: la prima perchè concepito non come frutto di amore, la seconda perchè privato di una vita che, anche se non voluta per amore, vita rimane.
Al limite, se proprio la donna non se la sente di tenere il bambino può sempre farlo nascere e darlo ad una istituzione che se ne può occupare, invece di sopprimerlo.
Sono d'accordo con te sul fatto che anche i violentatori meriterebbero una maggiore severità nella pena anche da parte della Chiesa, rispetto a quella che già c'è comunque.
E sono d'accordo pure sull'importanza di guardare alla concretezza della realtà. Proprio per questo la vita rimane un valore a qualunque altro.
Saverio |SAdministrator |2009-05-13 21:00:19
avatar Giovanni, sono d'accordo su alcune delle cose che scrivi ma faccio fatica a cogliere la coerenza di fondo del tuo ragionamento.
Ci sono valori che non sono negoziabili, a nessuna condizione. Mi riferisco a valori umani, la religione (e quindi la laicità) non c'entra niente. Uno di questi è la vita e immagino che tu sia d'accordo, altrimenti non scriveresti che sei contrario all'aborto.
Valore non negoziabile significa, però, che bisogna mantenere la razionalità anche di fronte a casi (peraltro estremi) come quello di una gravidanza dovuta a uno stupro, che ha un impatto emotivo che difficilmente ci fa rimanere sereni ed equilibrati quando ne sentiamo parlare.
Altrimenti c'è qualcosa che non quadra nella coerenza del ragionamento, non credi?
(continua...)
Giovanni |87.22.169.xxx |2009-05-13 19:57:52
Io sono personalmente contrario all'aborto, ma credo che in uno stato laico sia ESSENZIALE una legge che lo permetta.
Non ritengo certamente che l'aborto sia un bene, ritengo tuttavia che questo sia il MALE MINORE in alcune situazioni.
Non ritengo riprovevole l'aborto se praticato in seguito a gravidante scaturita da una violenza sessuale, specialmente se su una bambina. Credo che in tali casi la Chiesa sbagli di grosso nello scomunicare i medici abortisti piuttosto che i violentatori(vd Corriere della sera del 14/03/2009).
Inoltre credo che sia meglio praticare l'aborto in strutture ospedaliere, con adeguata assistenza sanitaria, che clandestinamente.
A volte bisogna mettere da parte le ideologie e guardare alla concretezza della realtà.