Scritto da Alessandro Cristofari
Sabato 06 Febbraio 2010 00:00
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C'è da farsi due risate, ma poi da mettersi le mani nei capelli, vedendo i risultati della ricerca condotta in Inghilterra sul linguaggio usato dai ragazzi di oggi, quelli cresciuti fra Internet e telefoni cellulari. Se il loro vocabolario ha un potenziale di 40 mila termini, infatti, quando comunicano fra di loro con i nuovi mezzi tecnologici lo riducono a 800 parole, di cui solo 20 sono quelle ricorrenti. Un'abitudine che rischia di limitare le possibilità professionali dei ragazzi, di cui si sta preoccupando la nuova consulente del governo di sua Maestà per le politiche di comunicazione giovanili, Jean Gross.
Le famigerate venti parole, ovviamente in lingua inglese, vanno dai tipici yeah, but e no, fino a termini snaturati come "chenzed", che viene usato per indicare quando si è stanchi o ubriachi, o "spong", che può essere tradotto con il termine nostrano stupido.
Gli adolescenti italiani, invece, come parlano? Bah, non mancano le abbreviazioni nate nell'ambito degli SMS, dove per digitare meno caratteri possibili sono ormai consueti i vari tvb e cmq (comunque), ma ci sono anche delle novità che indicano l'esistenza di un linguaggio in codice sviluppatosi online: "bella" è ormai largamente usato al posto del tradizionale ciao, mentre i verbi lasciare e abbandonare sono "convertiti" nel termine "pisciare". Inoltre scialla vuol dire tranquillo, bomba sta per bugia e giunto per hashish. E se qualcuno dà fastidio o si mette in mezzo...si sta "accollando".
La rivoluzione del linguaggio è iniziata con l'uso massiccio degli sms..., tutti quei acronimi per semplificare e velocizzare la "stesura" di un testo sul telefonino, ...per cosa? Non si ha più il tempo per scrivere un testo completo? Partiamo dall'origine, dall'acronimo di sms (tanto per rimanere in tema), Short Message Service; servizio di messaggi brevi. Non vuol dire scomporre le parole nella loro forma più semplice, il vero senso dell'sms è svanito per una forma compressa di se stessa...
Ed effettivamente quando si ha a che fare con i compiti di italiano ci si trova di fronte ad espressioni gergali o a sigle come “xke”, proprio come negli sms!
Ma mi domando: se si usa nel parlato e nello scritto un lessico ristretto, come si fa a capire quando si ascolta una lezione o si legge un libro?
Se si dice di aprire un dizionario, uno di quei tomi voluminosi contenenti diversi lemmi, diligentemente spiegati, in ordine alfabetico, perché sgranare gli occhi? Il pensiero della maggior parte dei ragazzi va, probabilmente, a tutta la fatica che dovrebbero fare. La stessa cosa succede quando si va a scuola senza il vocabolario il giorno in cui è fissata una verifica di italiano. Il vocabolario? Ma pesa troppo e occupa tutto lo zaino! Quindi si lascia a casa.
Io credo che i giovani d’oggi siano dei grandi risparmiatori: risparmiano i vocaboli e pure le forze, evitando tutto ciò che costa fatica.
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