100 Mc e lode

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Se c’è qualcosa di peggio di lavorare in un fastfood è avere una laurea e un master e lavorare in un fastfood.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Per gente come Mario Rossi “diritto” è il contrario di “storto”. Il suo nome è il classico esempio di nome, viene citato di continuo nelle pubblicità e nei problemi di matematica di seconda elementare. Tuttavia, egli persiste, imperterrito, nel non sfiorare neanche di striscio l’ufficio dell’anagrafe (che peraltro si trova sotto casa sua) mantenendo intatto il suo banalissimo nominativo. Ma questa è un’altra storia. Mario Rossi ha ventiquattro anni. Laureato a ventidue in Giurisprudenza, quando ha ottenuto il Master per la Gestione delle risorse umane non credeva che queste sarebbero state dei panini. Difatti, disoccupato, si è trovato ad impilare hamburger per una famosa catena di quello che da molti viene chiamato cibo spazzatura.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Ketchup o maionese, questo è il dilemma di Mario Rossi. Il suo gioco preferito consiste nel nominare uno dei due, aggiungendoci con pedanteria l’interrogativo “giusto?”. Si vergogna parecchio. Se c’è qualcosa di peggio di lavorare in un fastfood è avere una laurea e un master e lavorare in un fastfood.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione
ma che razza di lavoro ho?
di razza
non mi troverò mai una ragazza
di sesso
né saprò mai spiegarle
di lingua
che prego ogni sera Dio
di religione
affinché io possa emergere in questo Paese
di opinioni politiche
non per quello che faccio
di condizioni sociali
ma per quello che sono
e personali.

La preghiera di Mario Rossi, chissà come, arrivò all’Orecchio del diretto interessato. Mario Rossi, più che vantare un master in Gestione delle risorse umane, divenne egli stesso una risorsa umana. E il suo nome, all’orecchio di alcuni, risultò originale, nuovo, dono.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.