23 maggio. Una giornata per ricordare

3

Vent’anni fa un attentato di stampo mafioso metteva in ginocchio lo Stato, eliminando uno dei più grandi uomini che la storia italiana possa vantare. Cinquantasette giorni dopo, in Via D’Amelio, perdeva la vita l’unico uomo che aveva avuto la forza di andare avanti nonostante ciò che era successo all’amico.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due eroi che hanno avuto il coraggio di combattere anche quando erano soli, abbandonati da uno Stato che avrebbe dovuto proteggerli, attaccati da un nemico invisibile che tesse le trame dei suoi intrighi come un enorme ragno. Tutt’altro che silenziosa, la mafia diventava sempre più potente e metteva le mani su tutto ciò che riusciva a raggiungere. Spalleggiata da complici e da coloro che non avevano la forza di denunciarla, mieteva vittime indisturbata e trasformava la Sicilia, in particolare Palermo, e tutto il Paese in un inferno.

“Il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare” diceva Borsellino, a cui Palermo non piaceva. Insieme a Falcone, Cassarà e Ayala decise di riscrivere la storia, di renderla migliore cancellando quei capitoli di orrore e di odio.
Falcone amava spesso riferire una frase di J.F.Kennedy: “un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.” Ma quanto è facile soccombere? Quanto è comodo rinunciare, scoraggiati da ostacoli insormontabili, senza possibilità di ottenere aiuto?

Morirono per amore. Amavano un paese abbattuto e indifeso, incapace di reagire per paura o forse per convenienza. Ma soprattutto amavano la verità e la giustizia, valori imprescindibili che purtroppo vengono spesso messi in secondo piano.

I nomi non si dimenticano. Tra Falcone e Borsellino ci sono un’infinità di nomi, di vite stroncate senza motivo, con l’unica colpa di aver combattuto per la verità o di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Peppino Impastato, Rocco Chinnici e tanti altri ancora. Libera ha stilato un elenco delle vittime innocenti che va dal 1893 ad oggi. Persone comuni che sono morte sul posto di lavoro o mentre tornavano a casa. Erano loro o i mafiosi a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato?

Mi viene in mente una leggenda ebraica. Racconta che in qualsiasi momento della storia dell’umanità ci sono sempre trentasei Giusti al mondo. Nessuno sa chi siano, nemmeno loro stessi, ma sanno riconoscere le sofferenze e se ne fanno carico, perché sono nati Giusti e non possono ammettere l’ingiustizia. E’ per amor loro che Dio non distrugge il mondo. Paolo e Giovanni erano due di loro.
Quello che noi possiamo fare oggi è ricordarli. Parlare di mafia nelle scuole, informarci, denunciare. Capire quanto la mafia abbia messo le radici nel nostro Paese e quanto sia vicina alla nostra quotidianità. Non dimentichiamo.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Ilaria T.

    Credere nella verità senza compromessi… una grande lezione di vita che SEMPREdobbiamo ricordare e ricordarci, soprattutto nella vita di tutti i giorni… 

  • Elisa Bonaventura

    Ricordo la prima volta che passai dalla strada che da Punta Raisi porta a Palermo. Avevo solo 12 anni, ma vedere l’enorme monumento che, accanto all’autostrada, commemorava Falcone mi fece venire la pelle d’oca. Ricordo perfettamente le mie sensazioni: rabbia per delle morti così assurde, indignazione per l’utilizzo indiscriminato della violenza e, soprattutto, una grande sete di giustizia. Fu allora, credo, che giurai a me stessa che avrei consacrato la mia vita a questo ideale: la giustizia. Spero solo di poterci riuscire. Grazie Giovanni!

  • domenico.cassese51

    Io ho visto da poco quei luoghi per la prima volta ed anche a me ha fatto lo stesso effetto. Un senso di rabbia misto ad orgoglio. L’orgoglio di percorrere strade vissute, fino alla fine, da Uomini veri, e la rabbia per una fine assurda. Il castello sul Monte Pellegrino, la casina sulla montagna a Capaci, via d’Amelio … sono immagini che faranno sempre parte di me. Così, ricordare questi Uomini mi aiuterà ogni giorno ad emulare una parte del loro immenso coraggio.