A Gomorra c’è solo il peccato

0

Sarebbe insensato cercare ancora qualche giusto che torni sulla buona strada. E allora, cosa manca a Gomorra? Mancano i poliziotti.

Permettetemi di essere schietto: ho un debole per il genere noir. Leggo noir, guardo noir, scrivo noir o almeno ci provo. Se esistesse una facoltà universitaria di studi noir, prenderei una seconda laurea lì, certo più noir di quella in Legge. Certe volte mi sento proprio come Daniel Auteuil ne L’ultima missione. Un tipo noir, insomma, per chi non l’avesse capito.

Se parlo della serie tv Gomorra, allora, ne parlo in modo sincero, senza pregiudizi né tantomeno odioso perbenismo. Perché Gomorra ha tutto quello che serve ai drogati di hard boiled: efferatezza, parolacce e ammazzatine varie. Se poi ci metti dentro pure il dialetto napoletano stretto (sottotitolato), i casermoni di Scampia, il taglio moicano di Genny Savastano, la tamarraggine del boss Conte e il glaciale savoir-faire di Ciro Di Marzio, hai fatto la fortuna di qualsiasi appassionato del genere. Altro che Squadra Antimafia e baggianate varie: questa è roba che va forte già in Italia, figuriamoci in America o in Inghilterra, dove gli italiani si distinguono in veri italiani, siciliani e napoletani.

Del resto, la mafia esiste (non solo a Napoli, a dire il vero) e fa spettacolo sin dai tempi dell’indimenticabile famigghia Corleone: certe occasioni non si possono certo rifiutare! E allora, giù con le mitragliate, gli sgozzamenti e le esecuzioni a bruciapelo: garantisce Roberto Saviano, la personalizzazione della legalità e della correttezza, uno che si esprime un po’ su tutto, dal sesso alla cannabis passando per le storielle di Forum. Uno che aveva già provato a tradurre il suo libro in arte cinematografica, con un film dallo stesso titolo: della serie ritenta, sarai più fortunato.

Come prodotto televisivo, Gomorra piace, e non solo per i soggetti: ottima sceneggiatura, intrecci interessanti, fotografia mozzafiato, ambientazioni vere e sanguigne. Un ottimo esperimento, insomma, pronto per essere esportato nel mondo con tutti gli stereotipi annessi e connessi sui terroni mafiosi e delinquenti (non importa se poi il maggior numero di Comuni sciolti per mafia si trovi in Lombardia: sono sempre i meridionali a portare la delinquenza da quelle parti).

Cosa manca, allora, a Gomorra? Sarebbe insensato, conoscendo i capitoli 18 e seguenti della Genesi, cercare ancora qualche giusto che torni sulla buona strada. Non esiste noir, tuttavia, senza un poliziotto: alcolista, sciupafemmine, immorale, scorretto, ma pur sempre poliziotto. Una figura che lasci intravedere una fioca luce in fondo al tunnel, che spieghi ai più giovani – pur con i suoi difetti – che esiste ancora giustizia in questo mondo di ladri e assassini; che la mafia non ha morale; che comandare non è figo, ma è più figo risolvere i problemi di una terra ferita; che a Spaccanapoli e dintorni non si uccide per necessità, ma per crudeltà.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.