A scuola non c’è mai tempo

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Che ne pensate?

Una ragazza ha letto in classe un articolo sul primo giorno di scuola che avrei voluto se fossi stato un alunno, apparso su un quotidiano all’inizio dell’anno scolastico e divenuto per molti ragazzi e professori un banco di discussione interessante. La classe di questa ragazza ha reagito con un entusiasmo che lei stessa non si aspettava. Hanno quindi deciso di fotocopiare l’articolo e metterlo nelle caselle dei professori, in trepidante attesa di una reazione. Avevano l’impressione di scatenare una rivoluzione pacifica, fatta di idee, che avrebbe aperto uno spazio, una speranza. Cosa è accaduto?

“Volevo raccontarti le reazioni (magari avessero reagito, in realtà) al tuo articolo. All’inizio avevamo scritto due righe spiegando che l’articolo aveva particolarmente colpito tutta la classe e che ci sarebbe piaciuto parlarne con loro… Ciò che ci ha colpito, in negativo, è che per la maggior parte non hanno reagito, o non hanno il tempo per reagire”.

Nessuna reazione: non c’è il tempo. Non c’è mai tempo per ascoltare la vita che chiede verità. Se protestano con violenza, se occupano, non c’è lo spazio: non si è nello stesso luogo. Se provano a ragionare con parole che hanno discusso e fatto proprie, non vengono ascoltati. Non c’è tempo. Tempo! Ecco ciò che serve ad educare: spazio e tempo. Spazio e tempo preso e dato a loro. É vero noi insegnanti abbiamo poco tempo tra programmi e interrogazioni, ma non possiamo ogni tanto fare qualcosa di straordinario, magari fuori orario? Trovare un po’ di tempo per ascoltare, soprattutto quando hanno qualcosa da proporre? Non avere tempo o non trovarlo è dire: non lo meriti. E fa tanto più male quanto più un ragazzo ha sperato di riceverlo.

Una professoressa dopo aver letto si è adirata, perché sosteneva che in quella scuola è già così e avrebbero dovuto buttar via quell’articolo dicendo “cose ovvie!”.

“Se da un lato mi ha fatto piacere sentire che fosse d’accordo, dall’altro ci ha lasciati a bocca aperta il dire che la nostra scuola è così. È una bugia e la mia classe lo sa bene. Eppure era come se non fosse arrivato il nostro messaggio. O come se non avesse voluto coglierlo”.

Un altro professore ha letto l’articolo e ha detto, scherzando e non, che lui è già meglio di così. Tutto si è fermato a quella battuta: “non siamo stati presi sul serio per più di quella battuta”.

Una professoressa ha chiesto perché avessero mandato l’articolo. “Noi le abbiamo risposto ed è subito partita a spiegare senza preoccuparsi della nostra esigenza di parlarne anche con lei, che è la nostra coordinatrice”.

“Qualcuno l’ha letto e non ci ha neanche detto di averlo fatto… Un mio compagno ha condiviso la sua delusione rispetto a questa non-reazione dei professori. Ci è parso che avessero paura di un rapporto con noi. E che questo fosse scongiurato dalla scusa del tempo. C’è poco tempo. C’è sempre poco tempo per parlare, poco tempo per lavorare, poco tempo per far ogni cosa. Eppure tante volte a scuola a me sembra di buttarlo via il tempo. Mi sembra che quel tempo lì potrei usarlo in milioni di altri modi che lo renderebbero più utile alla mia vita”.

Non c’è tempo, non c’è mai tempo. O c’è la paura, l’ironia, il programma…

La scuola è una relazione all’interno della quale si studiano delle materie per cercare la verità insieme. Ma se viene meno la verità, quell’insieme non esiste, è un semplice aggregato di persone costrette a stare nello stesso spazio. Se non c’è ricerca della verità, non c’è scuola, relazione, ci sono solo pratiche didattiche. Basterebbe registrare le lezioni e metterle sul web, con gran risparmio di energie di tutti…

Un giorno mi guarderò indietro e spero di non vedere uno stuolo di programmi finiti, a fronte di un tappeto di vite sfinite. Quelle dei ragazzi.

 

Articolo tratto da Profduepuntozero.it

 

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.