A servire lo Stato si impara in famiglia

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Venerdì 20 aprile 2013: Giorgio Napolitano viene eletto per la seconda volta presidente della Repubblica italiana.
Non è mai successo che un presidente uscente venga rieletto. Questo evento storico ha luogo al termine di quella che probabilmente verrà ricordata come una delle pagine politiche più indecorose degli ultimi anni: scontri, litigi, accuse, rigidità, egoismi “di partito” che hanno tenuto col fiato sospeso per diversi giorni milioni di italiani, già stanchi dello spettacolo indecente che è seguito alle elezioni politiche del febbraio scorso e che fino a poche ore fa non ci aveva dato ancora un governo.
Sin dal momento in cui il capo dello Stato dà la sua disponibilità ad essere rieletto, le attestazioni di stima nei suoi confronti non si fanno attendere: quasi tutte le parti politiche apprezzano il gesto di Napolitano, probabilmente l’unico modo per sbloccare una situazione che è in stallo da troppo tempo. L’unica maniera per tornare a dare speranza a milioni di italiani che da troppo tempo non credono più alla politica.
Fin qui la cronaca.

Ma che cosa ha fatto Giorgio Napolitano per ritrovarsi improvvisamente al centro di una valanga di elogi che gli sono piovuti addosso da più parti? Che cosa ha fatto di così straordinario? Ha mostrato senso dello Stato. Ha dimostrato con i fatti ciò che oggi sembra essere diventata una chimera: la politica è servizio, e lo Stato – che è l’insieme di tutti i cittadini italiani – va servito in maniera esemplare. Questa dovrebbe essere la missione dei politici.
Napolitano ha fatto quello che, in fondo, chiunque al suo posto e in questa situazione di stallo avrebbe dovuto fare: servire lo Stato. Eppure molti di noi sono rimasti meravigliati dal suo gesto. Perché?
Per carità, farsi rieleggere alla non tenera età di ottantotto anni conferisce a questa azione un valore quasi eroico. Ciò non toglie che la grande approvazione popolare del gesto di Napolitano mi è sembrata eccessiva. Ci siamo meravigliati tanto perché, forse, quello che dovrebbe essere normale non ci sembra più tale.
Abbiamo dimenticato che l’idea di una politica al servizio dello Stato dovrebbe essere la norma e non qualcosa di straordinario. La classe politica attuale ci ha abituati ad una visione dell’impegno politico mirato più all’accaparramento di posti di potere che al servizio della società.

È troppo facile però dare la colpa ai politici. A parte il fatto che non è sempre vero, ciò dimostrerebbe una visione della vita decisamente semplicistica. Tutti noi vorremmo che i politici avessero un comportamento integerrimo ma a volte dimentichiamo troppo facilmente che i politici onesti sono innanzitutto cittadini onesti, a prescindere dal loro impegno sociale. Per servire lo Stato bisogna allora partire da lontano, da molto lontano: è difficile avere da adulti un atteggiamento di servizio se non lo si è acquisito sin da bambini.
Per questo, il servizio allo Stato si impara in famiglia.
È la famiglia il luogo in cui diventiamo capaci di amare e non perché qualcuno ce lo spiega ma perché veniamo amati incondizionatamente. Ed è la famiglia che ci trasmette il valore del servizio, perchè lo vediamo incarnato soprattutto nei nostri genitori.
A servire lo Stato si impara guardando un papà che torna da lavoro e si mette a disposizione della moglie e dei figli o guardando una mamma che ogni giorno, puntualmente e con amore, fa trovare la casa pulita e il cibo pronto.
A servire lo Stato si impara da piccoli: rifacendosi il letto, apparecchiando o sparecchiando la tavola, andando a gettare la spazzatura o a comprare il pane, con la consapevolezza di contribuire a portare avanti con i propri piccoli gesti una causa più grande, quella di tutta la famiglia.
A servire lo Stato si impara se, fin da giovani, ci sentiamo come un tassello di un mosaico più grande.

Dal modo in cui oggi una mamma e un papà vivono l’avventura familiare con spirito di servizio reciproco e insegnando ai figli a fare altrettanto, dipende probabilmente che domani ci siano politici bravi. Politici capaci di vedere nello Stato cittadini da servire e non risorse da sfruttare.
Ancora una volta il futuro dell’uomo si gioca in famiglia. E oggi si stanno formando i politici di domani. Ci avete mai pensato?

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.