A un anno da “petaloso”: intervista alla maestra che chiamò la Crusca

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Margherita Aurora è la maestra di quel Matteo che lo scorso anno coniò petaloso, la parola-non-parola che ha fatto dibattere l’Italia e non solo.

Si chiama Margherita ed anche il suo nome è petaloso. Nelle  immagini del profilo ha sempre colori diversi di capelli, degli occhi vispi che ho già visto da qualche parte. Ma sì: era lo sguardo di Jack Black quando in School of Rock sfiorava l’idea di una scuola alternativa, creativa. “Ho 43 anni… dentro vado per i dieci”.
Margherita Aurora è la maestra di quel Matteo che lo scorso anno coniò petaloso, la parola-non-parola che ha fatto dibattere l’Italia e non solo.

 

Risultati immagini per petalosoCiao Margherita! Ma come sta Matteo? Com’è iniziata per lui ed i suoi compagni la quarta elementare, considerato il carico di fama internazionale accumulato lo scorso anno?

Abbiamo cercato di essere il più sereni possibile. In effetti, al di là di tutto, la confusione è durata tre giorni e poi la nostra vita scolastica è proseguita nella più assoluta normalità. Solo il programma di italiano ha preso una svolta inaspettata, perché con l’invito alla Crusca abbiamo lavorato tantissimo per arrivare preparati all’appuntamento. Abbiamo studiato molto e realizzato diversi prodotti cartacei, reali e multimediali che si sono rivelati un’esperienza esaltante. Il mio dispiacere più grosso è che il percorso didattico che abbiamo messo in atto non sia stato considerato proprio, mentre a mio avviso avrebbe meritato maggiore attenzione.

 

In cosa differiva rispetto a quelli ministeriali?

Si trattava di un vero compito di realtà. Abbiamo preso diverse informazioni dal sito dell’Accademia e le abbiamo condensate in una guida. Ogni alunno ne aveva una copia. Poi abbiamo realizzato una versione digitale, la cui stampa abbiamo consegnato al dott. Marazzini, presidente della Crusca.

Inoltre abbiamo realizzato materialmente una pala. Come forse sai ogni accademico ne ha una, abbiamo deciso di realizzarla seguendo i canoni classici. Quindi abbiamo scelto il disegno dopo molti studi con l’apporto personale di tutti e poi il motto, un verso dell’Ariosto, per dare valenza territoriale al tutto.

 

Quando siamo stati a Firenze in gita (un’uscita non usuale per bambini così piccoli, solo otto anni) l’abbiamo donata all’Accademia. Ora è esposta là. Credo sia stata la più grande soddisfazione possibile a livello professionale. Tra l’altro abbiamo ricevuto i complimenti del Presidente, perché abbiamo contribuito a far conoscere l’Accademia al grande pubblico, cosa non da poco.

La pala


In tanti, quando dilagò l’hashtag #petaloso, dissero che se i loro errori grammaticali di infanzia fossero diventati parole italiane il dizionario sarebbe stato ancor più enorme. Qual è la differenza tra uno sbaglio e una novità?

Petaloso non è uno sbaglio! Dal punto di vista formale si tratta di un termine verosimile, perché Matteo ha aggiunto il suffisso OSO ad un nome, come accade tante volte in italiano. Stavamo proprio studiando gli aggettivi, per cui il bambino ha applicato una regola, nulla più. Ha operato una ipergeneralizzazione, supponendo che esistesse. Per dire, io ho spesso i capelli arruffati e la scorsa settimana un alunno mi ha detto “Maestra, hai una bella spettinatura!”. Anche qui niente errore, il bambino ha inserito la S disgiuntiva, per cui ci sta.

La questione, credo, sta nel fatto di aver dato risposta ad una domanda. A Matteo ho detto che la parola non esisteva, non era nel dizionario. Lui ha chiesto quale fosse il percorso che fanno le parole per entrarvi ed io ho proposto di scrivere alla Crusca per saperlo.

Infatti ho segnato sul quaderno “Errore bello”, perché di quello si trattava.

La Gazzetta di Petaloso

 

Credi che ci siamo persi un po’ di ricchezza linguistica per colpa di maestre che non hanno saputo valorizzare i loro alunni? O ci sono parole che devono venire dall’alto di una carriera?

Il solo modo per le parole di esistere è essere utilizzate, quante ne entrano e quante ne escono dai dizionari ogni anno? Se una parola aiuta ad esprimere un concetto allora serve! E non vuol dire nulla la questione se la parola sia “bella” o “brutta”, ma se sia utile a descrivere qualcosa. Apericena non è bella, ma descrive un certo modo di fare aperitivo, quindi sarà utilizzata da tanti e, con buona pace dei puristi, entrerà nel dizionario, tutto qui. Il problema semmai è l’impoverimento lessicale, meno parole si conoscono e meno i nostri pensieri sono chiari, perché con più termini ci si esprime meglio.

 

La neolingua di Orwell! Crede che quest’utopia sia già pienamente realizzata oggi?

Oddio, mi auguro di no, perché il fine della neolingua era azzerare il pensiero critico! Anche se leggendo sul web o seguendo le TV mainstream il rischio appare molto reale, conosciamo poco del mondo che circonda e quel poco non abbiamo le parole per esprimerlo, per cui il dissenso passa solo attraverso l’aggressività lessicale e comportamentale, come chiaramente si vede in giro. Per dire, io abito a 30 km da Gorino, salita alle cronache per la questione delle barricate anti migranti, ebbene, il tasso di scolarizzazione di quella zona è bassissimo, per cui poveretti si son fatti strumentalizzare da dei delinquenti! Se avessero avuto gli strumenti forse non sarebbe successo…

 

Risultati immagini per petaloso

Tornando a Matteo: l'”errore bello” di un bambino di otto anni ha attirato l’attenzione prima dell’Accademia della Crusca, poi dei social, del sindaco, della Ministra dell’istruzione, del presidente del Consiglio, di famose marche, case discografiche, manifestazioni… Il comune di Riva Ligure ha persino offerto al piccolo Matteo la cittadinanza onoraria… Questo pubblico interesse ti entusiasma o ti dà il sospetto che dietro al fenomeno di petaloso molti nascondano i propri interessi?

Beh, qualcuno che ha voluto guadagnarci ci sarà anche stato, ma sono per cogliere il bello delle cose, per cui il problema non riguarda me o il bambino, che abbiamo agito in modo spontaneo e pulito. Abbiamo comunque limitato i danni rifiutando gli interventi TV che ci erano stati proposti.

 

Dal segno rosso sul quaderno di Matteo sono comunque nate iniziative di finanziamento alla scuola elementare di Copparo e alle strutture pubbliche dedicate ai bambini. Cosa sta crescendo attorno a voi?

Purtroppo nulla, non abbiamo raccolto alcun fondo. La speranza del papà di Matteo era che la rilevanza della cosa portasse qualche beneficio alla comunità, ma così non è stato, forse il fenomeno è stato troppo labile.

Stay hungry, stay petalous

In tutta onestà, hai mai usato la parola petaloso in un discorso che non riguardasse Matteo?

Per descrivere abiti a fiori, giardini in primavera, anche uno stato d’animo positivo… sì, l’ho usata, perché appunto dall’utilizzo nasce la parola e mi piace pensare, usandola, di aiutarla ad entrare nel dizionario, prima o poi…

E se toccasse a te, quale parola inventeresti?

Per scherzo lo faccio con alcune amiche. Sul serio! La mia ultima creazione riguarda una cosa specifica, l’amore per le punte ben fatte delle matite e dei pastelli… ho coniato “cuspidofilia“; carina, no? Il bello è che con la lingua si può e si deve giocare, anche sovvertendone le regole, come mi ha insegnato il grandissimo Rodari, mio faro pedagogico.

 

Cosa consigli ai nostri lettori studenti?

Il consiglio è quello di leggere! Leggere tanto, leggere di tutto, non si sa mai quando una lettura potrà anche servire nel reale, ma per mantenere la curiosità per il nuovo la lettura resta lo strumento migliore.

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.