Abruzzo, uno sguardo da vicino

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Tanti visini allegri, ma con una scia di dolore nascosta, giocano tra le tendopoli dei dintorni dell’Aquila.  Hanno tutti dai 7 ai 13 anni e la loro vitalità ed allegria non è mai crollata…! Un grande tendone beige è la loro scuola ed il loro parco giochi; talvolta è affiancato da un campetto di calcio o di volley, tutto a misura di bimbo.
Un triciclo diventa una potente moto da corsa, le costruzioni sono i mattoni che realmente servirebbero (la consapevolezza c’è!), le due reti da pallone sono il loro San Siro… così si divertono i bambini d’Abruzzo da quando, quel fatidico 6 aprile, qualcosa ha scosso le loro vite innocenti.

La protezione civile ha costituito campi formati da tendoni azzurri, per le famiglie; grossi tendoni beige ospitano le infrastrutture pubbliche: ambulatori, scuole, ma talvolta anche cucine, magazzini, cappelle…

Poi un tendone militare, nel quale si stabilisce l’ufficio della protezione civile, è una sorta di minimarket; la P.C.I.  garantisce la presenza di beni di prima necessità: saponi, rasoi da barba, spazzolini da denti, medicinali elementari… Nelle cucine si trovano, di solito, le donne della P.C.I. che, aiutate da boy scout, volontari o persone del campo stesso, cercano di cucinare in pentoloni enormi dai 150 ai 3000 pasti al giorno (a seconda della grandezza del campo).

Sono sempre più numerosi i gruppi di giovani che si recano in quei luoghi per dare il loro supporto,  anche solo una settimana del loro tempo. Per la popolazione dell’Aquila, un minuto è prezioso.

C’è chi aiuta in cucina, chi nei lavori pesanti, i più si divertono ad organizzare giochi di società, cacce al tesoro, tornando anche loro bambini per un attimo… altri assistono gli anziani, suonano, cantano, ballano, organizzano tornei di carte, in cambio di uno stanco sorriso, che vale più di mille applausi.
Chi potrà mai dimenticare i disegni di Leonardo, le corse in “moto” di Emanuele, le sparatorie di Alessandro, i pettegolezzi innocenti di Vanessa… oppure le dimenticanze di Elena, la loquacità del novantenne parroco di Onna, la timida cantilena di Ettore, ex contadino a cui piacerebbe tanto visitare Roma …

Al termine di queste esperienze di volontariato si resta molto pensierosi, si riflette… Dopo aver donato un po’ di tempo all’Abruzzo, alle persone dell’Abruzzo, esse ricambiano insegnando molto, ti lasciano qualcosa dentro, qualcosa che non si dimentica facilmente.