Addio, Madiba

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In quella stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro, fratello di Fidel, c’è tanto di Madiba: un uomo che ha portato la pace nella sua terra.

Un uomo che ha resistito con semplicità al disprezzo, alla persecuzione, all’incomprensione, ai ventisette anni passati in carcere, guidando la rivolta con il braccio (anche armato, eppure mai scorretto) e con la mente.

Un uomo che non era un santo e neanche un profeta, con tutte le sue debolezze e contraddizioni, ma che portava con sé la consapevolezza di combattere per una causa giusta.

Un uomo che ha permesso al suo nuovo Sudafrica  di fondarsi sull’armonia e sul perdono piuttosto che sull’odio o sulla vendetta. Le commissioni di riconciliazione nazionale, da lui fortemente volute, hanno permesso di ricomporre i pezzi di una nazione ferita, di dare un’identità a chi era diventato solo uno scarto nelle fosse comuni; hanno permesso ai carnefici di spiegare, di chiedere perdono o di persistere nella propria irrazionale cattiveria, di incontrare i volti feriti di chi ha perso fratelli, genitori, amori e amici a causa dell’odio razziale.

Un uomo che si è proposto, senza manie di onnipotenza, come modello per i giovani e per gli adulti, di oggi e di ieri. Modello di perseveranza, di disponibilità, di incrollabile fiducia in ciò che di buono ed eterno può produrre l’umanità.

Un uomo che con un sorriso sincero e mai prepotente ha motivato, incoraggiato e ascoltato tutti, senza differenze.

Un uomo che ha creduto nello sport come strumento di pace, di benessere, di concordia, guidando la nazionale di rugby alla vittoria del mondiale: per la prima volta una squadra di bianchi e di neri, che hanno giocato e vinto insieme davanti a spettatori bianchi e spettatori neri. Insieme in campo, sugli spalti e, finalmente, nella vita.

Un uomo che era un gigante, ma pur sempre un uomo.

Ci dimentichiamo spesso che non siamo chiamati a combattere per la gloria o per vedere incisi i nostri nomi nella Storia. Non siamo chiamati a combattere per essere giganti, ma semplicemente per essere donne e uomini autentici.

Come Nelson Mandela, Tata Madiba, amico della pace.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.