Adele: ridere per non piangere

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Il culto di Gianni Morandi ormai è roba vecchia: ci sono nuovi tormentoni da tormentare.

Il culto di Gianni Morandi ormai è roba vecchia: ci sono nuovi tormentoni da tormentare.
L’ultimo album di Adele, 25, è uscito il 20 novembre come talvolta escono i nembo-cumuli ed è piovuto addosso a chiunque ne venisse lontanamente a conoscenza in uno scoppio mediatico di tristezza e d’ironia.

Il video del singolo Hello parla per l’intero album: atmosfera color seppia, boschi ventosi, pioggia, lacrime, cornette abbandonate in cabine telefoniche deserte. La malinconia post cuore infranto pare essere il filo conduttore dell’intera discografia della cantante inglese, che per la terza volta chiama il suo disco brevemente, con un numero, riferendosi alla stagione della sua vita che vuole ritrarre. Dopo i 19 e i 21 anni, i 25: questa volta non li descrive nostalgicamente al passato, perché l’età coincide con quella della prima produzione del cd, nel 2013.

« Il mio ultimo disco parlava di una separazione, quindi se dovessi etichettare questo, lo definirei di recupero. Recuperare me stessa. Recuperare il tempo perduto. Compiere 25 anni è stato un punto di svolta. Mi spiace avervi fatto aspettare così tanto. »
Con tali premesse e dopo un’attesa di quattro anni dal lontano 2011 di 21, ci si aspettava una mazurca, un concerto di tamburi. E invece.

“Ti ascolto mentre studio e d’improvviso mi mancano anche gli esami che ho già dato”
“Ho messo un tuo cd mentre stavo cucinando. Mi si sono messe a piangere le cipolle”
“Mi sono fidanzato giusto per poi lasciarmi e poter ascoltare le tue canzoni”

La comicità del web fa da ombrello impermeabile ai mesti sospiri che, dalla soave voce di Adele, s’insinuino contagiosi nella vita del singolo, cosicché questi non rimpianga, fissando un finestrino bagnato, le mille vite che non ha vissuto. Il dolore è, così, stereotipato in una tristezza da divano che si combatte tra cioccolata e fazzoletti; una noia mortale che si elude ridendo.

“Ridiamo per non piangere”, si dice, ma c’è davvero ancora chi piange per una canzone? La musica ha, però, una sua responsabilità psicologica, regala sensazioni umidicce che ti mettono sottosopra in un attimo…

Neanche il tempo di entrare in auto e già Adele saluta dalla radio. Non si può iniziare una giornata così, che depressione. Si trovi un fidanzato, pure lei. Ah, già ce l’ha? Hanno un figlio? E allora che c’è da frignare? Santo cielo, che barba. Meglio spegnere, sì. E’ che il tragitto a radio spenta s’allunga almeno di tre chilometri, o almeno così pare. Facciamoci un giro delle stazioni, piuttosto. Guarda uno che deve fare per mettersi da parte un po’ di buonumore. Oh, ecco un giornale radio: sentiamo che dicono. Ancora guerra? Ma basta! Che tristezza oggi.

E nel nostro mondo-teatrino c’è il terrorista che esplode, Adele che canta, il clima allo sfascio, Adele che canta, il giubileo a rischio, Adele che canta, i raid sulla Siria, Adele che canta, la petroliera infuocata sul Caspio, Adele che canta.
Insomma, non se ne può più! Adele, per favore, smettila di cantare!

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.