Adesso l’incubo diventa salvezza

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Tra le strade di campagna del Mississippi, che pervadono i fitti boschi come vene argentate, un’auto sfreccia diretta ad una piccola clinica di campagna. Al suo interno una donna stringe i denti, il suo volto è piegato in una smorfia di dolore. Tuttavia deve resistere, se vuole che la sua bambina nasca in ospedale. Mancano ancora alcune settimane al compimento dei nove mesi, ma una volta giunta in clinica il verdetto sarà unanime: la piccola deve nascere, o rischia di non sopravvivere. Mentre la neonata viene alla luce, i medici scoprono una cosa che li fa rabbrividire. La donna non ha mai eseguito una visita durante la gravidanza, mai un esame. Così viene effettuato un prelievo di sangue dalla madre, ma i risultati sono nefasti. Il virus Hiv scorre nelle sue vene, e anche in quelle della bambina che non ha ancora un nome. Ma non c’è tempo per dargliene uno: Pammy, chiamiamola così per comodità, viene trasportata d’urgenza a Oxford, sede della più importante clinica universitaria dello stato.

Appena viene informata delle condizioni della neonata, la pediatra Hannah Gay non perde tempo. Dopo appena trenta ore di vita, Pammy si ritrova circondata da ombre bianche che si chinano su di lei, luci fosche e mani fredde che la portano da un luogo all’altro. Il loro odore è sconosciuto, sgradevole, l’opposto di quello caldo e rassicurante della madre. Non può sapere che quelle ombre bianche sono i suoi angeli, che cercano in tutti i modi di salvarle la vita dall’inesorabile incubo dell’Aids: un parassita che attacca le difese del corpo, le distrugge e permette anche ad un’influenza di ucciderti. I risultati delle analisi tardano ad arrivare, così la dottoressa Gay dispone di effettuare la somministrazione di tre farmaci diversi alla bambina; ma gli altri medici storcono il naso. Lei insiste, e gli altri acconsentono. Nella stanza in cui si trova l’equipe lo stereo è acceso. Mentre le sostanze prescritte dalla Gay si diffondono nel piccolo organismo di Pammy, la voce di Freddie Mercury si chiede Who Wants To Live Forever? Chi vuol vivere per sempre?

Gli interrogativi si affollano anche nelle menti dei medici: Pammy potrà avere una vita normale? Forse anche a lei – come a Freddie – è stata donata una voce celestiale. Ma sarà sconfitta, come lui, da quella malattia subdola che divora dall’interno? La dottoressa Gay cerca di non distrarsi dal momento, ma non può ignorare la risposta a quell’ultima domanda, che giunge dalla misteriosa parte della mente – o del cuore – in cui nascono i presentimenti. No. Non lo sarà. Cerca di ripetersi che è solo il suo cervello che cerca di dare corpo ad un’irrazionale speranza, di non illudersi, perché ne rimarrà ferita. Del resto, ad oggi nessuno è mai guarito dall’Aids. Invece, dopo un mese e mezzo di cure, del virus Hiv non è rimasta traccia nel sangue di Pammy, che nel frattempo è cresciuta e ha acquistato peso. Passa altro tempo, ma cresce la preoccupazione dei dottori. La madre non si è più ripresentata in clinica per i controlli.

Si rifà viva dopo ben cinque mesi, annunciando agli attoniti medici di aver interrotto la cura di Pammy. Loro si aspettano di trovare nuovamente il virus nel sangue della bambina, ma un miracolo si avvera di fronte ai loro occhi. Nessuna traccia. Pammy è salva. La dottoressa Gay contatta dei ricercatori, e trova la causa della guarigione: si scopre che è possibile sconfiggere l’Hiv, se trattato nelle prime ore di vita dell’individuo.

Oggi nel mondo vivono circa trentaquattro milioni di malati di Aids. La scoperta di Pammy dona speranza a tutte le madri affette dal virus Hiv, che sono costrette oggi a dover pagare il pegno di una malattia così terribile per dare al mondo una nuova vita. Forse Pammy avrà davvero una voce angelica, ma di sicuro l’Hiv per lei sarà solo un fantasma dissolto nella nebbia. Si dice che la memoria non si sviluppi dai neonati, ma chissà se un giorno, ascoltando Freddie Mercury ricorderà nei recessi della sua mente le ombre bianche degli angeli che salvarono la sua vita. Ad oggi, solo una cosa è certa: Adesso l’Incubo Diventa Salvezza.

Cresciuto a pane, Rowling e Topolino, grazie ai libri di Beppe Severgnini ho scoperto la mia grande passione, il giornalismo. Trascorsi nove duri mesi di scuola alle prese con Euripide e Cicerone, durante l'estate collaboro con diverse testate e scrivo racconti. Amo i libri di Stephen King, la saga di Rocky e soprattutto il rock. I miei sogni? Non hanno limiti. Se è vero che, come cantano gli Europe, siamo tutti prigionieri in Paradiso, allora sognare è il modo per liberarci. Che stiamo aspettando? C'è tutto il Paradiso che ci attende! Cell.: 3317181577 Città: Caltagirone (CT) Blog: prigionierinparadiso.blogspot.it

  • Matteo Falcone

    Bisogna continuare a sperare e a lottare affinché si trovino rimedi per debellare molte malattie come l’AIDS!