Adozioni gay, ottime ragioni cercasi

23

Tutti possono essere buoni genitori, se due persone si amano che male c’è, l’amore è amore, spesso è proprio nelle cosiddette famiglie tradizionali che si verificano le peggiori nefandezze: grazie, ma le banalità pro-adozioni gay, ossia l’assegnazione di uno o più bambini ad una famiglia omoparentale, le abbiamo già presenti. Ciò che non è per nulla chiaro, invece, è per quale ragione dovrebbero essere legittime e magari sostenute queste adozioni.

Infatti, nessuno dei 59 studi che l’American Psychological Association ha raccolto per sdoganare le famiglie gay effettua «una comparazione tra un vasto, casuale e rappresentativo campione di genitori gay o lesbiche insieme ai loro figli con un campione vasto, casuale e rappresentativo di genitori sposati con i loro figli» (Cfr. «Social Science Research» 2012, 41 (4): 735–751). Tradotto: ricerche che dimostrino che crescere con due mamme o due papà non comporti rischi importanti – a meno che per ricerche non si considerino analisi svolte su campioni ridicoli e senza adeguate comparazioni –  non ce ne sono.

Mentre c’è, ed è innegabile, un’evidenza: assegnare un minore a due mamme o due papà significa de facto metterlo in condizione di crescere con addosso un interrogativo, in ogni caso, pesante come un macigno: che cos’è una mamma/ che cos’è un papà? E’ giusto? Quale buona ragione può giustificare una privazione – questo è il punto – determinata non già dal corso degli eventi ma da una precisa scelta istituzionale? Un conto, infatti, è un genitore defunto o scomparso o fuggito, e un altro è un genitore che qualcuno – un tribunale, un Parlamento, uno Stato – ti ha impedito di avere affidandoti a due mamme o due papà. La differenza è totale.

Dunque la domanda è: per quale buona, anzi ottima ragione, vista la posta in gioco (l’educazione e la crescita di un bambino, scusate se è poco), dovrebbero essere legittimate le adozioni gay, quando fra l’altro ci sono tante, tantissime famiglie composte da un padre ed una madre che vorrebbero adottare, non fosse per una burocrazia indecente?  Per quale buona, anzi ottima ragione noi cittadini dovremmo avere il diritto di prendere un minore e dirgli: «Pensaci bene: puoi crescere senza papà o senza mamma. Scegli tu». Oppure, peggio ancora, scegliere noi al posto suo quale assenza sia migliore.

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.

  • Federicaa

    Articolo succosissimo!
    Ti dirò quello che penso. Innanzitutto credo che un adulto non possa assolutamente ritenere di avere il diritto di decidere su un bambino. Mi rendo conto che detta così la frase risulta perentoria e anche parecchio campata per aria, quindi cerco di spiegarmi meglio. Un adulto viene considerato tale perchè ha vissuto e ha quindi una certa esperienza nel mondo. Ha avuto la possibilità di confrontarsi con opinioni e stili di vita diversi dai suoi e ha imparato (o almeno si spera) che “diverso” non è sinonimo di “sbagliato”. Un bambino questo non lo capisce di certo. Nell’infanzia si ha necessariamente bisogno di sentirsi simili agli altri e come si fa a spiegare a un bambino che anche se i suoi genitori sono dello stesso sesso si amano ugualmente e che non deve sentirsi diverso dagli altri? Come evitare che venga deriso dagli amici? Molto spesso i bambini ripetono ciò che sentono dai genitori e tuttora parole come gay e lesbica vengono spesso usate per offendere. Non metto in dubbio che una coppia omosessuale abbia diritto a poter prendersi cura di un bambino. Ma, ripeto, come si fa a spiegarlo a un bambino?

    • Saveriosgroi

      “Non metto in dubbio che una coppia omosessuale abbia diritto a poter prendersi cura di un bambino”.
      Riprendendo il titolo dell’articolo, mi piacerebbe sapere sulla base di quali “ottime ragioni” scrivi questo?

      • Federicaa

        Non ho mai detto di avere ottime ragioni.
        Però magari un bambino starebbe meglio con una coppia gay che si ama davvero piuttosto che con una coppia etero che si mette corna e stracorna, si trova altri compagni e chiede il divorzio. Certo, puoi dirmi che non è la stessa cosa ma un danno psicologico c’è lo stesso. Ripeto, ragiono con la mente di una sedicenne, non con quella di un bambino. E non mi sento di puntare il dito contro nessuno.

        • Saveriosgroi

          Sono entrambe situazioni problematiche. Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno, ma di difendere i bambini da quello che puó far loro male. È indubbio che se papà e mamma litigano il figlio soffre. Ma risolvere un male con un altro male puó essere una soluzione valida?
          A parte il fatto che chi sostiene l’adozione da parte dei gay la reclama per ogni situazione, non certo per difendere i bimbi da genitori etero cattivi o irresponsabili. E neanche per salvarli dagli orfanotrofi.

          • Beh, se posso permettermi, gli omosessuali non la “reclamano per ogni situazione”, la situazione è solo una: quella di voler donare, amare, guidare nella vita, un bambino; ma non per un capriccio personale, ma per l’istinto umano (o almeno di molti umani) di voler donare quello che hai agli altri, di voler trasmettere l’amore che hai a qualcuno che ne ha bisogno. gli omosessuali non vogliono un bambino per giocattolo, ma nemmeno lo vogliono solo per difenderlo da genitori “cattivi” o orfanotrofi, ma semplicemente hanno lo stesso desiderio che porta gli eterosessuali ad avere/adottare un bambino.
            Inoltre “difendere i bambini da quello che puó far loro male” quello che fa del male ai bambini non è vivere con due mamme o due papà, ma il pensiero delle altre persone che lo vedono come diverso, o come figlio di malati o di contronatura o qualunque termine omofobo si voglia utilizzare, o che lo vedono come qualcuno a cui manca qualcosa. I bambini non crescono con il concetto di madre e padre quindi non ne sentiranno la mancanza, il concetto che sentono fin da piccoli fondamentale è quello di persone che li amino.
            Non ci sono “ottime ragioni” scientifiche che possano sostenere i matrimoni omosessuali, ma nemmeno che li possano confutare, in quanto una cosa come l’amore (l’amore tra due persone e l’amore che danno al figlio e l’amore di cui il figlio ha bisogno) non può essere analizzata scientificamente, inoltre ciò di cosa a “bisogno” un bambino è stabilito solo secondo certi criteri che non sono sicuri, non sono inconfutabili, non sono fondamentali.

          • Saveriosgroi

            Certo che puoi permetterti, Sara: ci mancherebbe!
            Ho letto quello che hai scritto e mi pare che tu evidenzi molto bene il punto di vista degli omosessuali che, in quanto persone con la stessa dignità di tutte le altre, hanno il diritto di amare e di sentirsi amate.
            Il punto è un altro. Basta questo per giustificare una “normalizzazione” di un rapporto che equipari la loro unione alla famiglia? Secondo me no. Per tanti motivi che non posso stare qui a elencare e che, se vuoi, trovi descritti nei vari articoli del nostro speciale su questo argomento.
            E ancora più importante. Basta il desiderio di amare per togliere ai bambini il sacrosanto diritto di crescere con una mamma ed un papà?
            Io non so sulla base di quali argomentazioni tu scriva che i bambini non crescono con il concetto di madre e padre quindi non ne sentiranno la mancanza.
            Ma devo dirti che dal punto di vista pedagogico si tratta di un grosso errore.
            E’ vero quello che scrivi: i bambini cercano persone che li amino: fratelli, sorelle, cugini, zii, nonni, amici. Ma il rapporto che hanno con papà e mamma è unico e insostituibile. Pensa solo al rapporto che tu hai avuto con tuo padre e con tua madre (perdonami se faccio questo esempio).
            Per questo io non penso che sia indifferente che abbiano o meno un papà e una mamma. Ci hai fatto caso che le prime parole che un bambino dice sono “mamma” e poi “papà”? Ti sei mai accorta di come sia diverso il modo con cui un bambino cerca il papà rispetto alla mamma?
            E questo te lo dico non perchè queste cose le studio (e le studio da anni) o perchè lo vedo in mio nipote di due anni, che non smetto di osservare da quando è nato: mi adora ma suo padre è suo padre. E io in confronto a lui sparisco.
            Te lo dico soprattutto perchè provo a ragionare anche con la testa e non solo col cuore.

  • Guest

    “Non metto in dubbio che una coppia omosessuale abbia diritto a poter prendersi cura di un bambino”.
    Riprendendo il titolo dell’articolo, mi piacerebbe sapere sulla base di quali “ottime ragioni” scrivi questo?

  • Re Settimo

    “…crescere con addosso un interrogativo pesante come un macigno: che cos’è una mamma/ che cos’è un papà?”
    Un orfano si fa questa domanda. Chissà se preferirebbe continuare a interrogarsi in un istituto, o in una casa con due genitori…

    • Saveriosgroi

      Un bambino non ha la capacità di comprendere cosa è bene per lui. Dovrebbero essere gli adulti ad occuparsi del suo bene. Come si fa a giocare con la vita di un bambino? Un orfano comprende prima o poi che la natura gli ha tolto la possibilità di crescere con uno dei due genitori. Probabilmente si porterà per tutta la vita gli effetti di questa mancanza.
      Ma non si puó fare un paragone tra le due situazioni. Questo paragone reggerebbe se parlassimo di adozione da parte di un single.
      Ma qui siamo davanti ad una situazione che rischia di essere devastante dal punto di vista psicologico. Chi può dire con certezza che un bambino che cresce con due mamme o con due papà non abbia seri disturbi di personalità quando sarà più grande? E se non abbiamo questa certezza come possiamo permetterci di rischiare di bruciare una vita umana? Solo per provare? Solo per soddisfare le voglie di due omosessuali?

  • Marina Persico

    Buon giorno a tutti i cogitanti…belll’articolo!
    Da anni cerco delle ottime ragioni per il problema sopra indicato, e al momento non ne ho trovata una, mi sa che non esistano ottime ragioni nè buone ragioni. Non sono un medico, nè filosofa nè sociologa, sono semplicemnte un donna che vive nel mio paese in mezzo a tanta gente e sempre di più in mezzo a gente omosessuale. Se qualcuno vorrà tacciarmi per omofoba per quello che sto per dire faccia pure, non sarebbe nè la prima nè l’ultima.
    Dunque, avendo avuto molti contatti per diverse occasioni con omosessuali, mi sono resa conto che purtroppo, mi dispiace per loro, mi sono accorta che soffrono già loro di problemi psicologici molto gravi, ma purtroppo data la cultura di oggi e dato che la società e per primi i soggetti stessi rifiutano di ammetterlo, ovviamente evitano qualsiasi tipo di cura. Dunque aggiungo un’ulteriore domanda: affidereste un bambino a due adulti con problemi psicologici? Premettendo che una coppia di eterosessuali per poter adottare un bambino vengono sottoposti non soltanto ad analisi economiche ma anche mediche specialistiche.
    In quanto zia di ben nove bambini al solo pensiero che potrebbero essere adottati, o affidati ad una coppia di omosessuali, beh ragazzi mi vengono i brividi. Non ce l’ho con gli omosessuali sono persone molto buone e molto sensibili, ma se c’è una cosa che ho notato spesso è che sono persone che purtroppo risultano essere incapaci effettivamente di donare amore vero, puro e limpido. Per carità ache molti etero lo sono, ma hanno la capacità più degli altri di donarsi agli altri se solo lo volessero. Mi spiego meglio e spero di non incartarmi e di non essere fraintesa. Donare vuol dire dare qualcosa ad un altro che non la possiede e in questo caso credo sia più preciso dover dire donare se stesso ad un altro che è DIVERSO da me e ritengo che sia la formula più vera in assoluto dell’amore, ecco cosa distingue a mio parere l’amore etero da quello omosessuale. Solo una coppia etero può donare pienamente.
    E con questo buona cogitatione a tutti!

  • Re Settimo

    Certo…c’è il RISCHIO che diventi omosessuale anche lui, vero?
    Rispondendo a Marina…hai detto giustamente di non essere un medico, né filosofo, né sociologo. Quindi, mi chiedo, a che titolo sostieni che gli omosessuali abbiano problemi psicologici addirittura molto gravi?

  • Marina Persico

    non ho parlato di malattia incurabile o contagiosa. Chi non ha avuto problemi psicologici alzi la mano e non ha cercato di risolverli in qualche modo?

  • AnimaePartus

    Io non credo, cara Marina, che chiunque parli di omosessualità in certi termini debba essere tacciato come “omofobo”. Non si tratta solo di usare un linguaggio contenuto o politicamente corretto, ma anche di fare le debite differenze. Essere omosessuali può avere sicuramente ripercussioni particolari nel modo di comportarsi di una persona, ma da qui a parlare di “problemi psicologici molto gravi” il passo è lungo. Con questo non voglio dire che essere omosessuali sia una cosa perfettamente “naturale” o “normale”, ma trovo decisamente offensive e un pò troppo generalizzanti alcune tue considerazioni sui “problemi psicologici” degli omosessuali. Poi precisi che sono persone sensibili e molto buone, e anche questa è una generalizzazione fuori luogo, perché un omosessuale può anche essere un farabutto.
    Quello delle adozioni è un problema serio, che va debitamente analizzato senza pregiudizi definitivi. Io stesso mi ritengo contrario, allo stato attuale della mia riflessione. Però apprezzerei che queste considerazioni siano svolte con una certa continenza nel linguaggio e nei contenuti, come del resto ha fatto Giuliano Guzzo nel suo articolo. Insomma, c’è modo e modo di dire le cose, ma anche di pensarle. Spero non ti offenda per queste mie parole, perché mi piace dire quello che penso, come te. Dire però che gli omosessuali abbiano TUTTI dei problemi psicologici molto gravi mi sembra un eccesso, potenzialmente offensivo per quelle persone che obiettivamente vivono serenamente la propria sessualità. Non penso di esagerare dicendo che le persone di cui parli tu, con gravi problemi, sono quelle persone che non vivono bene questa situazione (manifestando anche contraddizioni comportamentali) o semplicemente sono già così e basta, a prescindere dai loro gusti sessuali.

  • Saveriosgroi

    La cosa che colpisce di più quando si parla di questo argomento è l’approccio che spesso è poco scientifico e molto emotivo e non raramente anche ideologico. Non mi riferisco a questa conversazione in particolare ma a come si parla di queste cose in generale.
    Credo che per parlare di un argomento così delicato, che tra l’altro interessa la formazione (e quindi il futuro) dei bambini, bisognerebbe quantomeno essere preparati da punto di vista scientifico.
    Bisognerebbe conoscere com’è fatto l’uomo, come funziona la formazione e lo sviluppo della sua personalità, come e in che tempi avviene la maturazione della sua identità, quanto sia importante in tutto ciò il modello offerto dai genitori, che cosa significa in termini di equilibrio psico-affettivo l’identificazione con il genitore dello stesso sesso e la differenziazione con quello dell’altro sesso; e tante altre cose che non cito in questa sede.

    A questo si aggiunge il forte condizionamento mediatico e ideologico su un tema che oramai si affronta solo a senso unico; e sul quale molti hanno spento il cervello e hanno dimenticato il ruolo insostituibile che i genitori hanno nella formazione di un bambino.
    Come è possibile che tutti , e dico tutti, ammettono il rischio di traumi nei bambini che subiscono la separazione dei genitori o che sono vittime di abusi sessuali da parte di uno di essi e invece quando si parla della possibilità di crescere con due mamme o con dua papà questi timori scompaiano del tutto?
    Come è possibile che rispondere alla domanda “Io chi sono?” richieda un tempo lunghissimo, l’infanzia e l’adolescenza, fatto di continui riferimenti a modelli forti, tant’è che se padre o madre “non funzionano” ne risente spesso anche la propria autostima; e invece per rispondere alla domanda “che senso ha per me il mio essere maschio/femmina?” si pensa che sia la stessa cosa l’avere due mammeo due papà invece di due genitori di entrambi i sessi? Almeno il dubbio dovrebbe venire.
    E che si fa, nel dubbio giochiamo con la vita e la felicità dei bambini?

    Qui c’è una persona, Giuliano Guzzo, che scrive un articolo con equilibrio e padronanza dell’argomento. Alle considerazioni affianca un dato: non esistono ricerche che dimostrino che crescere con due mamme o due papà non comporti rischi importanti. Anzi, aggiungo io, ci sono alcuni studi che dimostrano la presenza, nei figli di genitori omosessuali, di un consistente aumento di disturbi della personalità, tendenza al suicidio, maggior propensione al tradimento, maggior ricorso alla psicoterapia, maggiore inclinazione al fumo ed alla criminalità, maggior rischio di contrarre malattie trasmesse sessualmente.
    Ora, se qualcuno non è d’accordo con le sue tesi dovrebbe quanto meno argomentare che cosa non lo convice, possibilmente argomentando la sua posizione. Non si può rispondere ad una ipotesi con un’altra ipotesi che ignora quella che si vuole criticare. O peggio, con slogan che assomigliano a quei luoghi comuni che su questo sito ci piace smontare.
    Ho apprezzato i commenti di Federicaa e di Animae Partus perchè sono aperti ed equilibrati. Presentano ragioni, dubbi, argomentazioni.
    Non condivido alcune affermazioni di Marina, che mi sembrano delle generalizzazioni come ha fatto notare Animae Partus con il suo commento. Non tutte le situazioni di omosessualità sono vissute in maniera egodistonica. Si parla anche di omosessualità egosintonica, cioè vissuta senza apparente conflitto interiore, per dirla in termini comprensibili.
    Non comprendo le parole di Re Settimo, che sembrano più delle provocazioni, anche se forse non volute. Ma siccome conosco personalmente Re Settimo, penso il suo intervento sia stato forse un po’ impulsivo.

    Ritengo che per continuare a confrontarci su questo argomento delicatissimo sia più che mai opportuno adottare lo stile proprio di Cogitoetvolo: confronto aperto e soprattutto con argomentazioni che riprendano quello che è stato scritto dall’autore dell’articolo o da chi ha commentato precedentemente.
    Scusate per la lunghezza del commento.

    • Alessandro Caselli

      “Credo che per parlare di un argomento così delicato, che tra l’altro interessa la formazione (e quindi il futuro) dei bambini, bisognerebbe quantomeno essere preparati da punto di vista scientifico.
      Bisognerebbe conoscere com’è fatto l’uomo, come funziona la formazione e lo sviluppo della sua personalità, come e in che tempi avviene la maturazione della sua identità, quanto sia importante in tutto ciò il modello offerto dai genitori, che cosa significa in termini di equilibrio psico-affettivo l’identificazione con il genitore dello stesso sesso e la differenziazione con quello dell’altro sesso”

      Appunto, sono d’accordo con lei. Per poterne parlare bisognerebbe conoscere veramente come è fatto l’uomo.
      Ma chi detiene veramente tale conoscenza? Forse lei, il signor Guzzo o tutti quelli che hanno commentato questo articolo? Forse i libri su cui ha studiato o tutte le persone che li hanno scritti? E se anche fossero teorie confermate (almeno fino ai prossimi esperimenti e alle prossime ipotesi che le confutino, come vuole il metodo scientifico) potrebbero adattarsi ad ogni singolo essere umano (bambino o adulto che sia) o forse descrivono solo l’estrapolazione ad un comportamento umano ideale di quello che è un insieme di comportamenti reali ben differenti e che non possono essere inscatolati in un modello semplificato?

      Come sono fatte le stelle? Come funzionano? Ipotesi
      Come è fatto l’atomo? E le particelle subatomiche? Ipotesi
      Cos’è successo 100 anni fa? 1000 anni fa? 1000000 di anni fa? Ipotesi
      Come funziona il cervello umano? Ipotesi

      Tutta la scienza si basa solo su ipotesi prodotte da un cervello umano che non conosce nemmeno a fondo se stesso: ed ogni legge che esso promulga non è altro che una descrizione semplificata dell’effettivo comportamento della natura, basata sugli schemi mentali umani e quindi non oggettiva. Proprio come non oggettiva non può che risultare questa discussione.

      Alessandro Caselli
      Classe ’77
      Ingegnere Informatico

      • Saveriosgroi

        Quindi stando a quello che scrive dovremmo dubitare praticamente di tutto…?
        Con tutto il rispetto per la scienza, le sue ipotesi e le sue certezze “oggettive” preferisco la precarietà della mia ragione limitata

        • Alessandro Caselli

          Mi spiace abbia frainteso il senso del mio messaggio.
          Stando a quello che dico non ha senso argomentare posizioni di questo tipo con studi scientifici che non possono spiegare il comportamento umano, né tanto meno fare previsioni su cosa possa essere meglio per uno specifico bambino.
          A quanto mi risulta, e credo possa essere d’accordo con me, non esiste alcuno studio fatto su famiglie composte da 32 padri e 73 madri. Forse potrebbe essere questa la soluzione migliore per un bambino e la scienza dovrebbe indagarlo dato che, come adulti, abbiamo l’obbligo di far crescere i bambini nella situazione migliore possibile. Senza voler essere in alcun modo ironico, esistono tante altre possibili soluzioni, ma nessuno studio scientifico potrà essere usato come base per affermare cosa sia meglio o peggio. Quindi, secondo me, è semplicemente inutile discuterne.
          Per quanto riguarda ciò in cui uno vuole credere o dubitare, ognuno è liberissimo di scegliere: la fede cieca nella scienza, specialmente in una scienza fatta di pure speculazioni, non è molto diversa da una fede cieca in una religione.

          • Saveriosgroi

            Sinceramente continuo a non comprendere la sua posizione.
            Se lei legge tutto quello che ho scritto su questo argomento si potrà rendere conto che il mio ragionamento non è basato sui risultati delle ricerche scientifiche ma su altri motivi di tipo antropologico, pedagogico, psicologico, che secondo me sono ben più importanti.
            Il riferimento che ho fatto alle ricerche scientifiche fatte sinora – alla loro poca affidabilità dal punto di vista scientifico – è per me un elemento in più, ovviamente non fondamentale.
            Anch’io sono d’accordo con lei sul fatto che esse “non possono spiegare il comportamento umano, né tanto meno fare previsioni su cosa possa essere meglio per uno specifico bambino”. Per il semplice fatto che non tengono conto che l’uomo è libero.
            I motivi per cui non sono d’accordo sull’adozione di un bambino da parte di una coppia gay, ripeto, sono altri.

          • Alessandro Caselli

            Ho letto quello che ha scritto in questa discussione (se vuole può indicarmi dove reperire altro materiale: sempre su Cogitoetvolo?) e in particolare mi riferivo alla sua frase “Credo che per parlare di un argomento così delicato, che tra l’altro interessa la formazione (e quindi il futuro) dei bambini, bisognerebbe quantomeno essere preparati da punto di vista scientifico.”
            Mi sono ritenuto in contrasto con questo aspetto e forse non l’avevo ben sottolineato: esistono di sicuro genitori decisamente “ignoranti” dal punto di vista scientifico, ma migliori di tanti altri “genitori” ben ferrati sulle scienze. E a volte non è nemmeno necessario essere un genitore.

          • Saveriosgroi

            Ah, ecco dove nasce l’equivoco!
            Sì, ho scritto quella frase (preparati dal punto di vista scientifico) ma mi riferivo alle scienze umane che, a differenza della scienza propriamente detta, hanno – o dovrebbero avere – un approccio diverso e meno rigido, proprio perchè l’uomo non è “verificabile” nè “sperimentabile”: è libero, unico e irripetibile.
            Concordo con lei sui genitori che agiscono innanzitutto con il buon senso.
            Però aggiungo che oggi è necessario essere molto preparati dal punto di vista scientifico (nel senso di cui sopra) perchè purtroppo tanti, troppi, negano con una superficialità imbarazzante anche l’evidenza.
            E il fatto che un bambino abbia bisogno di un padre e di una madre secondo me è innanzitutto una verità evidente, prima ancora che scientifica. Non ci vuole essere esperti di pedagogia per dimostrarlo. Eppure ci si trova a dover dare spiegazioni anche su queste cose…
            Su questo sito c’è una sezione appositamente dedicata all’argomento:
            http://cogitoetvolo.it/omosessualita-ragioni-per-comprendere/
            Grazie per il confronto interessante e soprattutto rispettoso; cosa non frequente oggi sul web

        • Alessandro Caselli

          Tra l’altro mi sembra sia un po’ uscito dall’argomento di discussione, io avevo semplicemente argomentato il perché non avesse senso la discussione stessa.

  • Saveriosgroi

    Per completezza di informazione mi sembra doveroso aggiungere un dato importante. Un dato, non un’opinione.
    La propaganda gay continua a sbandierare, a ‘mo di slogan, i risultati delle ricerche condotte dall’American Psychological Association (APA), ricerche che dal punto di vista scientifico contengono molti errori metodologici:
    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000580.
    Si tratta delle ricerche citate da Giuliano nell’articolo.
    Ovviamente la gente crede ciecamente a quello che sostengono gli esponenti del movimento gay, sia perché la maggior parte delle persone non sa neanche che cosa sia una ricerca scientifica, e poi perchè oggi difendere le posizioni dei gay è trendy e il contrario è etichettato con il terribile marchio della omofobia.
    Alla faccia dei diritti dei bambini…

  • Jessica C.

    Già la burocrazia in Italia è di una lentezza inaccettabile, con costi anche molto gravosi per l’adozione di un bambino. Un conoscente voleva adottare un bambino e quando aveva già versato una cifra consistente (possono arrivare a 50.00-60.000€) , avevano arrestato il giudice perché riceveva delle “bustarelle”. Insomma già il fatto che devi pagare per avere un bambino mi sembra una forma di trafficking legalizzato (dovrebbero esserci solo le spese per il giudice e i legali), poi mettiamoci la lentezza che ci contraddistingue e il bambino è già diventato adolescente (solo per la lentezza eh, non perché non si deve amare e crescere un’adolescente, ci mancherebbe altro).
    Ho i miei dubbi riguardo l’adozione di un bambino a una coppia gay, mica perché le considero persone squilibrate o malate psicologicamente (quel lato può riguardare qualsiasi persona e qualsiasi orientamento sessuale) ma perché il bambino può sviluppare quel dubbio amletico che è riportato nell’articolo:”Cos’è una mamma/un papà?!?”. Poi può anche accadere che il bambino cresciuto in una famiglia omo possa anche diventare etero, un po’ come è successo a quel mio amico che è cresciuto in una famiglia tradizionale ed è diventato omosessuale. Ma lascio spazio all’immaginazione perché non credo che in Italia accadrà molto presto e, anche se le richieste delle comunità gay stanno aumentando, non penso che gli verrà permesso di adottare bambini per una questione legale (non è previsto dalla legge e non ne hanno fatto niente, per ora). L’importante è che i miei dubbi non rovinino l’educazione dei bambini in questione…