Adpocalypse: è davvero la fine dell’era degli youtuber?

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Centinaia gli appelli degli youtuber apparsi negli ultimi giorni, che vedono nelle nuove restrizioni la fine della loro libertà di creazione di contenuti.

Negli ultimi giorni sono apparsi innumerevoli video di protesta su Youtube in merito alla nuove restrizioni che la piattaforma ha annunciato di introdurre a breve. L’inizio della fine, una vera e propria Adpocalypse (così è stato soprannominato l’insieme di norme proposte) per molti youtuber, per i quali il sito costituisce una miniera d’oro e in cui molti hanno investito la loro intera carriera. Vediamo insieme quali sono state le notizie che hanno portato ad un tale panico collettivo nella community degli youtuber.

Il nome dice tutto: Adpocalypse non è un errore di battitura, anzi. Gli ad (dall’inglese advertisement, ovvero inserti pubblicitari) sono la causa dell’intera disputa, perché rappresentano lo strumento attraverso cui chi ha un canale può fare della produzione di video un’attività commerciale. Questo è possibile grazie al programma partner, a cui si può accedere se il canale registra almeno 10.000 visualizzazioni. Ottenuta l’approvazione, da quel momento è possibile monetizzare i propri video tramite l’inserimento di spot pubblicitari, di cui gli sponsor sono generalmente i grandi marchi. Dal momento in cui è stato introdotto il programma partner è cominciata ad emergere a poco a poco la figura dello youtuber, che per alcuni è stato un trampolino di lancio per il mondo dello spettacolo. Oggi siamo abituati a sentire parlare di vlog, di challenge, di tutorial…insomma, chi più ne ha più ne metta, perché tutto è pubblicabile su una piattaforma il cui motto è “broadcast yourself”, ovvero trasmetti te stesso.

Dopo ciò che è successo il 1 aprile, non sarà più così semplice creare contenuti. La notizia è stata riportata dai tabloid inglesi, in seguito all’attentato a Westminster, dopo che è emerso il fatto che in rete circolasse da ormai sei mesi un video in cui Jorg Sprave, appassionato di armi, mostrava come perforare con un coltello un giubbotto protettivo. Il video, visualizzato migliaia di volte, non solo fruttava soldi a Sprave ma insieme agli altri contenuti del suo canale gli era valso il premio Slingshot, dato a chi raggiunge 1 milione di iscritti. L’accusa di aver guadagnato su un contenuto così sensibile, visti gli ultimi attacchi terroristici, è stata estesa non solo a Youtube, ma anche a Netflix, il cui sponsor costituiva la pubblicità introduttiva al video di Sprave. Così numerosi altri marchi stanno tirando la manica di Youtube affinché introduca delle misure di controllo di contenuti molto più restrittive.

I contenuti controversi non riguardano soltanto la violenza e il terrorismo ma anche il sesso e tutto ciò che potrebbe ledere la sensibilità altrui. In America se ne parla già da febbraio, da quando numerosi youtuber hanno visto scendere drammaticamente le loro entrate, perché le compagnie che sponsorizzavano i loro video hanno chiuso il portafoglio dopo aver visto che i contenuti non erano “family friendly”. Ne è un esempio PewDiePie, uno degli youtuber più famosi al mondo, che si è lamentato pubblicamente di aver visto calare i suoi introiti in seguito ad una battuta antisemita, che ha fatto sì che la Disney gli rifiutasse gli sponsor.

Questo episodio ha fatto mettere le mani nei capelli a molti youtuber, perché come sa bene sia chi pubblica contenuti, sia chi ne usufruisce, il rapporto qualità-visualizzazioni è estremamente basso. Se non l’avete mai fatto, cliccate sulla funzione “Tendenze” di Youtube, per avere una panoramica dei video più visualizzati nel vostro paese. Un problema relativo alle restrizioni però c’è ed è relativo al fatto che a discriminare i contenuti pubblicabili da quelli non conformi sarà un’intelligenza artificiale, ovvero un algoritmo. C’è un’intrinseca difficoltà di programmazione, perché come si fa a dire ad un algoritmo cosa accettare e cosa bocciare? Se lo screening verrà fatto per immagini, significa che verranno censurati tutti i video dove appare l’immagine di un’arma, anche se questi fanno informazione e non incitamento alla violenza? Insomma, Youtube diventerà il paradiso dei tutorial di trucco e parrucco, dei filmati di gattini e di vlog personali di chi racconta la propria vita (ma senza dire parolacce!)?

L’iniziativa è necessaria e non così drammatica come è stata presentata. Gli algoritmi possono essere implementati e con alle spalle un colosso dell’informatica come Google, sicuramente Youtube riuscirà a rimanere una piattaforma che propone vari contenuti, forse riuscendo così a far emergere canali che si dedicano a fare informazione in modo divertente. Sarà la fine del mestiere dello youtuber? Beh, se è bravo e si merita i milioni di visualizzazioni, troverà sicuramente una strategia per reinventarsi.

Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…