Affirming love, avoiding AIDS

0

Sono due i paradigmi che sin dal titolo – “Affirming Love, Avoiding Aids. What Africa can teach the West” (“Affermare l’amore, evitare l’Aids. Cosa l’Africa può insegnare all’occidente”) – vengono ribaltati dal libro di Matt Hanley, già consulente presso il Catholic Relief Services, e Jokin de Irala, professore presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Navarra. Perché dire che è l’amore umano, prima ancora che la tecnica, a poter sconfiggere l’Aids e affermare che, a tal proposito, è l’Africa a poter insegnare qualcosa all’occidente, significa di fatto andare contro il pensiero unico dominante da sempre promosso dalla maggioranza di organismi internazionali, agenzie governative e ong. Il pensiero, cioè, di quello che nel libro viene definito in modo assai appropriato “Aids Establishment”. L’impostazione che vede nel condom, strumento di una sorta di neocolonialismo medico, l’unica strada per giungere a una soluzione della piaga che affligge il continente africano.

Molti ricorderanno le parole di condanna che giunsero da ogni parte del mondo in seguito all’intervista rilasciata dal Santo Padre Benedetto XVI sull’aereo che lo portava in Camerun e Angola nel 2009. Il Papa disse che il problema dell’Aids in Africa non si poteva risolvere “solo con i soldi” o con i preservativi che, al contrario, “aumentano il problema”. Benedetto XVI parlò di “umanizzazione della sessualità” e di “vera amicizia”con i sofferenti quali ingredienti necessari per salvare le popolazioni africane. In tanti si dichiararono preoccupati per le conseguenze che avrebbe potuto avere la libera espressione del Pontefice in tema di sesso, amore e Aids: avranno oggi l’onestà intellettuale di ricredersi leggendo i dati contenuti nel libro di Hanley e de Irala?

Oltre alla celebre esperienza ugandese, sono molti i numeri che suggeriscono, quantomeno, la dovuta cautela sulla fiducia riposta nel preservativo. In Botswana, il numero di condom venduti è passato dal milione del 1993 ai tre milioni del 2001, e contemporaneamente si è registrato un incremento della diffusione del virus dell’Hiv tra donne incinta, passata dal 27 al 45 per cento. In Camerun, nello stesso periodo, sono aumentati da sei a quindici milioni i condom venduti, ma la diffusione dell’Hiv tra la popolazione è triplicata. Altrettanti sono i dati che mostrano chiaramente l’efficacia di un approccio basato sul fattore educativo: nello stesso Camerun, grazie alle statistiche redatte tra il 2004 e il 2006, si è potuto evidenziare che tra le coppie che dichiaravano di essere fedeli al proprio partner da sempre, le infezioni erano di dodici volte inferiori rispetto a quelle registrate tra chi praticava sesso promiscuo; in Tanzania è stata dimostrata una evidente influenza negativa dell’aumento del numero dei partner sessuali sulla diffusione dell’Aids; in Ruanda, la combinazione di un’educazione a ritardare il primo rapporto sessuale con la promozione della fedeltà quale comportamento virtuoso ha contribuito a contrastare l’epidemia. Si potrebbe continuare a lungo, e il libro lo fa in modo dettagliato e completo, con questa serie di successi, che altro non fanno che confermare il primato del cuore sulla tecnica, fornendo una risposta univoca alla domanda che in ultima analisi è alla base della scelta delle strategie di prevenzione: crediamo che l’uomo sia un essere razionale ed educabile o solo un coacervo di istinti e pulsioni da soddisfare? E ciò che scaturisce dal libro, che si conclude con un capitolo dedicato alla visione cristiana del problema, non è certo una lezione di morale sessuale, ma piuttosto un serio servizio alla verità medico-scientifica e al popolo africano.

Articolo tratto da IlFoglio.it

Cogitoetvolo