Aggredire: l’arte di chi non sa ascoltare

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16 ottobre. Assemblea d’istituto.
I candidati alle elezioni dei rappresentanti d’istituto presentano i loro progetti per migliorare la scuola.
Quando finiscono di parlare, arriva il momento delle domande e delle nostre proposte, che da sempre è anche il momento del dibattito.

Adoro i dibattiti. Sono ottime occasioni per conoscere punti di vista diversi dal proprio, acquisire informazioni che prima non si avevano, rafforzare o modificare le proprie idee. Sono occasioni per crescere.
In questa assemblea però non si vedono molti punti di vista. Ci si grida addosso, ci si aggredisce, mi sembra che le idee di cui si discute divengano marginali. È solo una perdita di tempo.

Mi rivolgo a Martina, che è seduta di fianco a me, e le dico quello che penso sul modo in cui si sta svolgendo quest’assemblea. Lei mi ascolta, senza interrompermi.
Dato che mi sembra interessata, vado avanti. Mi guarda, talvolta annuisce. Parlarle diventa sempre più semplice.
Le dico che, secondo me, durante una discussione l’ascolto è fondamentale. Si dovrebbe  evitare di dare per scontato quello che l’altro vuole dirci e cercare invece di comprenderlo. Il modo migliore per farlo è ascoltare in modo attivo, cioè prestando davvero attenzione alle parole del proprio interlocutore e provando a condividere il suo punto di vista, il suo mondo.

Mentre parlo con lei, mi sento ascoltata e compresa.
Martina risponde sostenendo che anche il modo in cui si ribatte è importante.
Al contrario  il modo in cui i nostri compagni si aggrediscono, come capita spesso tra persone che discutono, manifesta carenza di idee o di argomentazioni per difenderle.
Quando si discute è più costruttivo difendere il proprio punto di vista piuttosto che cercare di prevalere a tutti i costi su quello dell’altro.
Sottolinea anche che le parole hanno un peso ed è facile offendere o farsi fraintendere se non si scelgono con cura. Mi racconta che di recente le è capitato di assistere ad un litigio furioso causato da una frase pronunciata senza pensare.

Alla fine ci troviamo d’accordo: se impariamo a discutere, cioè ad ascoltare e a ribattere, possiamo guadagnare molto. Possiamo imparare ad apprezzare le differenze e a vederle come ricchezze. Il nostro punto di vista può diventare sempre più ampio.
La nostra visione della realtà diventerà meno limitata.

Quando finiamo di parlare, il tempo a disposizione per l’assemblea è quasi terminato.
I nostri compagni si stanno ancora gridando addosso, senza arrivare a capo di nulla.
Io però sento di non aver perso il mio tempo.

Articolo scritto da Alessia Accettulli

Cogitoetvolo