Al tramonto non vale

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Le luci galleggiano, lontane.
Di barche, d’aerei, di case.
Poche ombre, quasi vane,
il crepuscolo le ha erose.

E l’erba esala una freschezza
che fiori distanti fa tremare;
esausto d’emanar bellezza
scolorisce, stanco, il mare.

Ci commuove di stupore
il crepuscolare incanto
e intontiti dal bagliore
non pensiamo che intanto
negli inverni di pioggia fitti
quei luoghi non possiam soffrire:
davanti alle finestre, ritti,
noi a sognare di partire.

Né poi l’amata pasta
tolleriamo senza il sale,
un bel viso assai guasta
il brufolo o l’occhiale:
dunque in che mondo vivo
tutto al condizionale?
Detto legge mentre scrivo:
al tramonto no, non vale.

Dunque amerò i palazzi
gli inquietanti grattacieli
senza stoffe senza arazzi
senza decorati veli;
sarò fiera del Bel Paese
ma non quello degli artisti:
ha la dignità di un newyorkese
il senzatetto che scruta astri mai visti.

Invisibili tiranti ad arrotolar il cielo:
lo spettacolo è finito, ritirata;
da grande voglio essere la bimba sotto il telo
che ha appena del mago la magia svelata.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.