Alex Britti. Sulle corde delle emozioni

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La chitarra è la protagonista della nuova sfida discografica di Alex Britti, intitolata MTV Unplugged, album e dvd registrati dal vivo negli studi televisivi dell’emittente musicale MTV lo scorso settembre. È il secondo artista italiano, dopo Giorgia, ad accettare questo inconsueto format, da tempo in programmazione all’estero, dove il protagonista si esibisce in chiave acustica, appunto unplugged, con la spina staccata.
Circondato da una splendida band, Alex ripropone le sue canzoni più belle, donando loro una veste e colori nuovi, ora grintosi, ora sommessi, ma sempre intensi. Toccando, oltre le corde della chitarra, anche quelle delle emozioni.

 

Gli arrangiamenti acustici hanno rivelato aspetti nuovi ai brani?
Direi di no. Per me, una canzone è un’anima, a prescindere dal vestito che poi indossa. In questo caso, la stoffa usata è stata poca, visto che i brani privilegiano i suoni acustici, ma il mio approccio verso di loro non cambia mai: sono sempre concentrato sull’anima dei pezzi. Probabilmente, chi li ascolta, ne percepisce meglio le variazioni.

Questo atteggiamento è alla base anche delle tue scelte, talvolta controcorrente?
Una canzone mi deve dare una scossa elettrica perché la prenda in considerazione, altrimenti non la incido. Non sono un automa. Forse è per questo che ho condotto la mia carriera in una certa direzione. Qualche anno fa, dopo che l’album La vasca era finito in alto nella classifica, un altro al mio posto avrebbe chiamato i musicisti americani a suonare con lui. Io, invece, ho deciso di compiere un tour da solo, chitarra e voce, perché mi stimolava l’idea in quel momento.

Ci vuole coraggio.
O incoscienza. Certo, ha prevalso la passione per la musica. Avrei potuto sfornare un altro tormentone, ma quell’estate ho preferito pubblicare un brano diverso, Lo zingaro felice. E ho usato lo stesso criterio per l’ultimo lavoro in studio, Festa, differente da tutti gli altri proprio a livello di scrittura, ricercato nei testi e negli arrangiamenti.

Come sei arrivato da un album complesso a questo “live”?
Da un po’ di tempo ascoltavo solo dischi acustici, quindi era nell’aria. La proposta di MTV non poteva giungere in un momento migliore e ho subito accettato. D’altra parte, ogni mia canzone nasce alla chitarra: è un modo per essere più vicini alla stesura originale. mtv_unplugged_britti.jpg

Vedendo il dvd, si notano due cose: divertimento e intensità. È così?
Per l’intensità, non so cosa dire: io mi perdo dentro le canzoni, non è uno stato d’animo che riesco a controllare e, quindi, a verificare. Divertimento senz’altro, quello sì lo percepisco, mio e della band, con cui c’è un ottimo affiatamento, nonostante non sia da tanto tempo che suoniamo insieme. Ci troviamo bene, anche una volta scesi dal palco.

Cosa ha acceso la tua passione per la chitarra?
Sai che non lo so… La vedevo suonare da altri in tv o in giro nelle comitive… Mi piaceva l’idea di uno strumento che poteva esaltare l’individualità, e che era maneggevole, al contrario del piano: non è che puoi portarlo sulla spiaggia o caricartelo in auto… Battute a parte, da ragazzino sognavo di andarmene in giro vivendo di musica, di stare negli alberghi di tutta Europa strimpellando la chitarra e sbirciare ogni tanto fuori dalle finestre delle camere.

Vita che, per certi versi, sei poi riuscito a fare già da giovane, suonando blues. Come ti sei avvicinato a questo genere?
Credo per istinto. Da ragazzo, ascoltavo parecchio quello che oggi è un mio grande amico, Edoardo Bennato. Mi piacevano soprattutto quei pezzi del suo repertorio più vicini al rock and roll e al blues. E poi i Beatles, Elvis, Santana, e l’incredibile Stevie Ray Vaughan… Andavo, insomma, in quella direzione, visto che in casa mia si sentivano Califano e Lando Fiorini.

E oggi cosa ascolti?
Sono onnivoro. Passo dal jazz alla dance elettronica tipo Daft Punk alla musica italiana, generi che poi finiscono in qualche modo nei miei brani. Sembra una contraddizione, ma in realtà è solo un modo per essere aperti alle sollecitazioni che arrivano dal pianeta delle sette note.
Hai scelto come singolo “Milano”, una bella ballata presente ne “La vasca”, album del 2000. Come mai?
È una di quelle canzoni passate un po’ inosservate, che penso invece meriti attenzione. È ancora attualissima. Sono arrivato a Milano da emigrante, in cerca di un contratto discografico, e anche se abito a Roma, oggi passo volentieri molto tempo nel capoluogo lombardo, non solo per lavoro. Lì c’è tutto, inutile nasconderselo, soprattutto a livello professionale. Ed è una città multietnica, dal sapore europeo.

Eppure si sente spesso parlare di razzismo, a Milano come in altri luoghi.
Nella mia vita, per dieci anni anch’io sono stato uno straniero. E non mi piace leggere certi articoli di giornali o sentire argomentazioni discriminanti. È sbagliato generalizzare. Anche a me, quando suonavo in Europa, è capitato talvolta di ascoltare le solite battute: Italia-mafia-spaghetti… Mi dava fastidio, non sono un mafioso, né mi andava di essere identificato in uno stereotipo. Ovvio che le leggi vanno rispettate. Ma un delinquente non ha passaporto: che sia rumeno, italiano o cinese, rimane un delinquente. L’impressione è che oggi si trattino gli extracomunitari come una volta al Nord si trattavano i meridionali. Diamogli tempo a questa gente. C’è un unico paese, ed è la Terra.

Articolo tratto dal numero di marzo 2008 di Dimensioni nuove, a cura di Claudio Facchetti.

 

Guarda il video di Milano, singolo tratto dall’album MTV Unplugged:

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Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)