Alicia Keys Superwoman

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Alicia Keys ha talento da vendere. E non solo per la sua bravura artistica che l’ha portata con il suo primo album a vendere oltre 10 milioni di copie, nel 2001. Oggi è famosissima per No One, successo musicale che si trova ai primi posti delle classifiche da diverse settimane.
Tra i suoi impegni non manca quello umanitario. Riporto alcune parti di un’intervista che ha rilasciato a Dimensioni Nuove

Quali sono gli argomenti che hai voluto affrontare nel tuo ultimo album, As I am?
In primo piano c’è l’amore, ma parlo anche di mortalità e di temi sociali. È importante, per esempio, vivere ogni momento come se fosse l’ultimo, così come mi preme evidenziare la situazione del mio Paese che mi sembra pronto per qualcosa di nuovo ma ancora non si decide a cambiare.

In questo album, come nei precedenti, non mancano collaborazioni eccellenti. Perché?
Suonare con altri musicisti mi ha aiutato tantissimo a espandere il significato, la poesia e la bellezza delle canzoni. Mi piace, insomma, scegliere persone che mi aiutino a esprimere al meglio le mie composizioni.

Una dei brani più interessanti del lavoro è “Superwoman”. Perché lo hai scritto?
Il titolo può mettere fuori strada ma, in realtà, la canzone è dedicata a chi, talvolta, passa dei momenti di debolezza e non si sente affatto una “super donna”. Però è normale vivere delle fasi di sconforto e anche in quei frangenti ci si può sentire forti. Il pezzo vuole dare coraggio a coloro che stanno attraversando un periodo infelice della loro vita, trasmettere energia per aiutarli a sentirsi meglio.

(…)

Quale “volto” sonoro hai voluto dare al disco?
Mi è sempre difficile etichettare un mio album, forse perché credo che la musica non abbia bisogno di definizioni. C’è chi lo definisce soul, chi pop, altri rock, ma non ha importanza. Ricordo che un giorno, mentre stavo eseguendo una partitura di Chopin, mi sono accorta che la successione degli accordi calzava a pennello per un pezzo nello stile di Stevie Wonder. È la dimostrazione che le sette note non hanno confini. L’importante è dare emozioni e fare belle canzoni, al di là dei generi.

Il tuo ultimo progetto extramusicale è la fiction Zora, che affronta temi razziali. In quale misura ti rispecchia?
Vivendo a New York, città cosmopolita, alcuni problemi a sfondo razziale oggi non esistono quasi più. Ma negli Stati Uniti, purtroppo, gli stereotipi sopravvivono ancora e, pur non avendoli provati sulla mia pelle, capisco l’odio che possono generare.

Sei un’artista impegnata. Quali risultati stanno ottenendo le organizzazioni che appoggi?
Decisamente buoni. Sono andata in Africa e ho visto con i miei occhi persone che si trovavano a un passo dalla morte ritornate a vivere grazie alle cure mediche ricevute. Certo, la strada è ancora lunga, ma con la raccolta dei fondi, che tengo personalmente sotto controllo, si è riusciti a fornire medicinali, costruire un reparto pediatrico, un orfanotrofio e un ospedale a Durban, in Sudafrica.

Leggi l’intervista completa su Dimensioni Nuove

 

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)