Amarcord

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Anche al giorno d’oggi ogni anno si festeggiano anniversari. Di ogni tipo e in ogni ambito, dal centocinquantesimo dall’Unità d’Italia, al compleanno di un fratello ormai grande, dalla morte di un papa, all’anniversario della nascita della Repubblica in Ucraina. Durante quest’anno si parlerà tanto, in appuntamenti televisivi e editoriali sui quotidiani, di questa Unità d’Italia e ciò che ha significato e continua a fare per il nostro Paese.

Noi, che nel 1861 non c’eravamo, ma che tante volte abbiamo letto questa data sui libri di scuola, ai servizi dei telegiornali in merito a questo avvenimento epocale che cambiò la storia, presteremo come sempre una discreta attenzione, così come, d’altro canto, anche i nostri genitori. Perché effettivamente questi anniversari, tanto acclamati ma in realtà così poco ricordati, a chi non li ha vissuti dicono ben poco. Questi sono anniversari “generali”, potremmo chiamarli, che riguardano più o meno tutta la collettività, e sono accompagnati spesso da manifestazioni, cortei e cose simili.

Guardando invece alla nostra vita di tutti giorni ci rendiamo conto che essa è piena di anniversari, di avvenimenti passati da ricordare, molte volte accompagnati da quel “da fare” a fianco della ricorrenza nella nostra agenda. Sembra che non ci riguardino gli anniversari e molte volte è così. Credo che però occorra precisare il significato di ricordo. Se per “ricordare” intendiamo l’adempiere a quel “da fare” sull’agenda forse siamo fuori strada. Penso invece che ricordare significhi non solo dover fare qualcosa ma volerla, riportandola al cuore. Cor, cordis non è forse questa la radice di ricordo? In latino significa cuore e ci può indirizzare sulla strada della comprensione di questa cosa bellissima. Questo riportare nel cuore diventa allora il vero significato di un anniversario che così e in questa ottica può diventare un avvenimento inedito e carico di significato.

Non si ricorda per allontanarci dall’idea di distruzione e di annullamento che tanto ci ripugna, non si ricorda solo per far vivere qualcosa o qualcuno in eterno (il pensiero greco della filosofia dell’eroe consisteva per lo più in questo): si ricorda appunto per costruire con il passato nel cuore un presente migliore che coinvolge tutta la nostra esistenza. E la vera rivoluzione è che ciò non ingloba solo la nostra vita ma quella di tante altre persone che per le strade che ospitarono gli avvenimenti che ricordiamo hanno camminato per primi.

La storia è fatta di date, di guerre ma anche, e soprattutto, di nomi, quei nomi senza i quali la nostra storia non sarebbe quella che è: Giuseppe Garibaldi, Giovanni Paolo II, Cavour, Luigi XIV, Peppino Impastato, Aldo Moro, Paolo Borsellino e tutti gli altri che la vita ha portato sulle vie del mondo. E’ necessario quindi rivivere il passato nel presente non da soli ma con altri, che magari non ci sono più ma che certamente hanno lasciato da “pellegrini su questa terra” una traccia del loro percorso.

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.