Amleto – I miei pensieri siano di sangue… o siano deserto

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Diceva un mio prof che il teatro è nato in Grecia perchè è lì che è nata la filosofia: e mentre alcuni uomini con la speculazione filosofica cercavano di comprendere prima le origini del mondo sensibile e successivamente, da Socrate in poi, la natura dell’uomo, altri rappresentavano vicende realmente o miticamente accadute per riflettere e far riflettere. Sulla scena si vede il coraggio e il tradimento, il destino e la libertà, l’amore e l’abbandono, la giustizia umana e le leggi divine. Una divulgazione capillare. Lo stato, la polis, pagava il biglietto del teatro a chi non poteva permetterselo…

Il teatro, quello vero, non è puro intrattenimento: è riflessione, è cogitazione. E chi sono Antigone, Edipo, Medea, Amleto, Otello e tutti gli altri grandi protagonisti, se non specchi (riflesso e riflessione sono poi parenti..) del nostro animo, persone più che personaggi, a cui guardare per farsi domande o cercare risposte? Quello che avviene sulla scena è un po’ la nostra vita, solo che quando ci siamo dentro non riusciamo a giudicarla con oggettività. Se la vediamo da fuori, invece…

Rileggiamoci allora qualcosa dell’Amleto di Shakespeare, un grande classico. La trama è nota ai più e non c’è bisogno di ripeterla. Non manca niente: c’è il tradimento, la sete del potere, l’amore, la vendetta. E qua e là, buttate lì con sapienza, riflessioni universali, come il famoso monologo sul senso dell’esistenza (atto III, 1), che è anche un inno alla decisione, alla determinazione, all’azione:

Essere, o non essere, ecco la questione:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.  »

E ancora. Nel IV atto, dopo aver ucciso Polonio, Amleto è in partenza per l’Inghilterra e incontra una spedizione di norvegesi decisi a conquistare un territorio brullo e di poco valore, semplicemente per la gloria della conquista. E allora riflette sulla sua esitazione nel compiere la vendetta che lo spettro del padre gli ha chiesto. Ancora una volta un inno alla volontà, al coraggio. Eccolo, nell’interpretazione di Kenneth Branagh:

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«Cosa è un uomo?… Io davvero non so perchè continuo a vivere dicendo ‘questa cosa è da fare’, visto che ho il motivo, la volontà, la forza e i mezzi per farla… Essere grandi non è agitarsi senza grandi argomenti, ma con grandezza scendere in campo quando l’onore è in gioco…».

Non si può restare indifferenti ai grandi classici…

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Amleto – I miei pensieri siano di sangue… o siano deserto
Autore: William Shakespeare
Genere: Classici
Editore: Garzanti
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 281
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.