Amore & amicizia: a condividere non si sbaglia mai

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In un articolo precedente abbiamo parlato dell’importanza del tempo in una relazione. Abbiamo visto come la fretta e l’amore non possano andare d’accordo tra di loro. Un amore che brucia le tappe è destinato a finire presto, con la stessa rapidità con cui è nato e si è sviluppato: avrebbe delle fondamenta talmente fragili da essere travolto all’arrivo delle prime difficoltà.
Quando si sta con una persona – ma questo vale anche per l’amicizia – il tempo è necessario per conoscersi meglio, per comprendersi vicendevolmente, per imparare a convivere sapendo accettare anche i difetti dell’altro, che all’inizio della relazione non si notano quasi mai. Il tempo serve anche ad esercitare la pazienza che si dice sia la virtù dei forti. Insomma, aspettare e fare crescere un rapporto di amicizia o di amore è come attendere che la frutta maturi per gustarne meglio il sapore. E chissà che forse questa attesa possa essere la soluzione a tanto malessere che oggi affligge gran parte delle relazioni umane.
Eppure il tempo, da solo, non basta. Non è sufficiente per il semplice fatto che le dimensioni che permettono alla nostra vita di realizzarsi sono due: una è il tempo, appunto. L’altra è lo spazio.
Tempo e spazio, durata e ampiezza, intervallo e profondità: dimensioni che, se gestite bene, possono mettere le basi affinché le relazioni che intessiamo siano fonte di felicità per noi e per gli altri.
Ma che cosa significa concedere spazio all’altro in una relazione? Se infatti può risultarci facile comprendere come il tempo sia fondamentale per consolidare un rapporto di amicizia o di amore con un’altra persona, non altrettanto possiamo dire dello spazio.
Proviamo a riflettere assieme. 

Una relazione è più forte se ci sono gli altri
Mi sembra un primo punto molto importante. In occasione di un incontro con liceali siciliani, una studentessa mi chiedeva: “Come si fa ad evitare che un rapporto affettivo con un ragazzo diventi totalizzante?”.
E’ una domanda che riguarda senz’altro la dimensione del tempo, di cui abbiamo già parlato. Il rischio di chiudersi a riccio in un rapporto di coppia è infatti legato anche alla fretta di amarsi l’un l’altro ed al desiderio di riempire il nostro tempo con la presenza dell’altro, quasi da escludere ogni altra cosa all’infuori di lui o di lei.
Quando ci innamoriamo, lo sappiamo per esperienza, è molto difficile non pensare costantemente al nostro partner, soprattutto all’inizio, quando tutto ci sembra magico. Una difficoltà che spesso si traduce nel chiudere lo spazio della nostra relazione ad altre persone, per il timore di non dedicare il giusto tempo al nostro partner o, peggio, per la gelosia di non fare entrare nessun altro che possa interferire, anche lontanamente, nella relazione con la persona che amiamo.
Eppure è proprio l’apporto degli altri che può dare a due persone che si vogliono bene quell’ingrediente in più che renderà più solido il loro rapporto.
E’ più facile comprendere questo concetto se parliamo di amicizia. Quest’ultima è infatti per sua natura aperta agli altri: se è vero che essa è condivisione dell’intimità con un’altra persona con la quale abbiamo una particolare sintonia, è anche vero che tale condivisione non potrà mai essere totale e complementare, come avviene in una relazione di amore tra un ragazzo ed una ragazza innamorati l’uno dell’altra. Anzi, proprio il fatto di avere più amici con i quali condividere parte del nostro mondo interiore e dei nostri interessi aiuta a vivere meglio l’amicizia con ciascuno di essi, perché il rapporto con l’uno ci permetterà di arricchire un aspetto della nostra personalità che magari non riusciremo a cogliere nell’amicizia con l’altro.
Pensiamo alla nostra realtà concreta: non è forse vero che il modo con cui tratto quell’amico è spesso diverso dal modo con cui interagisco con quell’altro? Non ci capita di essere magari un po’ più profondi e riflessivi con uno in particolare e invece di essere più impulsivi e diretti con un altro? Non ci succede forse che solo con alcuni ci troviamo meglio a condividere certi interessi o fare determinati discorsi?
Avere molti amici contribuisce ad arricchirci, proprio grazie alla diversità di rapporto che intratteniamo con ciascuno di essi. Insomma, aprirsi agli altri, concedere un po’ del nostro spazio agli altri, è un formidabile mezzo per crescere sia personalmente che nella stessa relazione di amicizia.

Condivisione e amore di coppia
Se questa idea può essere più facile da comprendere per l’amicizia, non è detto che sia altrettanto facile da far nostra quando parliamo di un rapporto di coppia. Eppure, se ci pensiamo un momento, non è difficile arrivare alla stessa conclusione.
Torniamo al caso di quella studentessa che mi ha fatto la domanda.
“Pensa – le dicevo – che la tua età è fatta per conoscerti meglio e per farlo è necessario stare con gli altri, specchiarti negli altri. Se il tuo specchio è sempre lo stesso, il tuo ragazzo, e per lui l’unico specchio sei tu, finirete per vedere sempre le stesse cose, con gli stessi colori e le stesse emozioni. Ma la vita è fatta di mille colori e tonalità, ed è ricca e variegata come il mondo intero. Se vi chiudete a riccio, essa diventa più povera, ed il mondo stesso finisce per restringersi alla vostra stanza”.
Un rapporto di coppia totalizzante, chiuso agli altri, finirebbe per far dipendere i due l’uno dall’altro, in una condizione in cui il centro della relazione sarebbe “sto con te perché tu mi fai stare bene”.
Ma un rapporto così avrebbe quella componente di libertà necessaria per farlo durare nel tempo? Potrebbe continuare anche quando l’altro smettesse di farmi stare bene, quando non fosse più in grado di riempire i miei spazi vuoti?

L’intimità, un luogo da condividere
Concedere il nostro spazio agli altri non si traduce solo nell’avere molte relazioni significative che arricchiscono la nostra persona. Significa anche concedere all’altro il giusto spazio nell’accesso al nostro mondo interiore, alla nostra intimità. Una concessione che ci permetterà, a nostra volta, di entrare nella vita dell’altro e consolidare così la relazione che ci lega vicendevolmente.
Non è facile permettere agli altri di accedere al luogo più interiore che ciascuno di noi possiede, quel luogo in cui incontriamo noi stessi in tutta la nostra ricchezza.
Non è facile per una naturale reazione di riservatezza e di pudore che ogni persona ha quando avverte che qualcuno o qualcosa sta cercando di violare la sua intimità. Si tratta di una reazione positiva, naturale e comprensibile per il fatto che ci rendiamo conto di avere un tesoro da difendere dall’intrusione altrui. Se non sentissimo questo desiderio di riservatezza, vorrebbe dire che forse non siamo pienamente convinti del nostro valore, del fatto che siamo custodi di una grande ricchezza. Non è forse anche per questo che molti danno troppa importanza all’esteriorità, come per esempio l’andare vestiti in un certo modo, per attirare l’attenzione su di sé? Perché andare in giro con i pantaloni a vita bassa, attirando l’attenzione degli altri su una parte del mio corpo, quando la vera ricchezza la porto dentro? Che idea trasmetto agli altri su chi sono io realmente?
Questa ricchezza è talmente importante e vitale che sentiamo un naturale desiderio di difenderla e custodirla. Ma come ogni tesoro, se lo tenessimo solo per noi non ci servirebbe a nulla. Per di più, l’esperienza ci insegna che siamo fatti per la relazione, e che la solitudine è probabilmente la peggiore malattia che una persona possa sperimentare. Non possiamo realizzare pienamente la nostra vita senza gli altri. La stessa nostra identità personale nasce e si completa grazie ad un processo di separazione da ciò che è altro da noi. Nessuno di noi può dire “io” se non in presenza di un “tu”. E non può nascere il “noi” senza la condivisione reciproca di parte di sé.
Siamo fatti gli uni per gli altri, ci realizziamo e troviamo la felicità se la condividiamo con gli altri. “Happiness only real when shared”, scriveva Christopher McCandless poco prima di concludere il suo lungo viaggio per le terre selvagge d’America raccontato in Into the wild.
Condividere: se è vero che usiamo questo verbo continuamente nelle relazioni virtuali che intessiamo sui social network (condividere un’immagine, un link, uno stato personale), impariamo a riscoprirne il suo uso anche nella vita reale, nelle relazioni che instauriamo con chi ci sta a cuore. Modificare un programma solo perché piace all’altro, imparare ad apprezzare quel genere di musica che gli piace, raccontarsi, dare il proprio tempo, guardare il mondo con gli occhi dell’altro: questi sono solo alcuni esempi di che cosa significhi realmente condivisione.
Potremmo continuare e fare una lista interminabile. Ma non è più bello che ognuno di noi completi la lista immaginando la persona che ama e mettendo in moto la propria creatività del proprio amore?

Articolo pubblicato su Dimensioni Nuove di dicembre 2012

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.