Amore e dintorni

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A volte crediamo di essere i soli conoscitori di questa forza che pervade il nostro essere. Fin da giovani cerchiamo l’amore, o semplicemente ne siamo innamorati. Vedendo le relazioni che si intrecciano nei film o nei libri, vogliamo trovare l’amore. Sembra che sia dietro l’angolo, e così ci lanciamo nelle prime relazioni molto giovani. E se invece scopriamo che l’amore non è poi facile da trovare, sperimentare, coltivare, ci lasciamo attrarre da più facili e più spicce relazioni sentimentali. Come se due occhiate e qualche affettuosa parola che chiunque è in grado di pronunciare potessero far nascere una relazione…

Non si guarda più nel profondo del cuore? Non si ha più la pazienza di riflettere? Ci si basa solo sui sensi? Sembra di sì. Non nego che la bellezza esteriore debba avere un certo peso, ma non può essere la “massa” dell’amore. Cosa accadrà di questo presunto amore quando la giovinezza e con essa l’estetica sarà appassita? Nel Simposio Platone fa dire a Socrate che la bellezza è il fine dell’amore e non metto in dubbio che sia vero, ma egli distingue anche diversi gradi di bellezza: del corpo, dell’anima, delle leggi, delle scienze. Dobbiamo domandarci: “Sono innamorato dell’anima del mio/a fidanzato/a?”.

Un mio amico mi disse una volta: “La relazione di coppia ha senso solo se c’è un balenio di matrimonio”. Credo che quasi tutti i ragazzi si metterebbero a ridere dopo aver sentito questa frase, ma forse dovrebbero essere meno superficiali. Sono totalmente d’accordo sul fatto che ogni adolescente deve tener presente il proprio futuro. Quindi credo che sia molto sensato provare ad immaginare la prospettiva futura del matrimonio. Bisognerebbe porsi la domanda “Ma io la/o sposerei?” Se non sappiamo se rispondere “sì” o “no” allora quella relazione è ancora immatura, mentre se ci diamo una risposta negativa probabilmente significa che è una relazione destinata a finire.

Ma come possiamo trovare e costruire il vero amore? Ho cercato la risposta in alcuni autori di mia fiducia. Søren Kierkegaard, filosofo danese, al riguardo dice: “Mia Cordelia… che significato attribuire a questa parola: ‘Mia’? Non indica ciò che mi appartiene, ma ciò a cui io appartengo, ciò che possiede tutto il mio essere.” (Diario del seduttore).

Non da esperto, ma da ricercatore dell’amore, mi pongo queste domande e cerco di essere sincero con me stesso. E agisco di conseguenza.

Cogitoetvolo