Amore liquido

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“Che cosa non va nella felicità?”. Con questa frase provocatoria di uno dei più noti ed influenti pensatori al mondo, Zygmund Bauman, voglio provare a guardare un po’ più attentamente, per una volta, alla complessità dell’uomo moderno, ma soprattutto di noi “ragazzi di oggi”. Il modo in cui la società si è evoluta nell’ultimo mezzo secolo, la crescita economica e culturale hanno portato infatti la nostra generazione a subire, a mio parere, un cambiamento quasi “genetico”.  Siamo nati in una società dalle mille possibilità, pensiamo che le strade percorribili siano infinite, che la nostra libertà di scelta venga prima di tutto; quest’ultima è cresciuta esponenzialmente grazie alle lotte per l’emancipazione, ma con lei è cresciuto anche il disorientamento: abbiamo e non ci accontentiamo mai perché là fuori ci sono mille altre cose che potrebbero essere migliori di quello che abbiamo. Non vogliamo sentirci limitati, vogliamo poter scegliere, cambiare, senza il timore di dover rimanere per sempre vincolati a qualcosa di irreversibile. Niente è per sempre (per fortuna?).

Bauman, sociologo del mondo “liquido-moderno”, analizza con perfetta lucidità la difficoltà nel percepire l’istante, nel fermarlo, nel viverlo. E’ un mondo di attimi effimeri, di “relazioni tascabili”, di sentimenti usa e getta: il nostro DNA “geneticamente modificato” ci rende incapaci di tenerci ciò che abbiamo, di continuare a desiderare qualcosa anche dopo che l’abbiamo ottenuta. E’ così che possiamo parlare di “amore liquido”: tutto è “in potenza” e anche in amore passiamo la vita a rincorrere qualcosa che ci appare la nostra unica speranza di felicità, il nostro scopo, la nostra meta. Eppure, paradossalmente, tutta l’euforia montata nel tempo si sgonfia tristemente quando abbiamo afferrato l’oggetto del nostro desiderio. Cominciano a nascere i problemi, le difficoltà di ogni relazione, i difetti, le incomprensioni…e ci ritroviamo a pensare, inevitabilmente, “chi me lo ha fatto fare?”.

Ed è così che decidiamo di buttare il giocattolo quando si rompe, invece di utilizzare tempo e fatica nel provare ad aggiustarlo: troveremo qualcosa di meglio. Si sa, accettare qualcun’altro nella propria vita ci sottopone inevitabilmente ad un destino che non possiamo controllare: lo dicevano fin dai tempi di Platone, quando Lisia affermava che l’amore è un’esperienza negativa e colui che non ama è più forte e migliore di colui che ama. “Trasformare un altro nel qualcuno definito significa rendere il futuro indefinito”, direbbe Bauman. Tuttavia, adesso, non siamo più in grado di sottoporci a questo rischio, di scommettere così pericolosamente sulla nostra felicità: non riusciamo ad abbandonarci nelle braccia di qualcuno perché, lo sappiamo, “l’amore è un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile”. L’amore è liquido, scorre via, si sposta, scivola via senza lasciare traccia, se necessario.

Quello che ci impedisce di lottare per tenerci qualcosa, di sopportare le difficoltà e di sudarcela, questa felicità, è la luccicante illusione di poterla trovare in questa serie di attimi effimeri, nei quali succhiamo il frutto della felicità fin quando ce n’è, per poi buttarlo e cercarne uno nuovo, fresco, pronto per noi senza troppe complicazioni.

Eppure la meraviglia del vivere rimane ancora credere nell’appassionante complessità dell’eterno. Lasciamoci coinvolgere da questa entusiasmante sfida, non accontentiamoci.

(le citazioni nel testo sono tratte da Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003)

Articolo scritto da Silvia Tesone

Cogitoetvolo