Amore, odio e passione

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Uno squarcio di vita vera: ai confini della ragione guidati dalle nostre passioni.

“Amore” è una parola molto comune, la si sente in giro usata con dolcezza, la si percepisce nell’aria il giorno di San Valentino, ma “amore” può essere anche qualcos’altro, può essere anche un modo di dire “ti odio”. Amore, odio e passione sono facce di una stessa medaglia, soprattutto nella società contemporanea.

Si può cogliere la grandezza del sentimento amoroso, contemplando Il bacio di Gustav Klimt: un uomo che bacia una donna è un’immagine di grande dolcezza, è un segno di affetto e di protezione. Molte volte amare significa saper dire addio, come nel caso di Ettore e Andromaca, che sono stati rappresentati da De Chirico nel 1917 in un suo dipinto di notevole efficacia. Il grande eroe troiano “dominatore di cavalli”, davanti alle porte Scee saluta la moglie Andromaca e le fa comprendere le ragioni che lo spingono ad andare a combattere fuori dalle mura. Ettore è l’uomo che ama la patria, la moglie ed il figlio, ma è anche l’eroe “fermo” che è disposto a sacrificarsi per Troia. Grande è il gesto di Andromaca, una donna che è capace di accettare la volontà dell’amato anche se il dolore le attraversa l’anima.

Tuttavia, l’amore non è solo accettazione, affetto e rispetto: è anche passione. L’amore va oltre il modello presentato da Omero nell’Iliade: l’amore di due amanti è fatto di passione, di colpa e trasgressione. Picasso ce lo esplica bene nel quadro che realizza nel 1923 Gli amanti, dove rappresenta due innamorati che sono soprattutto amanti, che presentano gli occhi e il petto invasi dalla passione, la quale, osservando bene, allude a qualcosa di trasgressivo, che va oltre i confini convenzionali. In modo diverso, arretrando nei secoli, un altro autore scrive «…. un giorno osò rivorgerle il discorso. La sventurata rispose.» Così Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi parla di una passione che si potrebbe definire “perversa”; la monaca di Monza intrecciò una relazione con un “certo” Egidio; la passione che animava il loro rapporto era sbagliata e portò entrambi a compiere orribili delitti. Tuttavia, molti non si sentono di condannare Gertrude, una donna costretta a prendere i voti e che forse spinta dall’odio per una vita che non accettava, accolse dentro di sé una passione tormentata. Forse quella passione “perversa” rappresentava per Gertrude un “amore malato” che altre donne avevano e che a lei era stato negato. E l’ “amore malato” porta solo sofferenza e gesti terribili, infatti , severissimo è il Manzoni nel sottolineare la sua “colpa”: avrebbe potuto “scegliere” di essere una buona suora e non una scellerata.

Sono molti gli amanti, passati alla storia, per una passione travolgente. Un altro esempio è rappresentato da Paolo e Francesca, il cui amore si trasforma in una colpa a causa del tradimento. Infatti, nonostante la simpatia che i due protagonisti scatenano emozionalmente nei lettori perché infelici e “vittime” delle usanze del tempo, Dante nella Divina Commedia colloca i due amanti nell’Inferno, perché entrambi si erano macchiati della grave colpa del tradimento, che può scardinare l’equilibrio su cui si fondano i rapporti umani. Anche qui perentoria arriva la condanna dell’autore: non tutto può essere calpestato nella vita, anche a costo della sofferenza!

I sentimenti sono spesso soggetti a mutamenti e anche l’amore si può trasformare in odio. Non è insolita la notizia di una donna uccisa dal proprio amante. Potrebbe sorgere naturale chiedersi: «Perché?». A questa domanda molti autori hanno dato molteplici risposte, spesso attraverso esperienze di vita. Giovanni Verga nella sua novella intitolata La lupa porta un esempio di una passione fatale. La lupa è una donna dannata che travolge gli uomini e li ammalia. Nanni è una delle vittime di questa donna, oltre che suo genero. Si tormenta e odia la “lupa”. «Pagò delle messe alle anime del Purgatorio…», scrive Verga: Nanni è un uomo disperato, che vuole liberarsi dal fatale incantesimo e che alla fine è pronto ad uccidere colei da cui prima era stato travolto. L’odio in una coppia può nascere da molte cose, ma una causale molto comune è il tradimento. Chiunque se tradito dalla persona che ama si sente ferito e nella sua collera può anche giungere ad atti estremi. Giorgio, personaggio de Il trionfo della morte di Gabriele D’Annunzio, è stato tradito dalla sua donna e diventa furioso, pazzo, viene travolto da una forza pari a quella che prima animava il suo amore. Purtroppo per Giorgio la ragione non sempre prende il sopravvento e nel suo caso egli è spinto ad uccidere.

Certi sentimenti se non dominati sono forze irrefrenabili che travolgono l’animo umano e che spesso lo conducono ai confini della ragione, spingendolo a compiere atti orribili. Catullo nella sua poesia Odi et amo metteva vicino due parole opposte, ma legate dal filo del destino. L’uomo è molte volte viene spinto a credere che ciò che desidera è ciò che ama, ma molte volte non è così. Italo Svevo nella sua opera Senilità, parla di Emilio, che «aveva posseduto la donna che odiava, non quella ch’egli amava…», quest’uomo aveva appagato un suo desiderio, che però non coincideva con l’amore. Amore, passione e odio sono tre sentimenti che colorano la nostra vita e che possono renderla migliore o peggiore di quella che è. Tutti gli esempi che grandi autori ci hanno fornito sono spunti per riflettere, per capire che bisogna far convivere queste tre forze, anche se certe volte percorrono strade opposte a quelle che vorremmo seguire. Una vita fatta di solo odio è terribile, così come lo possono essere delle vite dominate solo dall’amore malato o dalla passione perversa.

In fondo questi autori che ho citato, in modo diverso con la poesia, la prosa, la pittura hanno voluto forse da una parte far riflettere su temi che coinvolgono e sconvolgono l’esistenza dell’uomo, ma a mio avviso hanno anche voluto rappresentare dei fallimenti dell’animo umano nel momento in cui non riesce ad equilibrare sentimento e ragione e si abbandona a gesti efferati. Oggi è sconcertante aprire i giornali e leggere quotidianamente di delitti consumati per tradimenti o interessi. L’uomo “uccide” agli albori della storia e continua ad uccidere. Non è una realtà accettabile: «Il male va indisturbato in giro per il mondo»! Anche i giovani seguono i cattivi modelli e si leggono cronache di bande che uccidono i “deboli della società”. Vergognosa la reazione della gente: l’indifferenza. Non si dibatte più, non ci si confronta e le idee, quelle che ispirano un mondo migliore, tendono a sopperire.

Mi sento di chiudere queste mie considerazioni con Jung, il quale pose l’accento sull’animale interiore che è in noi e sulla necessità psicologica di viverlo ed integrarlo. La sua rimozione, infatti, porta solo ad una riemersione sregolata ed incontrollata che nelle forme più gravi genera catastrofi estreme come l’omicidio e la guerra.

Articolo originale di Sveva Vitale

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