Annie Lennox, una voce per le donne

0

Indossa un semplice vestito a fiori con un gilet nero a righe. Appare serena e determinata, più interessata a parlare dei suoi impegni sociali che di musica. Porta i suoi 54 anni con leggerezza e grande fascino, lo stesso fascino con cui per decenni ha incantato il mondo, e incanta ancora oggi, con la sua splendida voce, calda ed espressiva. Annie Lennox, insomma, è una super star senza dare l’impressione di esserlo, come emerge dall’incontro avvenuto con i giornalisti a Milano per la promozione dell’album The Annie Lennox Collection, che raccoglie per la prima volta i suoi hit collezionati nelle sue prove da solista.

Sono rimaste volutamente fuori due parti della sua carriera: quella degli inizi con i Tourists, dal discreto successo, e quella seguente con gli Eurythmics, in coppia con Dave Stewart, di enorme popolarità. Una popolarità che, per Annie, non è svanita una volta conclusa l’avventura in duo e, anzi, ha rinfrescato dal 1992 a oggi in ogni sua uscita da solista, seppur intervallata da lunghi silenzi. La riprova di quanto l’artista scozzese sia apprezzata e di come la sua strada in solitaria abbia sempre seguito le indicazioni della qualità superiore, come sottolinea la selezione di The Annie Lennox Collection: dodici perle a cui si aggiungono due inediti, Pattern of my life, scritta per lei dai Keane, e la cover di Shining light, degli Ash. Valore aggiunto a un piatto già ricco.

Cosa ti ha spinto a pubblicare un’antologia in questa fase della tua vita?
Due motivi coincidenti: il mio contratto in scadenza con la casa discografica richiedeva ancora un album e ho così pensato di chiuderlo con una raccolta, l’occasione giusta per riassumere il mio percorso da solista, cosa che non avevo mai fatto prima.

Quali riflessioni ha suscitato in te osservare il tuo passato?
Il principale motivo per cui ho incominciato a fare musica era che mi offriva l’opportunità di essere creativa. Scrivere e suonare sono state le chiavi per esplorare nuovi mondi, e ho seguito questa via per tutta la mia carriera. Guardandomi indietro, mi sono accorta di aver fatto molto, anche se non è stato facile ottenere determinati risultati, né do per scontato che sia altrettanto facile essere creativi. È solo un’occasione che mi si presenta ogni giorno.

Oggi che tipo di progetti hai in mente?
Ho intenzione di realizzare su internet una piattaforma multimediale che mi permetta di comunicare non solo con la musica e la voce, ma in modo più ampio. È in fase di costruzione, per cui non so ancora bene come si svilupperà.

Sarà un approccio all’arte simile a quello avuto da Peter Gabriel in questi anni?
Non ho la sua visione del mondo, anche perché ogni individuo è diverso dall’altro. Adoro ciò che ha fatto Peter, è una mente straordinaria e ha una capacità di interagire con la tecnologia che io non posseggo. Sto cercando, invece, un linguaggio diverso che superi il semplice fatto di essere una cantante, che vada oltre la facciata di artista, come il mio impegno per i diritti umani e delle donne nei Paesi in cui sono calpestati.

In cosa consiste questo tuo impegno?
Ho fondato una mia organizzazione, SING, e mi spendo per dare il mio appoggio a varie iniziative che provano a debellare la fame, la scarsità d’acqua e l’Aids in tanti Paesi del Terzo Mondo. Mi rendo conto di vivere una contraddizione nel parlare di questi problemi mentre io, come tanti di noi, viviamo in una società circondati dai privilegi. Eppure qualcosa bisogna fare: non ho soluzioni, ma la strategia dei piccoli passi credo possa dare buoni frutti. Ho grande fiducia nelle donne, nella loro sensibilità, visto che sono quelle che da sempre hanno pagato, e pagano, il prezzo più alto di una logica in prevalenza maschile, con tutto il rispetto per tanti uomini.

Quando hai maturato che dovevi fare qualcosa in questo contesto?
Nel 2003, quando insieme ad altri artisti, sono stata invitata in Sudafrica per partecipare al grande concerto voluto da Nelson Mandela per raccogliere fondi per combattere l’Aids. Non mi ero mai recata prima nel Paese e vedere con i miei occhi le drammatiche realtà degli ospedali e degli orfanotrofi mi ha spezzato il cuore. Ovviamente, conoscevo il problema, ma un conto è leggere statistiche o servizi sui giornali, un altro è guardare in faccia la sofferenza. Lì ho deciso di impegnarmi a fondo per l’Africa. So che suona un po’ ipocrita dirlo, ma noi diamo per scontato aprire un rubinetto e avere l’acqua, ma per milioni di persone non è così. Pensarci su, ogni tanto, può aiutare a riflettere sul nostro stile di vita, a sprecare di meno.

Sei mamma di due figlie. Hai un buon rapporto con loro?
Spero di sì. Ho avuto una prima maternità che, purtroppo, è finita male, e quando sono nate le mie figlie mi è sembrato un vero miracolo. Sono felice, davvero felice che ci siano, ed è anche da questo rapporto così stretto con loro che è nato il mio impegno per i diritti delle donne e dei bambini.

Tornando alla musica, quale opinione ti sei fatta dei vari talent show ora tanto di moda?
È il risultato di un cambiamento iniziato tempo fa, quando le case discografiche sono diventate delle multinazionali: l’artista oggi non viene più cresciuto ma deve dare subito dei guadagni. È la ricerca di una formula che porti all’incasso immediato, da replicare uguale a se stessa o da sostituire con un’altra che abbia gli stessi obiettivi: far contenti gli azionisti. Adesso funzionano i talent-show come American Idol o X Factor e si pesca da quel serbatoio. Certo, è più difficile e rischioso investire su un progetto completamente nuovo.

Nel disco c’è solo un brano inedito composto dai Keane. Come mai non lo hai scritto tu?
Mi piacciono tantissimo le canzoni dei Keane e quando ho ascoltato la loro proposta mi sono innamorata subito del pezzo. Anche se non l’ho composto io, è molto vicino alla mia sensibilità, altrimenti non l’avrei mai cantato.

Farai un tour?
No, anche perché suonare in giro vuol dire stare lontana da casa per un lunghissimo tempo. Ho una vita, una famiglia, e i progetti che sto seguendo non solo mi piacciono molto ma non mi costringono ad assentarmi. È un privilegio, e desidero non sprecarlo.


Articolo tratto da Dimensioni Nuove, a firma di Claudio Facchetti.

 

Cogitoetvolo