Annientamento

0

Il film prodotto da Netflix non parla di alieni ma è una grande metafora che affronta il tema del cancro

Annientamento è uno degli ultimi film prodotti da Netflix, diretto da Alex Garland, a cui è stata fatta una grandissima pubblicità. La pellicola si merita tutta la campagna pubblicitaria che le è stata dedicata ma la sua visione non è di facile interpretazione. Se guardata in modo superficiale, si è indotti a pensare che la storia sia pura fantascienza e che l’ambientazione sia uno scenario apocalittico apprezzabile soltanto dagli appassionati del genere. In realtà, la trama non è altro che una grande metafora che rappresenta il cancro e contiene molte più verità di quante se ne trovino in un classico film sci-fi.

La trama del film si ispira alla Trilogia dell’Area X di Jeff Vandermeer: è la storia di Lena (interpretata da Natalie Portman), biologa e insegnante alla Johns Hopkins, che insieme ad altre quattro scienziate si addentra nell’Area X, per indagare su ciò che accade dentro questa zona, caratterizzata da uno strano bagliore. Questo bagliore, generatosi nel momento in cui un meteorite ha colpito il pianeta Terra, si sta lentamente espandendo e tutti le squadre militari inviate in missione all’interno di questa zona non hanno fatto ritorno. Soltanto un sergente è sopravvissuto, il marito di Lena, ma al suo ritorno presenta sintomi gravi, a cui si fa fatica a trovare una spiegazione. Lena decide quindi di partire in missione, spinta dal dovere di trovare una causa – e possibilmente una cura – ai danni riportati dal marito.

Senza incappare in spiacevoli spoiler, cerchiamo di capire in che modo l’Area X rappresenta una metafora del cancro. Secondo molte interpretazioni, il leit-motiv della narrazione è immaginare cosa accadrebbe se fosse l’intero pianeta ad essere ammalato di tumore. Il meteorite che colpisce la Terra rappresenta quindi il sito primario da cui ha origine il processo di tumorigenesi, un evento casuale che pian piano si espande e ingloba tutto ciò che è sano. Nell’Area X Lena nota molti aspetti ambientali che sono riconducibili alle caratteristiche del processo tumorale. Nota innanzitutto una crescita pervasiva e incontrollata, che fagocita tutto ciò che trova. Questo è esattamente ciò che accade durante lo sviluppo del tumore, che erroneamente viene visto da molti come un problema di morte cellulare. Ciò che accade è esattamente l’opposto: le cellule diventano tumorali in seguito a mutazioni che le portano ad evadere i normali meccanismi di controllo della vita cellulare e anziché morire, permettendo quindi la generazione di nuove cellule, diventano immortali. Così crescono in modo incontrollato, trasformando le cellule sane in nuove cellule tumorali. Negli stadi successivi, la formazione di metastasi deriva proprio dal fatto che le cellule tumorali si immettono nel circolo sanguigno e vanno ad infettare distretti dell’organismo anche molto lontani dal sito primario.

Il secondo fenomeno che Lena nota nella vegetazione è la tendenza alla mutazione. Tutto ciò che si trova nell’Area X muta mano a mano che cresce. Lo stesso accade alla massa tumorale, le cui cellule vanno continuamente incontro a mutazioni del loro DNA. All’inizio del film Lena dice che “secondo la teoria di Hayflick la morte cellulare può essere combattuta, non si invecchia, si può rimanere immortali, si procede ad una divisione, non si muore. Vediamo l’invecchiamento come un processo naturale, ma in realtà è un difetto dei geni”. La teoria di Hayflick spiega come il numero di divisioni a cui può andare incontro una cellula sia limitato da una serie di meccanismi molecolari. Ironicamente, il “difetto” dei geni di cui parla Lena e che causa l’invecchiamento è ciò che ci tiene in vita. Il tumore, che viola questo limite e cresce incontrollabilmente, porta alla morte dell’organismo, che non è fatto per sostenere una crescita indefinita nel tempo.

La maggior parte di noi non si vuole suicidare, ma quasi tutti ci autodistruggiamo. Beviamo, fumiamo, distruggiamo ciò che di buono abbiamo fatto…ma queste non sono decisioni, sono impulsi. (…) L’autodistruzione non è codificata in noi? Programmata in ogni cellula?

Questo film parla di autodistruzione e questa frase della dottoressa Ventress suggerisce che l’annientamento è intrinseco alla vita. In un senso più ampio si riferisce a tutti quei comportamenti autodistruttivi che vengono messi in atto inconsciamente: comportamenti che sappiamo essere lesivi per il nostro organismo, in quanto veniamo messi in guardia dalla medicina, ma da cui spesso non si riesce a stare lontani, in fondo perché non se ne vede l’effetto immediato. Basti pensare ai disastri ambientali, all’inquinamento prodotto pensando che si possa gettare in acqua o interrare tutto ciò che si vuole, senza conseguenze. Le conseguenze si vedono anni dopo, quando le mutazioni indotte dall’ambiente cominciano a manifestarsi e i tumori crescono. Ma in un senso più profondo, l’annientamento è casuale, sta in una mutazione non riparata che evade i meccanismi di controllo dell’organismo. E ci si ammala anche dal nulla.

Chi si salva per ora deve passare attraverso una terapia che è una vera e propria bomba per l’organismo. Chemioterapia e radioterapia infatti attaccano anche le cellule sane causando numerosi effetti collaterali ma sono le uniche armi ben collaudate per sconfiggere “l’alieno”. In quest’ottica quindi anche il finale del film assume un senso: chi sopravvive porta con sé una traccia del cancro, che sia psicologica o che sia anche fisica.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.