Antipolitica: qualunquismo?

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Oggi non vogliamo parlarvi di politica, ma della sua negazione, l’antipolitica, intesa come il sentimento di forte opposizione ai partiti e al potere che rappresentano. Non citeremo Grilli parlanti, Travagli interiori o Stelle cadenti, ma parleremo solo ed esclusivamente dei meccanismi di formazione di questa corrente di pensiero, sempre più presente nel dibattito culturale e politico di questi anni.

Il fenomeno lo conosciamo già: polemica dura nei confronti dei partiti e dei deputati, rei di amministrare la cosa pubblica in modo inefficiente, dedicandosi non al benessere del Paese, ma alle proprie tasche: inquisiti, imbroglioni, farabutti, menzogneri, masnadieri… chi più ne ha più ne metta.

Da dove nasce questa prospettiva da molti definita qualunquista? È corretto parlare di qualunquismo o dietro questa definizione si nasconde la paura di affrontare seriamente la realtà?

Difficile dare risposte definitive, ma proviamoci. Cogitiamo.

Conti alla mano, è difficile essere d’accordo con chi nega che esista un problema di efficienza nella gestione delle risorse pubbliche: la burocrazia soffocante e lo spreco continuo di denaro sono solo alcuni degli aspetti che un osservatore razionale, anche vivendo la sua personale quotidianità, può giornalmente sperimentare. Sarebbe quindi assurdo asserire che i partiti non abbiano approfittato di questa cronica defezione degli apparati statali: lì dove infatti si annidano procedure complicate, leggi ambigue, privilegi e denaro, è sempre alle porte la tentazione di dimenticarsi dei problemi del Paese e pensare solo ai propri interessi, anche quelli di più infima qualità. È evidente che sfruttando questi handicap del sistema si ha la possibilità di agire indisturbati.

Sarebbe però superficiale un’analisi che limitasse le colpe dei partiti al semplice sfruttamento di una situazione preesistente, perché è chiaro che queste importanti falle del sistema sono anche causate da un certo modo di intendere (e vivere) la politica. L’inefficienza e l’ambiguità sono dunque le premesse che rendono possibile un’azione indisturbata dei soliti furbetti ma sono anche, contemporaneamente, il risultato di quell’azione. Tutto questo non ha niente a che fare con l’antipolitica in senso stretto, ma è solo l’analisi verosimile (di certo molto riassuntata) di uno dei tanti aspetti della storia italiana post-repubblicana.
Se a queste elementari considerazioni si aggiunge anche il fatto che lo stipendio e i privilegi di un deputato o di un consigliere regionale (penso soprattutto all’ Assemblea Regionale Siciliana, ma non solo) fanno venire la pelle d’oca a qualsiasi persona dotata di senno, e che stiamo attraversando dei momenti di forte recessione economica (con contestuale inasprimento della pressione fiscale), il piatto è servito: l’odio per la politica dilaga, i comici diventano tristi e/o arrabbiati e urlano dai loro amboni che è ora di mandare tutti a casa (ma contemporaneamente bramano di entrare in Parlamento), e qualche politico in stato confusionale, non capendo che la gente ce l’ha con tutti i politici, nessuno escluso, prova a sfruttare demagogicamente (e ingenuamente) questo sentimento prorompente.

Dopo questi rapidi accenni, torniamo alla domanda di cui sopra: è corretto parlare di qualunquismo? Probabilmente no. Perché? Principalmente perché il forte malcontento della gente ha una giustificazione forte: la cattiva gestione del Paese, gli stipendi d’oro (proprio mentre abbiamo una disoccupazione giovanile superiore al 30%), gli sprechi, le raccomandazioni et cetera, sono problemi reali, evidenti, frustranti. Se parlare di queste cose equivale ad essere qualunquisti, ci troviamo di fronte ad un paradosso evidente: la stessa realtà sociale ed economica, in Italia, è qualunquista. Se invece osserviamo i problemi con occhio critico, senza ignorarli, allora possiamo veramente dare risposte più serie alle domande che ogni cittadino intelligente si pone: come uscire da questa situazione? Dobbiamo andare a votare? La democrazia ha fallito?

Uscire da questa fase di stallo non è facile. Occorrono riforme, sviluppo, efficienza, semplificazione. Soprattutto, però, è necessario rivedere i meccanismi di formazione e selezione della classe dirigente. Chi sono i nostri dirigenti? Chi li forma? Come si formano? Su quali basi culturali ed etiche? Sono persone valide, integre, serie? Come affrontano i problemi?

Queste sono domande generali, è evidente, ma necessarie per capire davvero chi ci andrà a governare. Il voto ha senso se teniamo bene in mente queste considerazioni, altrimenti rischia di diventare solo un compitino da svolgere passivamente, occasionalmente, senza pretendere nulla (se non qualche favore in cambio). Una risposta corretta a queste semplici domande dà anche senso alla democrazia, evita che questa diventi un simulacro di vuote formalità, di vuote apparenze. Chi infatti si rende conto che abbiamo il diritto di essere governati da persone capaci e lungimiranti, partecipa quotidianamente alla selezione dell’élite intellettuale e politica del nostro Paese; anzi, finisce per proporsi ed esporsi personalmente, senza paura.
È questa la democrazia, quella che non può fallire. Se la intendiamo così, non vi sarà più spazio per la cattiva politica e, quindi, per l’antipolitica.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.

  • Elisa Bonaventura

    Non posso non essere felice di leggere un articolo come questo su C&V!
    Cerco brevemente di riassumere il mio pensiero.Secondo me, definire questi movimenti antipolitici è concettualmente sbagliato. Si tratta di un espressione che contiene in sé una evidente accezione negativa, coniata dai partiti tradizionali che si sono dimostrati incapaci di gestire una grave situazione di crisi economica, quasi volessero esorcizzare questo movimento spontaneo nel tentativo di tamponare l’inarrestabile emorragia dei consensi e l’astensionismo. L’entusiasmo che anima questi attivisti (li conosco bene, ne ho uno a casa!) non può essere certo definito antipolitico. Semmai, ciò contro cui si vuole prendere le distanze è un certo tipo di politica, fatta di sprechi, interessi personali e così via dicendo. 
    Ma avere a cuore temi come la corretta gestione della cosa pubblica, la riduzione degli sprechi, la tutela dell’ambiente, la meritocrazia… mi sembra invece molto positivo.
    Ciò che mi lascia un po’ perplessa è il linguaggio comunicativo spesso utilizzato soprattutto dal “Grillo parlante”: violento, a tratti volgare, anche se non posso negare sia di grande impatto e coinvolgente. E, infine, credo che questi movimenti abbiano una visione un po’ troppo semplicistica della macchina statale. Non credo sia così facile rimettere in riga i conti di uno Stato. Perché lo Stato non è un’azienda.

  • Cogitoetvolo

    In effetti è uno degli articoli migliori pubblicati recentemente. Come sapete, su C&V l’unico argomento di cui non si parla è la politica italiana. Abbiamo pubblicato questo articolo perchè, senza prendere posizione su una o più parti politiche, affronta il problema nel senso più ampio possibile. E soprattutto lo affronta come problema sociale che prescinde da qualsivoglia partito politico.

  • Federicaa

    Premetto che il mio commento è assolutamente slegato da qualsiasi idea partitica perchè, potete definirmi antipolitica o come vi pare, ma io mi guardo intorno e non vedo altro che persone che cercano di fare solamente i propri interessi. Certo, come diceva Elisa, lo Stato non è un’azienda e per far tornare i conti ci vogliono tempo e soprattutto sacrifici. Solo che questo secondo termine viene ormai da troppo tempo avvertito solamente da quella fetta di popolazione che di sacrifici ne fa già abbastanza ogni giorno, e mi riferisco agli anziani, alle persone che hanno un reddito basso e a quei giovani che non avendo neanche la possibilità di trovare un lavoro finiscono per rimanere anni a casa dei genitori.
    Un altro problema che secondo me è determinante è l’anzianità (per dirla in modo carino) dei politici. Abbiamo una classe politica che è decisamente vecchia e i pochi giovani che ci sono non hanno una minima competenza in campo lavorativo perchè mancano i posti di lavoro! E allora sì che dire “largo ai giovani” suona qualunquista: come si fa a parlare di lavoro se non si ha mai lavorato?
    Io definirei qualunquista chiunque prenda posizione senza ragionare e soprattutto senza essere coerente, che sia di destra, sinistra, centro, alto o basso.

  • “E, infine, credo che questi movimenti abbiano una visione un po’ troppo semplicistica della macchina statale. Non credo sia così facile rimettere in riga i conti di uno Stato. Perché lo Stato non è un’azienda”… è verissimo!A me quello che mi fa paura di questi movimenti è il loro essere incoerenti, il loro cambiare continuamente opinione (vedi Grillo)… E poi queste figure di leader che urlano nelle piazze credo somiglino (con le dovute differenze legate al periodo storico) ai movimenti (tipo quello che aveva per leader D’Annunzio) del biennio rosso, ora sappiamo che quei movimenti opportunamente galoppati al momento giusto dalla persona giusta hanno portato al regime fascista, che ricordo è iniziato come un governo legale formato dal Re che conferiva al primo ministro più di un ministero (vi ricorda qualcosa della situazione attuale?). Questo mi inquieta molto.

  • AnimaePartus

    Indipendentemente dalle idee politiche, mi piacerebbe sapere da Ruggero e Federica (e da tutti i lettori che vogliano intervenire) se abbiano delle strategie per aiutare gli altri (e aiutare noi stessi) a credere nella politica, nelle idee, nella democrazia. So che è un tema difficile, ma vediamo se riusciamo a parlarne senza tirare in ballo le nostre convinzioni politiche. Di per sé avere una convinzione “ideologica” non è sbagliato, ma vogliamo fare di questo spazio virtuale un luogo in cui il ragionamento e la passione civile siano autonomi, non manipolabili da questo o da quel partito. Vediamo un pò cosa esce fuori.

  • Contessa Adelasia

    Per rispondere alla domanda del titolo, dico no, antipolitica (se per antipolitica si intende più che altro “antipartiti” attuali) non equivale dire qualunquismo. Qualunquismo sono i discorsi da bar, parrucchiere e barbiere (con rispetto parlando) in cui ci si lamenta soltanto,si critica e basta, si scuote la testa e si dice “ma che ci possiamo fare?”, a volte senza sapere veramente di cosa si sta parlando.
    Come Elisa, anch’io “ho in casa” un “antipolitico” e non si può certo definire qualunquista! Al contrario! si interessa eccome di politica, di problemi sociali ecc… Ammiro la loro buona volontà e la loro buona fede, critico i leaders troppo “carismatici” e populisti. Le intenzioni sono buone, quello che critico in loro sono i toni usati e il loro sentirsi “migliori e so tutto io” e il loro volere essere superpartes, apartitici, quando in realtà…in fin dei conti…così nascono i partiti e servono… Chiamali movimenti delle lune, chiamali partiti, ma in qualche modo bisogna scendere in campo, ognuno con le proprie idee, proposte, ideologie. E’ facile criticare – ed è necessario se le cose non vanno – ma è difficile sistemare le cose senza alternative concrete.
    Beh…per credere nella politica…bisognerebbe iniziare dando una possibilità più concreta nello scegliere veramente i rappresentanti e non sempre le stesse facce obbligate; buttando fuori chi ha problemi con la giustizia; richiedendo una vera conoscenza e competenza sugli argomenti discussi e votati in Parlamento (non dico che la maggioranza dei parlamentari sia così ignorante, ma certi servizi delle Iene fanno pensare).
    “Per credere nelle idee” cosa intendi? 

    Ritornando al qualunquismo… L’astensionismo è spesso sinonimo di qualunquismo, ma non si può dire che sia sempre così, il problema è serio: anche chi qualunquista non è non sempre si sente di votare, se non c’è veramente da scegliere… Che democrazia è? Dici tu che bisogna proporsi ed esporsi personalmente, ma non tutti si sentono di farlo, e non perché se ne fregano ma proprio perché non pensano di averne le capacità, le competenze e il tempo di scendere in campo personalmente. Farsi rappresentare da un altro, dare fiducia ad un altro mi sembra pure un buon esempio di responsabilità e democrazia. Molti criticano la democrazia rappresentativa e vorrebbero una democrazia diretta, a me quella rappresentativa andrebbe bene se intesa in questo modo e se davvero le cose funzionassero bene…
    Non penso che la democrazia sia fallita, è normale che le cose non vadano alla perfezione, l’importante è provare a farle funzionare, l’impegno per quanto si può  per il bene comune,non arrendersi.  La democrazia fallisce nel momento in cui si pensa che sia la soluzione sicura a tutti i mali, la forma di governo sicuramente perfetta (che “se solo fosse applicata per come si deve…tutto andrebbe bene”), capace di formare una società perfetta e, guardando all’attuale società, così non è di certo, e allora in questo senso l’esperimento democrazia è fallito(finta democrazia, malgoverno, dittatura della maggioranza…).  Se l’obbiettivo è un’utopica società perfetta…allora qualsiasi forma di governo, di stato, regime, ecc… fallirà, non sono mai esistite e mai esisteranno società perfette. Al contrario, se esistesse l’uomo perfetto, la società perfetta, qualsiasi forma di governo sarebbe perfetta: un sovrano assoluto perfetto, padre amorevole verso i sudditi felici e contenti, perfetti; una democrazia popolare diretta dove tutti i cittadini perfetti andrebbero d’accordo; un’oligrachia di persone perfette,competenti, buone,ottime,con tutte le qualità di questo mondo di cui potersi fidare ciecamente e vivere felici e contenti senza troppi pensieri.

  • AnimaePartus

    Ho letto con piacere il tuo commento, Contessa Adelasia: scrivi cose probabilmente ineccepibili. Io per “credere nelle idee” intendo riacquisire (se mai vi sia stata) una dimensione del discorso politico in cui le parole non siano meri giochi verbali, artifici per prenderci in giro, retorica scadente. Vorrei tanto che fosse possibile credere alla sincerità dei politici quando parlano. Ma soprattutto quando parlo di questo “credere nelle idee” parlo di qualcosa che non riguarda tanto i politici, ma i cittadini “normali”, in particolare quelli che non hanno tempo, voglia, sicurezza o competenze per andarsi a sedere in Parlamento o in Consiglio Comunale. Sono proprio queste persone (e quindi praticamente tutti) che stentano oggi a credere nelle idee. Stentano a battersi per un ideale, perché la politica di infima qualità gli (ci) ha fatto credere che l’ideale più grande sia solo portare a casa la pagnotta. E’ così, lo so, e lo capisco, perché tanta gente fa la fame. Ma non è giusto! Viviamo in un costante clima di tensione, in cui il lavoro non c’è e non abbiamo quindi il tempo e la voglia per pensare al governo del Paese. Quando mancano il lavoro, il benessere, la salute, è facile manipolare le menti, lasciarle nell’ignoranza, fargli credere che non c’è scampo, che non ci sono competenze, che non ci sono titoli. Questo per dire che se non ci svegliamo, siamo completamente in trappola, perché siamo continuamente sotto tiro, minacciati dal rischio di perderci. Scusatemi, mi sono dilungato…

    • Contessa Adelasia

      Come funziona questa cosa? risponde sotto?

  • Io a dire il vero una, chiamiamola così, proposta per migliorare la situazione l’avrei… cioè mettere al centro delle decisioni politiche non lo stato, la società, o altre cose astratte ma la Persona Umana. Faccio un esempio concreto.
    E’ giusto che tutti abbiano una casa?
    Credo di si. Allora darei la possibilità a tutti di costruirne una senza pagare nessuna tassa (poi per la seconda, terza e quarta, fare pagare tutte le licenze e concessioni che ci sono, però per la prima no). E questo perchè ritengo che ogni persona abbia diritto ad un tetto. Se consideriamo che per costruire una casa il 40% della spesa è dovuto alle tasse di concessione, bolli etc… probabilmente senza dover pagare questo più persone potrebbero costruirsi una casa, quindi più muratori, carpentieri, trasportatori lavorerebbero. Allora anche questi ultimi potrebbero comprare più cose e tutto gira…

    Un altra cosa: è giusto che oggi (parlo per esperienza fino all’anno scorso) la giornata lavorativa di un operaio specializzato (in regola) costa ad una impresa 120 €, all’operaio entrano invece in tasca 70€ circa. Se ci fate caso mancano all’appello 50€ ebbene queste sono tutte tasse, tasse che garantiranno (forse) all’operaio dopo 40 anni di lavoro una misera pensione di 800€ al mese con cui, se deve pagare l’affitto, può solo fare la fame.
    Dico io: non sarebbe più umano ridurre la tassazione e fare intascare più soldi all’operaio. Non è rubare togliere 50€ al giorno a una persona che lavora in prospettiva di una misera pensione e di un pessimo trattamento antinfortunistico?
    Io qui sono dell’idea che se i soldi entrassero tutti all’operaio, questi lavorerebbe più contento, mettendosi da parte 20€ al giorno (e non 50€) con una assicurazione privata, nel giro di 35 anni avrebbe messo da parte circa (30€*300giornilavorativiall’anno*35anni) 315.000€ che per la vecchiaia mettiamo che uno non lavora più a 65 anni e che campi fino a 100 (quindi per 35 anni, cioè 420 mesi) sono 750 € al mese. Se si considera che con i rimanenti 20€ al giorno messi da parte (in 30 anni 180.000) ti puoi comprare una casetta. Io direi che per un semplice muratore male non sarebbe…

    Dico ne avrei mille cose del genere da dire…

    Magari vi sembreranno sciocchezze, però io dico che messe insieme farebbero la differenza. 

  • Contessa Adelasia

    Scusami se rispondo solo ora,ma prima non ho potuto.Gli ideali penso che li abbiano più o meno tutti  (i casi “gravi”, lasciamoli fuori da questo discorso) e penso che – anche pur non scendendo in politica e non trattandosi degli ideali delle vecchie ideologie politiche – in un modo o in un altro ci si batte ogni giorno per questi ideali, questi valori, “silenziosamente” e magari facendo molto anche per il resto della società inconsapevolmente.Se per “credere nelle idee” intendi  più che altro  “credere alle parole, alle proposte, alle idee dei politici” allora mi sa tanto che sia una netta minoranza quella a cui ci crede (mi domando se i politici stessi credano a quello che dicono) e non ci rientri nemmeno tu (“Vorrei tanto che fosse possibile credere alla sincerità dei politici quando parlano.” ) Quello che manca secondo me non sono nè gli ideali nè le idee: manca la fiducia  nell’esito pratico di queste “idee”, “incarnate” in quella politica a cui non si crede più, proprio perché alle “idee” spesso non seguono i fatti concreti.Certo, lamentarsi e stare a guardare non risolve la situazione; forse mancano i “coraggiosi” che scendano veramente in campo a fare quel che possono per “cambiare l’aria”, altrimenti inutile lamentarsi. D’altra parte però bisogna anche capire che non tutti hanno la voglia, il tempo, le capacità per fare politica, ma dedicano comunque le loro forze ad altrettante nobili cause, a prima vista forse insignificanti, e fanno comunque la loro parte. Chi “dal basso” e chi “dall’alto”. E allo stesso modo c’è “chi dal basso” e “chi dall’alto” fa più danno che bene…
    Resta da capire però una cosa: i politici sono lo specchio della società (provengono comunque da questa società, non da Marte) e quindi se non cambia la società nemmeno la politica cambia; oppure rappresentano la parte peggiore di questa società (non scordiamoci però di tutte le brave persone che ci sono e fanno il loro dovere, non sono tutti marci come si dice; i politici in gamba, onesti e puliti ci sono ma spesso non fanno rumore) e “casualmente” sono tutti seduti lì su quelle poltrone mentre i veri “migliori” stanno a dormire o non hanno l’opportunità di farsi avanti per motivi esterni? Che fare? Qual è il problema? Chi sono i nostri dirigenti, appunto?
    “Io a dire il vero una, chiamiamola così, proposta per migliorare la situazione l’avrei… cioè mettere al centro delle decisioni politiche non lo stato, la società, o altre cose astratte ma la Persona Umana.”Concordo

  • AnimaePartus

    Fa piacere sapere che c’è chi crede ancora nella nostra società, nella sua capacità di cambiare, di mutare. Io credo alla politica, ma non credo alla maggior parte delle proposte attuali. Il problema non è più, secondo me, solo una scarsa coerenza con i programmi ed i progetti, ma una carenza di contenuto. I programmi, i progetti, quelli seri, non ci sono più (o forse non ci sono mai stati). I politici, sempre secondo me, non rappresentano la parte peggiore della società; sono convinto che rispecchino la nostra società. Non a caso in altri Paesi occidentali, sono tanti (e non pochi esemplari) i politici che fanno il bene del loro popolo, proprio perché la loro società non tollera distrazioni, non tollera cadute di stile, scandali, opulenza ostentata e chi più ne ha più ne metta. Chi sbaglia, se ne va. Non viene premiato, osannato, celebrato. E soprattutto risponde politicamente: se sbaglia, non vince più. Il nostro, invece, è il Paese in cui chi sbaglia viene perdonato, viene giustificato, viene rieletto e continua a sbagliare. Se non cambiamo questo aspetto, apparentemente insignificante, non esisterà mai MERITO in politica e nella società.

  • Contessa Adelasia

    Da un lato questa società “tollera” questi politici, per cui chi sbaglia non se ne va ed è il cane che si morde la coda; dall’altro però sempre più persone non si sentono rappresentate da questa classe politica, non pensano sia “lo specchio della società” (e da lì astensionismo, disimpegno politico, anti-politica) Forse entrambe le cose, forse le due cose son collegate, non saprei…

    Comunque ammetto un mio disorientamento, forse alcuni pensieri un po’ contrastanti tra loro e una  poca “fede” nella politica; ciò non significa che non bisogna provarci comunque, tenendo sempre conto dei limiti della realtà.

    Grazie della chiacchierata 😉 Tutti gli altri che dicono?P.S. Anche se ho un altro nick name, l’hai capito chi sono io, giusto Animae Partus? XD

  • AnimaePartus

    Morwen? Grazie a te della bella chiaccherata. Mi piacerebbe sentire altri utenti…credete ancora nella politica? Come dev’essere per voi il dirigente di oggi e di domani? Cosa chiedete alla politica?

  • Contessa Adelasia

    Sì, sono io XD