Antonio Ferrer e la subdola demagogia

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Antonio Ferrer non è soltanto un personaggio manzoniano: guardatevi intorno…

Immaginate di vivere in un mondo di incertezze, inganni, soggetti subdoli e inaffidabili, pura ipocrisia o insomma, per dirlo con termini manzoniani, di imbrogli e sotterfugi. 

Provate a pensare, in tutto questo, di avere bisogno a un certo punto di affidarvi a qualcuno. Credo sia normale, perché non è semplice resistere a lungo da soli in una moltitudine di dubbi logoranti. A chi potreste rivolgervi? Dovreste cercare, tra tutti gli occhi, quelli più certi delle proprie azioni, occhi di chi ne ha viste tante e forse ora sa come agire.

Ecco, a Milano l’undici novembre 1628, nel giorno di San Martino, ciò che aleggia nell’accozzaglia di sguardi persi è proprio questo, finché non compare un personaggio su cui non può non ricadere l’attenzione di tutti i presenti. I quali, pur continuando a gridare acclamazioni insensate, vengono subito attratti dal fascino di questo individuo appena apparso sulla scena.

Il cancelliere Antonio Ferrer si fa spazio nel tumulto della folla, mille braccia tendono verso di lui con desiderio e tante domande senza risposta, non sapendo neppure per cosa esattamente stiano protestando. Eppure pendono dalle sue labbra, mentre lui si inebria di fama e si nutre delle loro disperate richieste. Gli spagnoli come lui incutono timore perché sono gli oppressori che Manzoni vuole tanto mettere in risalto: hanno conquistato la reverenza del popolo con la forza, non con l’autorevolezza di chi agisce giustamente e consapevolmente nei confronti del benessere comune.  

Ed eccolo qui, un adulatore opportunista come pochi. Ne abbiamo visti a bizzeffe, sia nel romanzo sia nella storia, purtroppo fino a oggi. La sua figura passa in mezzo alla folla, ma essendo sopra un carro si pone evidentemente in una posizione superiore al popolo o, potremmo dire semplicemente, diversa. Non è casuale: non sa mettersi nei loro panni, lui è da solo sopra tutti loro e da lì non ha intenzione di scendere. Non rinuncia a lanciare continue esclamazioni nella propria lingua, manifestando la chiara indisponibilità alla comunicazione con gli oppressi. Tutti voi avrete sentito la celebre frase: «Adelante, Pedro, si puedes!»: ed ecco che esorta il guidatore del carro a non fermarsi, mentre grida nel vento vane promesse riguardati un ipotetico e economicamente infondato abbassamento del costo del grano.

La gente gli crede, lo implora di fermarsi e di spiegare, ma non c’è nulla da aggiungere, proprio perché non c’è nulla di vero in quel che il cancelliere dice. La gente forse lo sa ma per tutti è meglio non pensarci: almeno lui sembra sicuro di quello che fa, e in tanto caos spicca notevolmente il suo innegabile e sudicio carisma.

La confusione invece, per Ferrer, è proprio lo strumento di cui approfitta per nutrire il suo fascino. Più la gente non capisce, più lui può continuare a giocare con le loro paure.

Il volgo milanese continua a sgomitare nel niente, cercando di seguirlo ma la direzione non è la casa del vicario di provvisione e neppure una qualche soluzione al problema, bensì una porta chiusa, l’assenza di risposte, l’aspra e cruda realtà.

Quanti demagoghi vediamo oggi sulla nostra scena politica nazionale? Tantissimi, purtroppo, ma molti sono presenti anche intorno a noi, negli schermi tremendi che ci tengono appiccicati per ore quasi in ipnosi – sì, proprio la televisione, ciò che nel celebre romanzo distopico di Bradbury viene chiamata con grande dispiacere “la famiglia”: ci avvolge, ci cambia l’esistenza, ci risucchia per un tempo indeterminato facendoci dimenticare di ciò che vale veramente al mondo -, per le strade, addirittura nei gruppi di amici e nelle varie organizzazioni di settore. C’è sempre un capo che promette e non sa come mantenere. C’è sempre la vile paura, da parte di quest’ultimo, di vedersi improvvisamente venir contro quella «turba diffusa», come Manzoni nell’Adelchi chiama accortamente la folla sparpagliata ovunque, perché ci sarà sempre il timore che quelle persone, seppur inferiori, si rendano conto della subdola finzione del mondo di cui sono rimaste vittime.

Nel frattempo, però, personaggi come Antonio Ferrer continuano a passare con il carro in mezzo alla piazza. Continuerà sempre, finché qualcuno, al posto dei mille punti di domanda, porrà coraggiosamente un punto esclamativo. E allora forse quel carro, seppur sotto lo sgomento dei molti, si fermerà, e tutti i Ferrer che conosciamo scenderanno da lì anche solo per un attimo. E se davvero succederà, se questa speranza si concretizzerà in azione, sarà proprio quell’attimo a cambiare la storia.

© Illustrazione di Laura Meneghin

Anna Tonazzi

Dopo essermi diplomata al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, proseguo lo studio dell'antichità con grande passione: infatti ora sono laureanda alla triennale in Lettere classiche. Il mio sogno è quello di diventare un'insegnante di italiano, storia, geografia, latino e greco. La mia passione è sempre stata quella della scrittura, e ultimamente sto riscontrando grande soddisfazione in questa attività: recentemente infatti un mio racconto è stato selezionato dalla casa editrice Historica Edizioni e pubblicato nell'antologia Racconti friulano-giuliani. In contemporanea, da molti anni canto in diversi cori di alto valore artistico, attualmente nel Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e nel Gruppo Vocale Vikra di Trieste, gruppi con cui partecipo a diverse iniziative di vari livelli, dal regionale all'internazionale. Sono stata inoltre selezionata come soprano per EuroChoir (Coro Giovanile Europeo) per la sessione 2018. Sono fondatrice e attuale amministratrice di tre pagine Facebook, tra cui Noi classicisti, una piattaforma di enorme successo, dato il più che positivo riscontro ricavatone. Inoltre mi impegno a scrivere anche sulla piattaforma Wattpad. Ho collaborato con la rivista Choralia e il celebre blog triestino OperaClick. Sono parte del consiglio direttivo del Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e responsabile della promozione dell'immagine di quest'ultimo sulle piattaforme social. Sono appassionata alla vita, entusiasta e determinata: cercherò di trasmettervi tutto questo attraverso le mie parole con uno stile narrativo quanto più originale e innovativo.