Aperti alla vita

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5° classificato del concorso Una storia per la vita – 2012

 

“Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica”.

Il messaggio del Consiglio Episcopale Permanente mette in evidenza una questione fondamentale per la nostra società: i giovani aperti alla vita. La grande questione della sfida educativa si pone come uno dei più importanti temi di riflessione che investono oggi la società moderna perché ci riguarda tutti essendo in discussione il futuro dell’intera umanità. “La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone ad esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri”. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo”(cfr Lc 22,27) secondo la profezia dell’antico Testamento .

Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo. I giovani devono cercare la vera giovinezza attraverso l’educazione alla vita. Educare alla vita significa non lasciarla andare alla deriva soprattutto attraverso le nefaste e irriguardose scelte dell’aborto e dell’eutanasia. L’alba e il tramonto della vita. I due momenti più difficili e fragili che sono minacciati e soppressi in quanto viene negato il diritto di nascere a chi non ha chiesto di nascere; viene negato il diritto di essere servito, accolto ed accompagnato a chi non ha l’autonomia e la forza di farlo da solo. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà la vita è un bene non negoziabile perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole ed indifeso. In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto per il dono dell’esistenza. Sicuramente sono delle scorciatoie che, falsamente, si crede eliminino i costi di un figlio e del disagio a crescerlo .

Peggio ancora quanto si pretende di possedere il diritto di sopprimere una vita “non degna di essere vissuta” perché martirizzata da un handicap . Gli anziani, i malati terminali, coloro che sono ridotti allo stato vegetativo, anch’essi sono un disturbo, richiedono troppo tempo, impegno e spese . Ogni volta che la vita viene stracciata, soffocata, ignorata , non accolta è una violenza alla dignità della persona umana. Ma come si può tollerare una società che rivendica, giustamente, i diritti per gli animali negando quelli umani? Non si può assistere impassibili al processo di umanizzazione degli animali e di animalizzazione degli uomini. Le giovani generazioni debbono essere accompagnate, attraverso un giusto cammino di educazione alla vita, a comprendere il valore inestimabile ed insostituibile, unico di ogni persona umana.

E’ chiaro che i giovani vadano educati dagli adulti. Se poi ad accompagnarli è l’esempio, lo stile di vita, allora tutto diventa più facile, più credibile e, soprattutto, redditizio in termini di accoglienza e di docilità collaborativa. Anche i moderni mezzi di comunicazione utilizzati dall’universo giovanile possono essere ottimi mezzi per aiutare a crescere. Tutto però deve essere inquadrato nell’ottica del mezzo, dello strumento e non del fine . Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che sostengano il desiderio d’impegno che in tanti giovani si accende non appena trovano adulti disposti a condividerlo. “La vera giovinezza si misura nell’accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio”. In effetti è una bella sfida. Additare ai giovani la via al servizio delle debolezze altrui, aiuta a rafforzare le proprie capacità, a raffinare i propri sentimenti, a servire la vita. Quello che gli adulti devono offrire ai giovani è dunque un messaggio d’amore. Un amore fortissimo e incondizionato così come Gesù lo ha mostrato sulla croce per la nostra salvezza.

Oggi però questo messaggio d’amore è in qualche modo offuscato da un altro completamente opposto. Quello che dovrebbe essere amore e rispetto per il proprio corpo, inteso come tempio dello spirito, viene interpretato invece come impedimento al raggiungimento del piacere. Che tipo di educazione ricevono infatti oggi i nostri giovani all’interno delle famiglie, nelle scuole e, più in generale, nella società? E soprattutto, che tipo di società è questa che sembra aver smarrito anche le più basilari bussole della vita comune? Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso. Molti giovani sono scoraggiati, depressi, portati a pensare che non ci sia nulla per cui lottare, sperare o credere. I giovani di oggi vivono prima che il dramma reale della crisi economica e dei valori , quello del suo fantasma. Finiscono per rifiutare la vita in tutte le sue dimensioni: dall’impegno scolastico o per chi è in difficoltà, alla partecipazione in famiglia e in società, fino alla costruzione di progetti per il futuro; ma quali sono le parole della vita? Quali potrebbero essere gli input da dare ai giovani per ricominciare a credere nel domani e a lottare ogni giorno , per costruirlo?

I giovani devono avere il coraggio di fare della propria vita un dono per gli altri. I giovani sono il futuro ed è a loro che dobbiamo puntare. Bisogna aiutarli ad affrontare le tematiche che sono alla base come la tutela della vita . Rafforzata dallo spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente e non respinta o temuta o addirittura distrutta. I giovani devono essere capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. “Chi ama la vita non nega le difficoltà: s’impegna piuttosto ad educare la società a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare ciascuno di noi.”

Occorre che dai giovani giunga una testimonianza forte di amore per la vita, dono di Dio, un amore che si deve estendere dall’inizio alla fine di ogni esistenza e deve battersi contro ogni pretesa di fare dell’uomo l’arbitro della vita del fratello, di quello non nato come di quello sulla via del tramonto, dell’handicappato e del debole. I giovani devono diventare “profeti della vita” con le parole e con i gesti, ribellandosi alla civiltà dell’egoismo che spesso considera la persona umana uno strumento anziché un fine, sacrificandone la dignità e i sentimenti in nome del mero profitto. Nessun uomo è un “iceberg” alla deriva nell’oceano della storia: ogni giovane fa parte di una grande famiglia all’interno della quale ha un posto da occupare e un ruolo da svolgere. L’egoismo rende sordi e muti, l’amore spalanca gli occhi e apre il cuore, rende capaci di arrecare quell’originale e insostituibile contributo che, accanto a mille gesti di tanti fratelli, spesso lontani e sconosciuti, concorre a costituire il mosaico della carità, capace di cambiare le stagioni della storia. Il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza.

 

Autore: Angelo Cavina

Cogitoetvolo