Apocalisse smog

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Cosa sta accadendo nel “paese emergente” per eccellenza, dove una nebbia tossica oscura l’atmosfera?

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di compiere una vacanza-studio in Inghilterra. Durante la prima lezione del corso in lingua, l’insegnante cerca di rompere il ghiaccio: “Cosa vi colpisce maggiormente dell’Inghilterra?”. Una ragazza cinese, con naturalezza sconcertante, risponde: “Le stelle!”. Tra lo stupore della classe, lei spiega: “La mia città natale è spesso avvolta da una fitta nebbia, specialmente di notte, difficilmente le stelle sono visibili”. Non aveva mai visto il cielo stellato, se non al cinema, nella finzione. Possibile che l’uomo abbia sacrificato le stelle in nome del benessere e di un presunto progresso? Ne vale davvero la pena? Siamo davvero disposti a questo? Cosa sta succedendo nel “paese emergente” per eccellenza?

È stata definita “apocalisse smog”, ma noi tutti sappiamo che non si tratta di una situazione improvvisa o inaspettata. È l’ennesimo picco di un dramma che nelle metropoli cinesi si consuma ogni giorno. Secondo gli esperti Domenica 8 novembre nella metropoli di Shenyang, nel nordest del paese, è stato riscontrato il livello di inquinamento “più alto che si sia mai registrato nel mondo”, con un grado di polveri pericolose 56 volte superiore al massimo sopportabile dall’uomo, in base ai parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 1400 microrganismi per metro cubo, capaci di penetrare in maniera profonda nelle vie respiratorie. Uscire di casa è “estremamente pericoloso per la salute”, avvertono le autorità. Una fitta coltre di nebbia avvolge i grattaceli, dagli impianti di riscaldamento delle abitazioni fuoriescono i fumi della combustione del carbone, dalle ciminiere delle fabbriche miasmi nocivi si riversano nell’atmosfera. Secondo l’Università di Nanchino solo il 9% della popolazione in Cina può godere di un’aria “pulita”, che rispetti gli standard dell’OMS. Lo smog è parte della quotidianità delle affollate metropoli del paese, intrappolate all’interno di gigantesche nubi tossiche.

Il mondo osserva immobile e spaventato. Le fabbriche, principali artefici del miracolo cinese, non possono essere chiuse. La corsa al progresso non può conoscere limiti: l’intera popolazione aspira all’affermazione sociale e al benessere occidentale. La Cina è un gigante incapace di fermare il proprio slancio, un mostro che, nel tentativo di ingoiare sempre maggiori ricchezze, finirà per fagocitare se stesso. Il governo cinese non sembra troppo preoccupato dai cambiamenti climatici: dopo aver infranto qualsiasi accordo internazionale in materia (la Cina, quale paese emergente, non è nemmeno tenuta a rispettare il Protocollo di Kyoto), il Ministro per la protezione ambientale ha recentemente ipotizzato leggi più forti in materia di inquinamento entro i prossimi cinque anni. Un arco di tempo enorme se si pensa alla rapidità con cui gli influssi del surriscaldamento globale iniziano ad incidere nella vita di tutti i giorni.

Perché accade tutto ciò? Come può l’uomo permettere che ciò accada? La risposta ruota attorno all’indifferenza e alla concezione sbagliata che l’uomo ha della Terra. Riassume molto bene Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì: “Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla”. L’uomo moderno è incapace di guardare alla Terra come dono di cui essere custode: siamo incapaci di andare oltre la risorsa da sfruttare, il petrolio sul quale fondare la nostra ricchezza. Questa situazione porterà ad una conseguenza terribile, come già sottolineava Papa Paolo VI nella sua enciclica Pacem in terris: “Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”. È necessario un cambio radicale di prospettiva, una conversione ecologica globale, perché quella pesante coltre di nubi tossiche sopra i cieli della Cina è insopportabile: cosa direbbe il pastore errante di Leopardi se non potesse vedere la Luna e le stelle? Bisogna smettere di guardare alla realtà come se ci spettasse di diritto, come se tutto ci fosse dovuto, come se la Terra stessa fosse un nostro possesso. E non si tratta semplicemente del rispetto necessario verso ciò che non ci appartiene e che dobbiamo condividere con il concerto della natura e degli esseri viventi. Apprezzare la natura e la Terra stessa come strumenti per la nostra felicità, questo significa cambiare prospettiva, vivere il reale come un dono. Una lezione che i potenti della terra non sembrano avere imparato. Papa Francesco lo denuncia con forza: “Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti”.

Quale Terra vogliamo consegnare ai nostri figli, al nostro prossimo? Non è una battaglia che si combatte nel corso degli anni, un lotta che può attendere, come sembra pensare il governo cinese, ma uno sforzo che deve coinvolgere ognuno di noi, adesso, ora. Perché domani sarà troppo tardi. Nelle convinzione, forse utopica, forse romantica, che le stelle lassù nel cielo valgano più di qualsiasi benessere economico.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.