App “Sarahah”: quando per essere onesti è necessario l’anonimato

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L’app Sarahah permette di inviare messaggi in totale anonimato. Il nome arabo significa “onestà”: ma siamo proprio sicuri che sia questa la modalità per praticarla?

Ne avrete sentito parlare durante quest’estate, oppure vi sarà capitato di intravederne l’icona tra le app del momento. Dopo aver conquistato a suon di download gli Stati Uniti e il Canada, Sarahah è arrivata in Europa, spopolando in particolar modo tra i giovanissimi (ma non solo). Se avete pensato che non fosse altro che una versione 2.0 dei vecchi format come Ask.fm, preparatevi a ricredervi, perché la storia dello sviluppo di quest’app ha molto da dirci sulla società in cui viviamo.

Sarahah nasce in Arabia Saudita grazie ad un’idea del programmatore informatico Zain al Abidin Tawfiq. Il suo nome infatti non ha nulla a che vedere con le risate di Sara, ma è una parola in arabo la cui traduzione letterale è “onestà”. Lo scopo primario che si prefiggeva lo sviluppatore era quello di introdurre l’app nelle aziende, al fine di utilizzarla come strumento per favorire una maggiore libertà di espressione tra dipendenti e superiori. Il meccanismo è analogo a quello attuato dalle università tramite l’utilizzo di questionari anonimi, che permettono agli studenti di valutare la didattica dei propri docenti mantenendo l’anonimato onde evitare eventuali ritorsioni. Peccato che l’app si sia diffusa ampiamente tra gli adolescenti, diventando l’ennesimo strumento per dire tutto ciò che non si avrebbe il coraggio di dire a voce.

In un’intervista a Mashable, Tawfiq sottolinea l’aspetto della sincerità, che lui pone alla base della sua idea. “Noi esprimiamo i nostri sentimenti apertamente – lo facciamo sempre. Ma ci sono barriere come l’età, a volte la posizione sociale. Non puoi andare da una persona anziana, come tuo nonno, e dire tutto quello che pensi di lei. Abbattere queste barriere sociali è ciò che tutti vorrebbero“. Uno slogan che si sente spesso, un verbo che sembra essere diventato il must della nostra società: abbattere. L’universo di internet è nato con l’intento di abbattere tempi e distanze. Abbattere i confini tra gli stati, abbattere l’idea stessa della nazionalità: l’utente è un’entità anonima, icona grigia dalle parvenze umane. L’uguaglianza si misura in termini di connessione: se hai un dispositivo puoi essere chi vuoi, diventare chi vuoi, esprimerti come vuoi. Puoi godere di una libertà illimitata.

Abbattere le barriere sociali è un’espressione forte, forse proprio l’ultimo “ostacolo” che va abbattuto per illuderci di essere riusciti a creare un ambiente virtuale che garantisca a qualunque essere umano una libertà totale. Manca questo ostacolo che forse -o per fortuna- non sarà veramente possibile abbattere. Le barriere sociali esistono in quanto esiste una società, che per sua definizione si basa sul concetto di relazione interpersonale. Non deve quindi sorprendere che l’unica via per demolire le barriere sociali sia ricorrere all’anonimato. L’anonimato ti rende intoccabile e ti fa sentire protetto, evitando che tu ti esponga personalmente. Su Sarahah vieni ridotto ad un indirizzo, niente più di una stringa di lettere. Puoi dire quello che vuoi, perché sei sollevato dalla responsabilità di rendere conto di ciò che stai dicendo. È forse questa l’onestà o la sincerità che vogliamo?

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.