Aprire le porte all’amore

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Che cosa può significare oggi vivere il Giubileo della Misericordia? Perchè ne abbiamo tutti bisogno?

Martedì 8 dicembre si è aperto a Roma il Giubileo straordinario della Misericordia. Durerà fino al 20 Novembre 2016. L’Anno Santo, come spesso viene chiamato, affonda le sue radici nella tradizione ebraica: ogni cinquant’anni veniva celebrato l’anno di riposo della terra, in cui era prevista la restituzione dei terreni confiscati e la liberazione degli schiavi. Il primo Giubileo cattolico fu promulgato nel 1300, come ricorda Dante, da Papa Bonifacio VIII. Da allora si ripete ogni 25 anni. Storicamente rappresenta la concessione dell’indulgenza plenaria, ovvero la remissione di tutti i peccati commessi. Ma che cosa significa vivere il Giubileo oggi?

Papa Francesco lo ha fatto intendere chiaramente quando ha aperto anticipatamente una ideale porta santa a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, il 29 novembre: «deponete gli strumenti di morte: armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». In un paese sconvolto dalla guerra civile, dalle rappresaglie infinite e dall’odio religioso il Papa ha riaffermato il dovere, anzi il bisogno umano di rinunciare alla «tentazione della paura dell’altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa». Mai messaggio fu più attuale. Stiamo vivendo momenti difficili: la paura per il terrorismo, il persistere dell’ingiustizia sociale e al tempo stesso un’indifferenza dilagante, quella che i più hanno definito “crisi di valori”. Di fronte a tutto ciò, il Papa invita ad armarsi d’amore e misericordia. Non è un messaggio rivolto solamente ai credenti, ma che può e deve giungere a tutti: l’umano è chiamato a prendere posizione nella lotta, a difendere ciò in cui crede, ad essere attivo. Insomma, la paura che in questi giorni ci attanaglia non deve paralizzarci. Non possiamo permettere all’odio e alla paura di renderci passivi! Dunque armiamoci. In questo risiede la straordinaria novità del Giubileo: il male si vince con l’amore, con il perdono, con la misericordia.

Un esempio chiarirà ogni dubbio: nel Vangelo di Marco viene riportato l’episodio di un giovane ricco che si avvicina a Gesù per chiedere come ottenere la vita eterna, ovvero come raggiungere la felicità piena. Marco scrive: «Gesù, guardatolo, lo amò». L’uomo di oggi è chiamato a vincere la sfida più grande: abbattere i muri dell’odio e dell’indifferenza, amare incondizionatamente, amare già con lo sguardo. È questo il messaggio “cristiano” che il Giubileo lancia al mondo. La figura di Cristo può e deve divenire esempio per una società diversa, per una sensibilità nuova. Non è un caso che un’artista ebreo come Marc Chagall fosse affascinato da quell’uomo capace di «dare la vita per i propri amici». Non è un caso che un genio come Van Gogh volesse immedesimarsi nel sacrificio di Cristo in croce. Perché il messaggio dell’amore è universale, ha a che fare con le corde più intime dell’animo umano, travalica le distinzioni religiose. Ci rende uomini.

L’apertura della porta santa a Roma può essere la metafora del cambiamento. «Spalancate le porte!» gridava un altro Papa: dobbiamo avere il coraggio di amare noi per primi. Dobbiamo aprire le porte del cuore alla misericordia, amare prima di giudicare, perché chi ama abbandona ogni forma di timore e di paura.

La misericordia di cui parla il Papa non è semplicemente rivolta all’umano, ma anche alla custodia del mondo che ci è stato donato. In quest’ottica si inserisce l’evento Fiat Lux, illuminating our common home: la sera dell’8 dicembre, per tre ore, sono state proiettate sulla facciata del Vaticano centinaia di foto ispirate all’enciclica Laudato sì. Il fine? Sensibilizzare l’umano attraverso la bellezza della natura, degli animali, ma anche di un popolo, della diversità etnica e culturale. Perché la misericordia produce bellezza.

C’è bisogno di un Giubileo straordinario? Io direi di sì. È un richiamo ad essere presenti, attivi di fronte alle sfide più urgenti dell’attualità: la lotta al cambiamento climatico, la minaccia del terrorismo. Il Papa propone una soluzione “folle” per entrambe: l’amore. Un amore che parte dal piccolo, come Francesco spesso afferma, dalle dimensioni a noi più vicine: il lavoro, la famiglia, la scuola. Un amore che può cambiare il mondo. Dobbiamo solo volerlo.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.