Arcade Fire – Rebellion

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Dormire è arrendersi, non importa a quale ora. Dormire è arrendersi, quindi alza quelle palpebre pesanti.

Win è un tipo a cui non piace dormire e quando conosce quella solare ragazza di Montreal, Regine, sa che deve sposarla. Niente perdite di tempo: tre anni di fidanzamento, matrimonio e musica. Ricetta ideale per dar vita ad una band destinata ad entrare nell’olimpo della musica indie-rock contemporanea. Vi suona esagerato? Chiedete a David Bowie, Chris Martin, Bono, artisti (di un certo peso) letteralmente fulminati da questi ragazzi. Non sorprende, in particolare, l’entusiasmo di un mostro sacro come Bowie, data la netta somiglianza (citazione, non imitazione) delle linee vocali.

Parlare degli Arcade Fire equivale a parlare della passione di Win Butler, californiano, e Regine Chassagne, canadese del Quebec, due ragazzi con la musica nel sangue, polistrumentisti tecnicamente dotati (si sono conosciuti in una scuola musicale di Montreal), ribelli e vitali. Con altri cinque musicisti (tra cui William, fratello di Win) gli Arcade Fire sono al completo e nel 2003 rilasciano, come album di debutto, uno straordinario Funeral. Già dal titolo (scelto per via dei numerosi lutti che hanno colpito i membri della band durante la registrazione) questo disco manifesta contraddizione: Funeral presenta una tracklist energica, allegra, arrabbiata, in cui la malinconia trova spazio solo tra le righe (vd. Haiti, pezzo dedicato alla terra d’origine di Regine).

Dormire è arrendersi, non importa a quale ora. Dormire è arrendersi, quindi alza quelle palpebre pesanti. Comincia così la splendida Rebellion (Lies), brano simbolo del disco, manifesto di uno stile di vita in cui la ribellione è innanzitutto fuoco che brucia nelle coscienze, risveglio, verità da opporre alle bugie. Un inno contro il sonno della ragione, senza ideologie o banalità. Non è vero che dormendo si muore senza dolore. Non è vero che sia possibile salvarsi solo sognando, senza agire. Le coperte sono semplici scuse per coprirsi dalla luce, per non alzarsi, per evitare di affrontare il mondo, per coprire una vita cattiva, fatta di amanti da nascondere. Ogni volta che chiudi gli occhi, ecco le bugie che corrompono la tua vita, le menzogne che non ti permettono di respirare.

Questa è la ribellione secondo gli Arcade Fire: una lotta per non chiudere gli occhi, un urlo per rimanere svegli. Il videoclip traduce in immagini semplici e chiare ciò che il testo e la musica suggeriscono. In una giornata di sole, di buon mattino, i musicisti passano in rassegna la città e le case chiamando tutti a raccolta con chitarre e tamburi, invitando tutti i giovani addormentati a seguirli, ad uscire fuori dal loro letargo.

Una canzone simbolo per i giovani, in un periodo in cui il nostro silenzio sembra diventare sempre più opprimente? Credo che le premesse, anche musicali, vi siano.

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Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus… chiamatemi come volete, ma questa è l’ultima volta che provo a descrivermi.

  • Elisa Bonaventura

    Sempre ottima musica. Stupenda 😉