Arisa sul WC: quando i selfie passano il limite

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Iniziata come una pratica innocente e simpatica, la selfie-mania è diventata l’ennesimo modo di passare il limite. Un esempio? Il selfie di Arisa sul wc.

C’è chi li fa nelle grandi occasioni e chi in ogni momento della giornata, chi li fa da solo e chi in compagnia, chi ci ha costruito sopra una carriera e chi li considera il pane quotidiano. Ormai è chiaro, sono la moda del momento, qualcosa di cui non si può più fare a meno. Sto parlando dei selfie, volgarmente detti “autoscatti”, fotografie che richiedono una certa dose di abilità fisico-motoria (per chi non possiede una di quelle pratiche asticelle che vendono per strada) nonché molta creatività e un pizzico di egocentrismo. Iniziata come una pratica innocente – o quasi – la selfie-mania ha attraversato varie fasi, tra cui ossessione maniaco-compulsiva, degenerazione mentale, pandemia globale fino a diventare l’ennesimo modo di passare il limite. Perché tra la miriade di selfie semplici, belli, puliti e simpatici, ce ne sono tantissimi che sfiorano il limite dell’indecenza e altrettanti che lo scavalcano con un doppio carpiato.

E visto che oggi “andare oltre il limite” è diventato il nuovo sport mondiale, per attirare l’attenzione con un selfie ci si spoglia, si mostrano le proprie parti del corpo migliori, ci si mette in posizioni innaturali e accattivanti, oppure si raggiungono luoghi estremi e impervi, si sfida la gravità e in molti casi si rischia addirittura la vita. Morire per un selfie? Sì, è possibile, è successo a Sylwia Rajchek, studentessa polacca di 23 anni, che in Spagna ha perso l’equilibrio nel tentativo di scattarsi un selfie precipitando da un’altezza di circa sette metri, ma anche qui a casa nostra, a Isabella Fracchiolla, sedicenne pugliese, che durante una gita scolastica – ancora queste gite mortali – in posa per fare un selfie, è scivolata precipitando sulla scogliera sottostante dopo un volo di una ventina di metri.

Tra chi invece non considera i selfie uno sport estremo ma un modo per mettersi in mostra “al naturale”, abbiamo innumerevoli star che scattano foto a ogni aspetto più inutile della propria routine, dal risveglio ai pasti, dagli animali domestici alle pose nel bagno. Eh sì, anche il bagno è diventato un teatro di posa, lo sfondo di milioni di fotografie, con tanto di sanitari, rubinetti, piastrelle e boccette in bella vista.

Il fondo, se mai ce ne sarà uno, l’ha toccato Arisa, che si è fatta un selfie sul water – ben visibili i pantaloni abbassati, l’orlo del bidet e due rotoli di carta igienica – con il commento «Buongiorno. Stamattina spenta, ieri esagerato, a letto troppo tardi.. Oggi ripresa lenta.. Lenta.. Lennnnnnnn..ta. Ricordatemi così!». Arisa vuole essere ricordata così, seduta sulla tazza mentre tenta di riprendersi da una serata focosa – o pesante, che dir si voglia. Non contenta, ne pubblica un altro, poche ore dopo, sempre nella stessa posizione, scrivendo che «Guardate che quella cosa lì è tutto. Pensate se non puliste dai rifiuti ogni giorno la vostra casa, sarebbe intasata di sporcizia. Il nostro corpo è la casa. Non capisco tanto sgomento: bisogna impegnarsi. E dare il buon esempio, tutti i giorni». Impegnarsi e dare il buon esempio, Arisa ha ragione, bisogna farlo tutti i giorni, ma magari non sul water e non nel senso che intende lei.

A quanto pare non c’è più alcun aspetto della propria vita privata che non possa essere investito dalla selfie-mania. Il protagonismo dei Narcisi di oggi si espande a macchia d’olio e sembra inarrestabile, travolgendo privacy, pudore, decenza e tabù. Siamo nell’era del “tutto è concesso”, dove le provocazioni fanno scalpore per un paio di giorni e dopo diventano moda. Sarà questo il caso del “WC-selfie”? Tra qualche giorno le nostre bacheche social saranno inondate da autoscatti e commenti di persone sui sanitari? Io personalmente mi auguro di no, il web è già abbastanza intasato di spazzatura. Mi auguro, invece, che le persone e soprattutto quelle popolari e seguite come le star, imparino che per far parlare di sé non serve scattarsi foto estreme. Prima di tutto perché i fan o gli amici preferirebbero ricordarle in posizioni diverse, ma anche perché, se davvero vogliono dare il buon esempio, non devono farlo sulla tazza né mezzi nudi, devono impegnarsi un po’ di più e pensare ad azioni più significative di uno scatto provocatorio.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".