Arte da rubare: quando il furto è d’obbligo

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Se rubi un’opera d’arte essa verrà riscoperta, ricercata e ricordata. E se ciò si sfruttasse a fin di bene?

I furti d’arte hanno sempre il loro fascino. Nell’indignazione che se ne ricava c’è la riscoperta collettiva dell’amore per la cultura che generalmente abita soltanto nei cuori di quei pochi che se ne prendono cura.

Adesso ridacci la Gioconda…francese!
Fu il caso ad esempio del furto, per ragioni patriottiche, della Gioconda del Louvre, che venne sottratta nel 1911 dall’ex impiegato al museo parigino Vincenzo Peruggia, convinto che l’opera fosse di proprietà italiana (in realtà legittimamente francese con regolare acquisto di re Francesco I). L’uomo aveva passato la notte in uno sgabuzzino e ne era uscito smontando la teca in vetro che lui stesso aveva montato tempo addietro; poi aveva portato con sé il quadro sotto il cappotto. Uscì tranquillamente, aiutato da un ignaro idraulico, sbagliando tram e prendendo infine un taxi: conservò il dipinto in una valigia per ben 28 mesi.

Durante le indagini persino il poeta Apollinaire e l’immenso Picasso vennero interrogati sul caso. Il ritrovamento fu nel 1913, quando Peruggia tentò di vendere la Gioconda ad un mercante d’arte e fu scoperto e arrestato in un albergo che porta ora il nome dell’opera.
Da quel momento in poi essa divenne una delle più grandi ferite artistiche italiane: la sua presenza (seppur legalissima) all’estero fece comprendere universalmente il suo valore. Tutt’oggi le questioni franco-italiane sono affrontate a colpi di Monna Lisa: i mondiali del 2006 ci hanno visto cantare Adesso ridacci la nostra Gioconda.

 Arte da rubare: il furto legale
Il fenomeno è dunque chiarissimo: se rubi un’opera d’arte essa verrà riscoperta, ricercata e ricordata. E se ciò si sfruttasse a fin di bene?
E’ quello che ha scelto di fare Arte da rubare/ Art to be stolen, un “collettivo di artisti internazionali che realizza performance interattive in strada alla ricerca del contatto con un pubblico inconsapevole che diviene parte della performance. Il numero di partecipanti è in aumento, perché il progetto è aperto a nuove proposte ed attrae ad ogni evento nuovi artisti”.

Funziona così: gli artisti seminano per strada sculture, quadri e svariati altri generi di opere, libere di essere rubate e che sono segnalate dalla scritta Arte da rubare accompagnata da questo testo sul retro: “Questa opera può essere presa liberamente, se avrai voglia di appenderla, ti prego di mandare una foto e se vuoi un messaggio (con la nuova collocazione, ndr)”
I “derubati” (Marco Cantarella in arte Canz-52, il tedesco Zeitwille, l’italiano Emme.xyz, Mr Minimal, Daniele Tozzi e molti altri) vogliono rendere fisico lo scambio tra artista e spettatore, che involontariamente, facendosi vettore del virus arte, diventa anch’egli artista portando con sé un messaggio. La cultura del bello torna ad essere il libero traffico di emozioni che era alle sue origini. E dal portarsi dentro si passa al portarsi dietro, al condividere nuovamente con altri futuri spettatori ladri di bellezza.

Si- può- fare!
Molti dei messaggi inviati agli artisti sono di scusa. La gente, tentata di portar via tanta bellezza, non sa se sia lecito farlo. Ma qualcuno ha letto il biglietto e ce l’ha fatta: come Jorge, che ha appeso il dipinto ai piedi della foresta colombiana. Scrive: “Grazie. In qualche modo l’artista assomiglia a Dio, ha la capacità di creare. Tutti siamo parte dell’arte. La generosità è indomabile. Nessuno è padrone di ciò che non è capace di difendere.”

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.