Arte: una ricercata semplicità

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Pensate ad un albero. Ad una foglia; ad una goccia trasparente di rugiada che scivola lentamente su di essa, seguendone le nervature. Immaginatevi adesso una sorgente d’acqua cristallina: grossi fiotti limpidi che cadono su pietre lisce. Cosa c’è di più semplice e di più bello?

Perché ci siamo dimenticati della loro bellezza? Perché non le ricerchiamo più, anzi, ce ne dimentichiamo del tutto? L’uomo moderno vi si sofferma di rado; non c’è più spazio per tali cose. La modernità, in un certo senso, prende le distanze da tutto ciò che è naturale e semplice.

Consideriamo adesso l’arte dei nostri giorni: la forma reale, le linee delicate sono viste come ostacoli da superare; l’uomo vuole – deve – andare oltre. Spesso si dilaga nel deliberatamente disgraziato, nel goffo, nel deforme. Il risultato è davanti ai nostri occhi: le opere d’arte hanno perso del tutto il senso della forma per focalizzare la propria attenzione esclusivamente sul significato; l’arte è stata scissa da un’idea di estetica. Se precedentemente gli artisti miravano ad imitare la natura (o, più in generale, la realtà) per poter trasmettere un significato attraverso di essa, attualmente questo proposito sembra essere venuto meno. Ogni monumento, ogni dipinto rinascimentale, ogni scultura classica racchiude al suo interno un messaggio; più o meno chiaro, ma lo ha. Venendo meno la forma, questo processo di estrapolazione del significato risulta molto più difficile (probabilmente un messaggio c’è, ma rimane asserragliato nell’imperscrutabile mente dell’artefice). Nell’epoca del personal computer per le masse, l’arte si raggomitola, diventando prerogativa di una piccolissima elite di specialisti (gli unici capaci di comprenderla e apprezzarla). Forse i più invaghiti critici mi lanceranno contro ogni tipo d’ingiurie, classificandomi un conservatore reazionario; tuttavia, nei fatti, chi preferirebbe qualsiasi opera d’arte contemporanea al Discobolo di Mirone, alla Pietà di Michelangelo, ad una statua del Bernini, alla Gioconda, ad un dipinto di Raffaello, solo per citare alcuni esempi? Tutti ineguagliati modelli di bellezza; una bellezza che colpisce ancora oggi, nonostante i millenni trascorsi. Credo che nessuno abbia mai giudicato banali queste opere, solo perché si limitano a rappresentare la realtà.

Per di più, questa tendenza non rimane circoscritta ai soli musei, quasi ad essere un piacevole svago per raffinati intenditori; al contrario essa ci investe con violenza, anche nella vita quotidiana. Chi può negare la diffusa deformità e bruttura delle nostre città? Enormi palazzoni cementati senza alcuna pretesa estetica (o se ce l’hanno, non comprendo proprio in cosa consista), che rasentano un cielo bigio per il fumo delle ciminiere.

Eppure l’uomo greco, romano, rinascimentale, è lo stesso di oggi. Nelle nostre vene scorre il medesimo sangue. Perché l’evoluto, illuminato, uomo moderno non riesce più ad eguagliarli? Chi mi saprebbe spiegare perché il più avveniristico edificio sfigura di fronte alla maestosa compostezza di una cattedrale gotica, di fronte all’ordinata perfezione di un tempio greco? Possiamo forse dire che la nostra sia un’epoca di mezzi migliori per fini peggiori? Ci si limita a stupire lo spettatore, quasi a scioccarlo; ma tale sensazione è effimera, svanisce in breve, non attraversa i secoli.

Se tutto è rimasto immutato nella specie umana, cosa è cambiato? Da ciò che possiamo osservare dalle loro opere, gli artisti contemporanei sembrano volersi distaccare da tutto quello che è il passato, dalla tradizione precedente. Inoltre, sono pochi – o nessuno – a prendere come modello la natura nella sua semplice bellezza. Questi due aspetti (tradizione ed osservazione della natura) sono stati per secoli il calderone sempre uguale, ma sempre nuovo da cui l’uomo ha attinto a piene mani senza essere mai riuscito a svuotarlo. Non a caso l’arte contemporanea è molto simile, sotto certi aspetti, all’arte primitiva: entrambi derivanti da una scarsa conoscenza – nel caso di quella primitiva – od osservazione – nel caso di quella contemporanea – della natura.

Forse il problema è tutto qui; forse si perde nelle aggrovigliate dinamiche della società. Non ci rimane che sperare e, nel frattempo, consolarci con ciò che il passato ci ha dato.

Probabilmente, gli uomini tra mille anni si muoveranno su astronavi super-veloci, si sposteranno in un istante da un capo all’altro del globo, le madri prepareranno la cena con un semplice click, gli scolari studieranno su libri digitali ed interattivi; tuttavia li vedremo sempre sospirare nel contemplare la volta della Cappella Sistina, i fregi del Partenone, le guglie della Cattedrale di Amiens.

 

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.