Assassin’s Creed Origins: l’Egitto come non l’avete mai visto

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La cura messa dagli sviluppatori nella ricostruzione storica dell’Egitto rendono Assassin’s Creed Origins uno dei migliori giochi a livello di grafica e scenario

Chi ha visto la nascita dei primi videogiochi, sarà anche cresciuto con il ritornello che “i videogiochi fanno male al cervello” e “i videogiochi sono un passatempo inconcludente”. Nonostante le varie proteste, negli anni l’industria dei videogiochi è diventata sempre più florida e ogni anno vengono sfornati centinaia di nuovi titoli, in una gara grafica tra sviluppatori che trasforma ogni gioco in una vera e propria opera d’arte. Emblematico il caso di Assassin’s Creed Origins, attesissimo prequel della serie della Ubisoft che ormai conta 17 titoli prodotti, tra quelli della serie originale ed altri spin-off. Questo videogioco, con la sua sensazionale grafica, è esemplificativo della ricerca storica che sempre più sviluppatori pongono nella loro produzione, affiancando al divertimento una buona dose di cultura.

Il gioco si svolge in Egitto, durante l’epoca tolemaica, intorno al 50-48 a.C., anni in cui Cleopatra viene costretta all’esilio da una rete di aristocratici egizi, suoi nemici, che usano la figura del fratello Tolomeo XIII come fantoccio per poter governare il regno. Questi personaggi fanno parte dell’Ordine degli Antichi e il compito di Bayek, protagonista della storia, è quello di scoprire l’identità dei cospiratori ed eliminarli. Bayek è un Medjay, ovvero fa parte di una sorta di forza paramilitare segreta al servizio di un capo regionale. Questa ricerca porterà Bayek a viaggiare per l’intero regno e, completando missioni per migliorare le proprie abilità, il giocatore può progredire nella storia e ha la possibilità di esplorare liberamente l’ambiente open world. 

Ciascuna regione dell’Egitto è curata fin nei minimi dettagli. Lo storico Maxime Durand si occupa proprio di fornire al gioco una veridicità storica e, avvalendosi di consulenze di egittologi e archeologi, ha guidato la ricostruzione di un Egitto che è spettacolare e allo stesso tempo altamente verosimile. L’architettura e l’organizzazione delle città egizie sono state curate da Jean-Claude Golvin, archeologo francese, che ha realizzato appositamente per il gioco una serie di disegni storicamente plausibili in riferimento all’aspetto di città perdute come Menfi e Alessandria. Anche per quanto riguarda le armi utilizzate nel gioco si è cercato di rimanere fedeli a ciò che veniva prodotto all’epoca. Bayek non utilizza soltanto attrezzature tipiche dell’Egitto ma anche tipologie di armi prodotte nei paesi vicini, che intrattenevano rapporti commerciali con il regno e che, dunque, era possibile procurarsi.

Dallo studio dei geroglifici che ricoprono ogni centimetro dei templi egizi, volto a curare i minimi dettagli del gioco, la Ubisoft ha deciso di lanciare un’iniziativa chiamata The Hieroglyphics Initiative, in collaborazione con Google. Annunciata il 27 settembre 2017, la sfida proposta da Ubisoft e Google è quella di riuscire entro un anno a sviluppare opportuni strumenti basati sul machine learning che permettano di migliorare il processo di catalogazione e comprensione dei geroglifici egizi, le cui traduzioni ci sono ancora in gran parte ignote. Il primo passo consiste nel raccogliere un gran numero di reperti storici da far analizzare al computer, in modo da poter creare un algoritmo che associ ad ogni figura il suo significato, sulla base delle conoscenze già possedute. Questo è già stato realizzato e ora l’obiettivo è quello di sviluppare software in grado di predire possibili traduzioni di frammenti che presentano porzioni mancanti o danneggiate.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.