Aurora all’aurora

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2° classificato del concorso Una storia per la vita – 2011

 

Aurora si alzò dal lettino senza fiatare. Uscì di corsa, senza stare a sentire il dottore che la chiamava, che le diceva di fermarsi. Era troppo tardi. Il pensiero di essere diventata la tana di un altro individuo, di avere dentro un qualcosa che le rubava la vita, il sangue, la libertà era troppo per lei e per i suoi 17 anni. Matteo era partito per l’Inghilterra, a fare un anno di scuola all’estero e aveva voluto salutarla così. No, l’aveva voluto anche lei, gli si era voluta attaccare addosso con la vita, per fargli vedere quanto l’amava, ma ora non aveva il coraggio di chiamarlo.

Aveva paura.

Non sapeva a chi chiedere aiuto. Giusy era la sua migliore amica, ma alla fine si era dimostrata una bastarda, proprio all’ultima ora, appena prima che Matteo mettesse il piede sul quel dannato aereo. “Ah bella! Guarda che se quello stava ad aspettà te glie cascava, glielo facevi seccà! Da due anni che lo facciamo una volta alla settimana, tanto tu non capivi niente, solo perché ora se ne è andato gli è venuta la voglia di sputtanarsi, tanto non ti vede più. Che glie frega a quello!” Queste parole gli si proiettavano in 3D nella mente, il suo cervello gliele sparava 24 ore al giorno. Ma ora il casino era più grande.

Si diresse veloce a casa, doveva trovare un modo. Non sapeva cosa fare, se si metteva su internet qualcosa avrebbe trovato. Su google scrisse “metodi abortivi”: 2730 risultati in 0,17 secondi. Magari avere un record così per risolvere il suo problema.

Wikipedia! Eccola la risposta ad ogni problema! Certo, la fonte di informazioni più vasta del mondo sicuramente poteva essere d’aiuto.
Aurora aprì il link e iniziò a leggere. Dopo un’ora lo stomaco le faceva male e gli occhi si erano riempiti di lacrime. Chiuse la pagina e corse in cucina. La madre non c’era ma sua nonna stava bevendo un the.

“Aurora, piccola, cos’hai!”

Aurora le corse fra le braccia e le raccontò tutto tra le lacrime. Le raccontò di Matteo, del giorno prima che partisse, di Giusy e delle sue parole, gli raccontò del test di gravidanza nel bagno della scuola, delle paure all’ospedale mentre aspettava la dottoressa, della sua espressione di disprezzo e di giudizio, della sua fuga, del terrore che le aveva fatto solo leggere cosa succedeva nell’aborto su internet…
La nonna si chinò verso di lei, la baciò sulla fronte e le disse: “Piccola mia, ora anche tu porti una vita, ora anche tu respiri l’aria di un altro, ora anche tu ti sentirai vera. Non avere paura, riconosci il miracolo della vita.”

Aurora alzò la testa e disse: “Ho capito una cosa sola, che se questa vita è nata, io non posso lasciarla andar via, che se io sono diventata culla non posso essere tomba.”
Abbracciò la nonna e rimase lì, colma d’amore, all’aurora della vita.

 

Cogitoetvolo