Avanti, c’è posto! (Chi ha paura del boom demografico?)

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Come afferma il prof. Paolo Grossi, giudice della Corte Costituzionale, la nostra società, che si definisce ben ancorata alla realtà, è invece “un’ infaticabile costruttrice di mitologie”.
Occorre smascherare uno di questi “miti”, un falso problema che è stato invece autorevolmente sollevato: il “problema della sovrappopolazione”, cioè l’idea per cui il numero degli esseri umani sulla Terra sarebbe troppo elevato, e, per di più, in crescita vertiginosa. Si dice che continuando di questo passo arriveremo ad un punto di rottura, un prossimo futuro in cui “non ci staremo più” e ci contenderemo non solo l’acqua e il cibo, ma addirittura lo spazio vitale.

Il rischio della mancanza di spazio vitale determina un disagio che fa molta presa sull’uomo occidentale, più della mancanza di acqua e cibo, per noi difficile da immaginare. Non ci è invece difficile immaginare il disagio dello stare fianco a fianco pigiati in una lunga coda, o intrappolati nel traffico senza trovare parcheggio. Ecco quindi che l’idea della sovrappopolazione non è associata tanto a un problema di risorse, risolvibile con una attenta pianificazione, quanto a un problema di “affollamento”.
Se la paura è quella dell’affollamento lo si può dire serenamente: è una paura infondata. Per accertarsene, basta un semplice calcolo. Il numero della popolazione mondiale è infatti di circa 7 miliardi e 114 milioni. Se la popolazione dovesse raddoppiare, ci ritroveremmo oltre i 14 miliardi di persone. Un numero che è al di fuori della nostra possibilità di figurarci una grandezza. Un numero che spaventa.
Tempo fa sentii dire, non ricordo esattamente da chi, che la popolazione mondiale potrebbe concentrarsi a vivere nel solo Texas. Magari non sarebbe il posto migliore del mondo, visti i terreni semi-desertici ammirati nel film “Il Gigante” e l’orrenda abitudine che hanno laggiù di condannare a morte la gente. Tuttavia, numeri alla mano, è vero: la popolazione potrebbe vivere nel solo Texas, e nemmeno troppo “concentrata”.

La superficie totale del Texas è di 696.241 chilometri quadrati, che equivalgono a 696.241.000.000, cioè 696 miliardi e 241 milioni di metri quadrati.
Operando una semplice divisione tra il numero presupposto di abitanti sulla Terra (7.114.910.000 circa, dato che il numero è in continuo aumento) come divisore e la superficie del Texas come dividendo, arriviamo a un risultato di 97.85 metri quadrati.
Questo vuol dire che ognuno di noi, se vivesse in Texas, avrebbe a disposizione circa 100 metri quadrati di spazio. Ma non 100 metri quadrati a famiglia, a testa. Senza contare che sarebbero 100 metri su una superficie al piano terra. Se ciascuno avesse anche il primo piano arriveremmo piuttosto a 200 metri quadrati. Sempre a testa
Se anche la popolazione raddoppiasse avremmo comunque 50 metri quadrati a testa: sempre però considerando di concentrarci nel solo Texas su una superficie complanare. Il complesso delle terre emerse ammonta invece a 148.939.063 km², di cui le terre abitabili sono all’incirca 100 milioni, cioè più di 14 volte il Texas: di metri quadrati a testa ne toccherebbero quindi 14.055.

Concludendo, se è vero che le conclusioni delle teorie economico-demografiche sono ben più complesse di come le ho volute ridurre io, è pur vero che questo panico dell’affollamento che echeggia nella civiltà occidentale è del tutto infondato. Dovremmo pensare alla nostra Terra non come un parcheggio completo, bensì ad un parcheggio dove tutti hanno messo l’auto vicino all’uscita, ma più avanti c’è tutto il posto che si desidera, e anzi questo parcheggio è talmente ampio che non se ne vede, né se ne apprezza, la fine.

Articolo scritto da Emanuele Petrilli

Cogitoetvolo