Bambini nel bosco

0

È il più bel romanzo di fantascienza che abbia letto in questo periodo, tanto che se ne devono essere accorti anche i giurati del Premio Strega che, prima volta per un libro per ragazzi, l’hanno candidato al più prestigioso premio letterario italiano. Beatrice Masini è una delle scrittrici per ragazzi più rappresentative al giorno d’oggi. Editor, giornalista, traduttrice (è lei che ha tradotto dall’inglese i cinque ultimi libri di Harry Potter), mamma di due figli, vive e lavora a Milano. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di fiabe e romanzi per ragazzi. Ha vinto prestigiosi riconoscimenti: il Premio Pippi, Elsa Morante per ragazzi e il Premio Andersen-Mondo dell’infanzia come miglior scrittore. Il libro si colloca in una situazione post-atomica (con sorpresa finale riguardo all’ambientazione) dove c’è un Campo Base diviso in Grumi, che assomigliano a delle case da campeggio, dove sono suddivisi i bambini senza genitori, man mano che vengono trovati dagli adulti. È un campo chiuso, controllato da telecamere, dove gli altoparlanti ripetono mattino e sera le leggi di Grimo (non avere segreti, non allontanarsi, non andare nel bosco). Gli adulti offrono loro cibo, tetto e una strana medicina da prendere ogni sera prima di dormire che poi si scopre essere un sonnifero per tenere a bada i Cocci, cioè i frammenti di memoria che ogni tanto affiorano e che li  fanno stare male. In questa novella vita da reclusi, i bambini si arrangiano come possono. Obbediscono al capo del Grumo, si azzuffano tra loro, passano le giornata in cerca di cibo, sono sporchi e puzzolenti. Il lettore assiste a un imbarbarimento progressivo: sono malnutriti, non ricordano cosa facevano prima di finire lì, si esprimono a stento, pensano solo a sopravvivere. Sanno di essere divisi in Dischiusi o Avanzi: a seconda che siano embrioni dischiusi dal criocongelatore, nati dalle cellule conservate e pertanto senza alcun ricordo né conoscenza del mondo, o dei semplici sopravvissuti allo scoppio della bomba nucleare (nel qual caso spesso hanno bolle e altri segni delle radiazioni). In mezzo a questa disperazione, accade l’imprevisto. Un giorno un ragazzo del Grumo 13, Tom, solitario e inquieto, con una spiccata intelligenza, trova nel bosco dove è vietato andare (ma lui ci va) un libro di fiabe. Tom è un Avanzo, sa leggere. Sa cos’è l’oggetto che ha trovato e lo tiene nascosto come un tesoro. Ben presto, però, in una noiosa giornata di pioggia, mentre lui sta sfogliando le pagine di nascosto gli altri compagni lo trovano e lo costringono a leggere il libro per loro. È così che inizia l’avventura di questi bambini. Sull’onda del coraggio e della speranza ritrovati dalla lettura delle fiabe, decidono di fuggire nel bosco alla ricerca di una vita migliore. Tom li guida, divenendo il loro nuovo capo. Il libro trasmette esattamente quello che l’autrice ha detto di essersi prefissata: angoscia, solitudine, precarietà, mancanza d’affetti, paura, distruzione. Quel che lega i bambini è un sottile filo rosso che non è proprio affetto (a parte in alcuni casi), è «stiamo insieme perché insieme c’è speranza di sopravvivere». La scrittura è essenziale, viva, precisa. L’autrice descrive bene le varie scene di vita prima nel Grumo e poi nel bosco, mentre i due adulti Ruben e Jason osservano i bambini con le telecamere della Base. Nel bosco accadono fatti che, ad una comprensione attenta, segnalano come il gruppo si stia compattando: trovano un animale mansueto e lo addomesticano. È un Cano: gli fanno un recinto per tenerselo con sé. Si costruiscono una casa e si stanziano lì. Misurano il tempo che passa. Cominciano a chiedersi cosa sia una mamma, perché nelle fiabe si parla di mamme. Trovano un’altra bambina che era fuggita prima di loro e l’accolgono nel gruppo curandola. Scoprono la morte quando uno di loro cade da un albero su cui si era arrampicato. Ma più di tutto leggono e credono nelle favole. Credono che i sogni e la speranza siano lì, a portata del libro, quindi a portata di mano. Sanno che possono farcela a uscire dalla loro situazione di bambini sopravvissuti alla catastrofe nucleare. Finché non s’ammala gravemente la bambina che hanno trovato, e allora gli adulti che li seguivano con le telecamere decidono di andarli a prendere e di riportarli indietro. Sembra una sconfitta, ma succede che saranno proprio questi adulti che, commossi a affezionati ai bambini che hanno seguito per mesi da lontano che li adotteranno. Come in molte fiabe, anche qui – sembra voler dire l’autrice – c’è la speranza: «E poi, quando meno se l’aspettavano, venne qualcuno e si occupò di loro» (p. 174). E gli adulti sono portati loro dalle parole. Se Tom non avesse trovato il libro, non avrebbe iniziato a leggere le favole, i bambini non avrebbero iniziato ad ascoltarle e a cambiare, e gli adulti non avrebbero visto i cambiamenti nel Grumo e non si sarebbero incuriositi. «E quando hai le parole, si disse Tom, puoi dire le cose. Quelle buone e quelle cattive. Puoi protestare e ribellarti. Vuoi le cose. Senza parole non si può» (p. 149). Bambini nel bosco è una riflessione sul potere salvifico delle storie e delle parole, di come in ogni momento si possa ricominciare e darsi una seconda possibilità. Perché, come dice il proverbio, finché c’è vita c’è speranza.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Bambini nel bosco
Autore: Beatrice Masini
Genere: Fantascienza
Editore: Fanucci
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 200
Cogitoetvolo