Banca dati del Dna: un passo avanti nella lotta alla criminalità

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Aperta in Italia la banca dati del Dna, uno degli strumenti per la lotta al crimine. Ma quanto sappiamo di questa molecola e del suo uso in ambito penale?

Dopo sei anni dalla legge che ne aveva approvato la creazione, finalmente in Italia è pronta la banca dati nazionale del Dna. Si tratta di un enorme database preposto alla raccolta e all’archiviazione dei profili genetici con lo scopo di facilitare l’identificazione degli autori di un reato o delle vittime, qualora esse risultino scomparse o nel caso in cui lo stato del cadavere non ne consenta un altro tipo di riconoscimento. È un grande traguardo per l’investigazione scientifica, perché permetterà di garantire una collaborazione con i paesi che già la possiedono, in modo da poter condurre più efficacemente la lotta alla criminalità e al terrorismo. Pochi sanno però cosa sia effettivamente questa molecola e quale sia la sua validità all’interno di un’indagine giudiziaria. Colpa del cosiddetto “effetto CSI”, che vede il Dna come una sorta di deus ex machina, in grado di risolvere correttamente qualunque caso. Ma la realtà è sempre più complessa di come appare e anche la prova del Dna ha i suoi limiti e la sua problematicità.

Si è abituati a pensare al Dna come un’entità unitaria per ogni individuo. In realtà la specie umana ne possiede due tipi diversi. Il più famoso e utilizzato nelle analisi forensi è quello nucleare, risultato della ricombinazione genetica di entrambi i genitori. Esiste anche il Dna mitocondriale, trasmesso direttamente dalla madre al figlio, per ora utilizzato unicamente nelle analisi di resti in stato avanzato di decomposizione. Le osservazioni che verranno fatte in questo articolo coinvolgono il primo tipo di Dna, quello nucleare. Escludendo il caso di gemelli omozigoti, il Dna nucleare risulta specifico per ogni persona. Studi recenti comparati sul genoma umano hanno dimostrato che tutti noi condividiamo il 99,5% del Dna: solo il restante 0,5% è responsabile della variabilità genetica che ci rende unici e pertanto identificabili.

I marcatori più utilizzati nell’analisi del Dna sono i microsatelliti. Si tratta di piccole sequenze di Dna ripetute in numero diverso per ogni individuo, ma così numerose da essere presenti anche in un campione molto degradato. Per ottenere un profilo completo e attendibile, secondo l’FBI vanno analizzati almeno 13 tipi diversi di microsatelliti. Non sempre questo risulta possibile: è difficile trovare del Dna puro sulla scena di un reato. Il rischio di contaminazione delle prove durante il loro reperimento è molto alto e questo implica che spesso molti campioni prelevati risultano inutilizzabili. L’analisi di mix biologici, ovvero di più Dna differenti in una stessa traccia, è infatti molto imprecisa e fuorviante. Inoltre va sfatato il mito del capello, che non può essere utilizzato a meno che non sia stato strappato dalla radice e sia ancora presente il bulbo.

Un altro luogo comune vede l’analisi del Dna come una prova certa. Spesso nelle serie tv poliziesche si vedono avvocati che di fronte ad un giudice dichiarano la certezza che un determinato campione di Dna appartenga all’imputato. Questa certezza non esiste: la scienza, in modo particolare in ambito criminologico, fornisce risposte in termini di probabilità. Attraverso lo studio dei microsatelliti si definisce infatti la RPM (Random Probability of Matching), ovvero la probabilità di trovare due persone prese a caso nella popolazione che condividano lo stesso frammento contenuto nel campione prelevato sulla scena del delitto. La validità della prova non è più affidata all’esperienza del perito ma ha un valore numerico preciso.

La raccolta comincerà a partire dai soggetti in custodia cautelare, quelli sottoposti a fermo o arrestati in flagranza di reato e in generale a tutti i soggetti ai quali siano applicate misure di sicurezza detentive. Non è previsto invece per quei criminali definiti “colletti bianchi”, ovvero responsabili di frodi finanziarie o informatiche. Istituire un ente preposto alla comparazione dei profili, che sia in stretta comunicazione altri enti analoghi internazionale, permette perciò di limitare la possibilità di incorrere in errori giudiziari. E aumenta la speranza di aver sempre meno casi irrisolti ad alimentare la cronaca nera che i media ci propongono quotidianamente.

 

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.