Bàrnabo delle montagne

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«Nessuno si ricorda quando fu costruita la casa dei guardiaboschi del paese di San Nicola, nella Valle delle Grave, detta anche Casa dei Marden. Da quel punto partivano cinque sentieri che si addentravano nella foresta. Il primo scendeva giù per la valle verso San Nicola e a poco a poco diventava una vera strada. Gli altri quattro salivano fra i tronchi, sempre più incerti e sottili, fino a che non rimaneva più che il bosco, con gli alberi secchi rovesciati per terra e tutte le sue vecchissime cose. E sopra, a Nord, c’erano le bianche ghiaie che fasciano le montagne.
Il sole si leva dalle grandi cime, gira sopra la Casa dei Marden e tramonta dietro al Col Verde. Soffia il vento della sera, portando via un’altra giornata. Del Colle, il capo dei guardiani, quest’oggi è in vena e ha lunghe storie da raccontare. Solo lui se le ricorda, ma a dirle tutte si farebbe notte e poi ancora mattino e non sarebbe finita.

La storia della Polveriera: progettano di fare una strada che unisca San Nicola alla Vallonga. Le autorità sono d’accordo. Il vecchio Bettoni assume l’impresa. La strada doveva salire per il vallone delle Grave, poi piegare a sinistra, costeggiare le rocce del Palazzo, toccare la catena del Pagossa e sorpassare infine il Col Nudo. Cominciano i lavori a San Nicola. Una cosa grande. Arrivano operai dalla Bassa. Devon romper la montagna. Comperano grande quantità di polveri e le depositano in un baracchino sotto alle rocce del Palazzo.

Ma al termine della prima gola, quando i lavoranti fanno scoppiar le mine, il lavoro si deve fermare. La polvere non esplode, di notte vengon rubati gli arnesi. Giù in basso cominciano a mormorare che è una cosa da pazzi: soldi gettati via. Si ripete che le montagne devono restar tranquille. E le campane di San Nicola a suonare perché se ne vadano i cattivi spiriti.»

Forse è vero, le montagne devono restar tranquille. Con il vento che canticchia tra le fronde, i sassi che si sentono cadere qua e là a formar delle frane, le nebbie che coprono le cime più alte e le urla degli uccelli che volano. I silenzi durante la notte dove solo si può sentire il vero rumore del bosco, e gli spiriti che lo popolano gentili.
Una descrizione delicata di paesaggi di montagna e vita dura, da guardiaboschi, solitaria e monotona, che tuttavia viene disturbata proprio da quella Polveriera. Essa attrae i briganti che sono disposti a tutto pur di derubare le polveri, tanto da uccidere il capo guardiaboschi e continuare con le loro minacce.

I briganti si nascondono e nonostante le ricerche non vengono trovati, e paura e voci di paese si diffondono come il silenzio notturno dei boschi, permeando la vita di ogni giorno che si sussegue, momento dopo momento, sera dopo sera a ribadire che bisognerebbe andare a trovarli, quei mascalzoni, a punirli. A ridare la tranquillità alle montagne.
Personaggi che si avventurano e temono, che non si fidano dei colleghi, che vengono traditi o mantengono il rispetto per l’altro pur avendo vissuto insieme momenti di terrore. E Bàrnabo, lui, un guardiaboschi come un altro che non può vivere senza quelle montagne, neanche quando viene colto in fallo, vile, neanche quando se ne scappa per anni in campagna, perché un richiamo lo porterà indietro sui suoi passi. Goffo, solo, ma ormai non più impaurito. Appesantito dal rimorso del comportamento che lo portò ad allontanarsi, tornerà proprio lì ad affrontare la tristezza tramutata in rabbia…

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Bàrnabo delle montagne
Autore: Dino Buzzati
Genere: Classici
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 140