Bhopal, solo negligenza…

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E’ l’alba del 3 dicembre 1984. La città di Bhopal, in India, si risveglia in uno scenario apocalittico degno dei peggiori incubi post-atomici che assillano l’uomo moderno. Un po’ di acqua è penetrata in uno dei contenitori di isocianato di metile della Union Carbide, multinazionale americana che proprio a Bhopal gestisce una importante fabbrica di pesticidi. La reazione chimica che ne segue scatena l’inferno: quaranta tonnellate di questa temibile sostanza tossica fuoriescono dagli impianti dello stabilimento e uccidono, nei tre giorni successivi, circa 10.000 persone. Si calcola che nel corso di questi venticinque anni abbiano perso la vita 20.000 persone e che oltre 500.000 abitanti di Bhopal abbiano subito patologie devastanti a reni, fegato, genitali, occhi e polmoni (et cetera) per via dell’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere. Inoltre, secondo le ultime analisi, i danni non sembrano essere stati attutiti dal tempo e a Bhopal la gente continua a morire con una facilità impressionante.

Benissimo, perché parlarne? Perché distrarci dall’abbrutimento pre-estivo? Perché alzare la testa dal nostro amatissimo libro di letteratura latina che stiamo spulciando in vista degli esami? Il motivo è semplice. Molto di recente è arrivata la sentenza definitiva per questa terribile tragedia, pronunciata da un tribunale indiano. Diecimila ergastoli, penserete voi. No, le cose nel mondo vanno in modo decisamente diverso.

Già qualche anno fa erano arrivati, è giusto dirlo, i primi (e gli ultimi) risarcimenti per le famiglie delle vittime. Si parlava di una cifra stratosferica, ben 1.000 dollari per vittima! Se è vero che i soldi non fanno la felicità è anche vero che le persone (ricchissime) che hanno causato questo schifo avrebbero dovuto pagare caro il loro piccolo “errore” del 1984, così come prevede il diritto planetario. E invece no. Mille dollari, poco meno di mille euro (dipende dal cambio euro-dollaro, non ho controllato gli indici stamattina).

E va bene, ci accontentiamo di questo. Ora però vogliamo giustizia, per quelle migliaia di fantasmi che vagano per le strade di Bhopal senza pace, per quei bambini che adesso non ci vedono più, per quelle donne deturpate dai gas. E arriva la sentenza, finalmente. Sento mancare l’aria, non posso crederci. Sto leggendo bene? Sarà un errore di stampa. No, è la realtà. Duemila dollari di multa per otto persone (nessun americano, anche perché l’ex amministratore dell’impianto è praticamente “latitante”) e due anni di galera cadauno, facilmente convertibili in una ulteriore ed irrisoria pena pecuniaria.

Non c’è giustizia. Non ci sarà mai giustizia per la gente di Bhopal, ma rimarranno senz’altro piene le tasche di chi ha ucciso.
Perdonatemi, ho esagerato. Non dovrei parlare di omicidio. Dovrei piuttosto usare le parole della sentenza: si è trattato semplicemente di “negligenza”.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.