Bianca come il latte, rossa come il sangue

0

Leo è un ragazzo come tanti, con una passione rossa nel cuore e un bianco nemico misterioso. Appena scoperto l’amore, dovrà fare i conti con la perdita. Solo un giovane professore può aiutarlo a trovare le risposte. E credere di nuovo dei sogni.

 

La recensione della redazione (Guido Vassallo)
Leo è un sedicenne qualunque. Nickname: il Pirata. Non si pettina mai, ama scorrazzare in motorino per la città, giocare a calcetto, ascoltare la musica a palla per non pensare e prendere la vita con filosofia: se non puoi /vuoi fare i compiti vai pure a letto sereno, domani li copierai. La scuola è bella al pomeriggio, perché non ci sono i prof e tutta la vita è a colori: il bianco indica il vuoto assoluto e il silenzio, e fa paura. Da evitare. La prof di filosofia è nera e triste. Silvia, invece, fedele compagna di classe, è azzurra e infonde pace e sicurezza. E poi Leo ha pure un Sogno. Si chiama Beatrice, è un anno più grande di lui ed è decisamente Rosso. Come i suoi capelli, come l’amore. Come il sangue. Sì perché Beatrice ha la leucemia: il suo sangue sta diventando bianco, sempre più bianco…

Nel corso di un anno scolastico, tra un supplente di filosofia particolarmente ispirato, il torneo di calcetto, le discussioni coi genitori Leo insegue disperatamente il suo Sogno e si confronta con cose più grandi di lui, l’amore, il dolore, Dio, se esiste. Alla fine dell’anno è un po’ più uomo. Ma che fatica, la vita.

Bianca come il latte, rossa come il sangue, ispirato a una storia vera, è un libro che non può lasciare indifferenti. Il diario di Leo si legge tutto d’un fiato, come il fluire del pensiero. Il tono è scanzonato e irriverente, frammentario e divertente, pieno di parolacce e di immagini evocative e poetiche, perché è così che lui vede il mondo. Ma sotto una veste un po’ 3MSC si cela una profonda riflessione che tocca il cuore: il dolore è la pietra di paragone dell’amore. Se vuoi dare un senso alla vita devi essere pronto a soffrire.

Quanto è difficile giudicare con distacco e oggettività un libro scritto da un amico di vecchia data! Con tutta la sua passione per l’insegnamento, la formazione classica, la voglia di suscitare domande più che regalare risposte facili Alessandro D’Avenia si nasconde (neanche troppo, poi) tra le righe della sua opera prima. E’ un inizio alla grande, che promette bene per il futuro. Ha voluto riversare in queste pagine tutta la sua esperienza di dialogo con gli alunni, con i loro alti e bassi, i loro slanci di entusiasmo e le depressioni, il bisogno di essere ascoltati, il coraggio e le ribellioni. Per lui la scuola vera non è quella folle ed estrema raccontata dai media. E’ invece il luogo dove chi lavora con competenza e passione vede i ragazzi riscaldarsi al fuoco della bellezza, dell’arte, della letteratura, della scienza. Un ambiente dove un granello di sabbia, opportunamente ‘coltivato’, può diventare una gemma cui madre natura darà le forme più disparate, tutte bellissime. Come le ostriche perlifere. Per questo si può dire che dove alcuni colleghi professori hanno pensato di dare perle ai porci, egli ha trovato l’ispirazione giusta, e la collaborazione, per fare germogliare una storia forte e toccante. «Se esiste una malattia cronica, che dovrebbe colpire ogni insegnante, è proprio la speranza», ebbe a scrivere George Steiner.

Il segreto del titolo è svelato nell’esergo: «Un figlio di re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta si ferì un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse alla madre: ‘Mamma, vorrei una donna bianca come il latte, rossa come il sangue’. ‘Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure, se la trovi’». (L’amore delle tre melograne, in Italo Calvino, Fiabe italiane).

 

La recensione di un liceale (Giacomo Cocita)

Leo è un ragazzo di sedici anni, trascorre la sua vita tranquilla e spensierata, cercando di evitare, ogni volta che bussa alla sua porta, quel bianco che tanto lo spaventa: il silenzio, la riflessione, il vuoto. Gioca a calcio, suona la chitarra e gli piace girare in motorino. In testa un pallino fisso: la stupenda ragazza dai capelli rossi che vede ogni giorno davanti la scuola, Beatrice.
Tutto scorre liscio, fin quando nella sua vita non fa irruzione il giovane supplente – per definizione “un concentrato di sfiga cosmica” – di Storia e Filosofia: lui è diverso dagli altri professori. A lui, quando parla, brillano gli occhi; lui parla di sogni, di progetti. Leo, allora, decide di mettersi in gioco, di cercare i suoi sogni e rincorrerli. Uno lo vede già: Beatrice.

Ma mettersi in gioco comporta che non tutto vada secondo i piani; comporta cadute e brutte batoste: e Beatrice ha un tumore.

Il mondo gli crolla addosso, e le belle parole del prof sono tutte balle per lui.

La verità, però, – mi insegna Leo con la generosità, la rabbia, la capacità di amare e con tutta l’umanità che possiede – è che solo quando siamo sbattuti di fronte alla sofferenza cresciamo davvero. È solo di fronte al dolore che Leo diventa uomo.

Citando le parole dell’autore: “Questo è quello che ho voluto raccontare: il viaggio coraggioso di un sedicenne, sordo alla realtà, che ad essa si apre attraverso l’amore, a costo dello sgomento, del dolore, del fallimento, fino a generare l’irripetibile perla che è, ma non senza l’aiuto degli adulti che prima non riusciva neanche a vedere.”

Conoscendolo, è facile vedere lo sguardo provocatorio e rassicurante allo stesso tempo di Alessandro D’Avenia negli occhi neri del prof di Storia e Filosofia. È facile riconoscerlo dietro quella figura attraverso la quale può godersi da vicino la sua storia ed entrare in contatto diretto con i suoi stessi personaggi, dialogando con loro e rendendoli così ancora più vivi. Perfetta simbiosi, dunque, con il suo primo romanzo nel quale, è assicurato, ci dona un po’ di se stesso.

Perché leggere questo romanzo? Perché parla di me e di te. Perché si fa leggere in una notte. Perché fa piangere.
Perché il bianco spaventa tutti e il rosso riscalda tutti.

 

 

 

Leggi la nostra intervista all’autore dell’articolo

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Bianca come il latte, rossa come il sangue
Autore: Alessandro D'Avenia
Genere: Storie di adolescenti
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 264
Cogitoetvolo