Mirror-Mirror Biancaneve

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Un film di Tarsem Singh con Julia Roberts, Lily Collins, Armie Hememer, Sean Bean, Nathan Lane, Mare Winningham. Sceneggiatura: Melissa Wallack, Jason Keller. Fotografia: Brendan Galvin. Musiche: Alan Menken. Produzione Citizen Snow Film Productions, Rat Entertainmet, Relatuvity Media. Distribuzione: 01 Distrubution. Paese: USA. Anno: 2012. Min: 106. Genere: Commedia. Uscita: 4 aprile 2012

Dopo che la perfida matrigna allontana il re, Biancaneve si unisce a una banda formata da sette bellicosi nani per reclamare i propri diritti …

Siete sicuri di conoscere la vera storia? Dimenticate la favola dei fratelli Grimm. Dimenticate il primo film prodotto dalla Disney e Premio Oscar nel 1937. Dimenticate anche la storia del primo bacio: la storia d’amore tra Biancaneve e il suo principe è andata diversamente da quello che credevamo. Nessuna mela rossa si è messa in mezzo tra di loro.

Biancaneve torna al cinema, con la brillante regia di Tarsem Singh, sfidando il mito e la nostra idea sul principe azzurro immortalata da secoli e secoli di fiabe. Chi di noi non ricorda questa storia a memoria?: “C’era una volta un regno molto lontano, al di là delle montagne di cristallo, governato da un giovane re dall’indole un po’ solitaria. In quel paese tutto era bello, ma la cosa più bella di tutte era Biancaneve, la giovane figlia del re. Una bellissima bambina con la pelle bianca come la neve, le guance rosse come l’aurora e i capelli neri come la notte”. Fin qui le nostre certezze.

Tempo presente: Il regno, dopo la misteriosa scomparsa del re, è caduto in una gelida disperazione sotto il dominio della magia nera. La crisi economica si fa sentire a causa delle tasse che colpiscono tutti i sudditi e il clima è diventato talmente freddo da cristallizzare tutto il paesaggio. Le giornate della bella principessa trascorrono lentamente mentre il tempo passa e la vita è altrove. Biancaneve, giunta al suo diciottesimo compleanno, vive nel suo castello isolata da tutti. I sette nani, un tempo minatori, adesso sono tornati alle origini: sono dei briganti furbacchioni, che terrorizzano i malcapitati su enormi trampoli e rapinano i turisti per caso in cerca di avventura. Come accade al bel Albert Alcott (Armie Hammer), il principe azzurro dall’aria un po’ fessacchiotta e ingenua, che viene messo in mutande per ben due volte e derubato da questi piccoli ribelli attaccabrighe.

E Grimilde, vi starete chiedendo, che fine ha fatto? È proprio sua l’irriverente voce narrante della favola rivisitata in chiave moderna. E’ proprio lei ad ammettere che: “questa è la mia storia e non la sua”. Presto, però, dovrà ricredersi. Una matrigna che ha il viso e il bel sorriso di Giulia Roberts, che si rifiuta di invecchiare cercando, con tutti i mezzi, di sedurre il giovane e sprovveduto principe con imperfetti elisir d’amore e che trasformerebbe il suo castello in una moderna beauty farm, pieno di trattamenti di bellezza a base di vermi schifosi e altre cose orribili da far rabbrividire anche le donne più accanite. Riuscirà a farsi sposare per la sesta volta? Non è questo a interessarci.

Ci piace questa nuova versione di Biancaneve, interpretata dalla brava Lily Collins, anche lei figlia di un re (ma della musica) perché parla di tutti noi. Perché parla della vita e dei suoi inganni, perché parla di nemici e di grandi amicizie, perché parla di astuzie e tradimenti. E sì anche del grande amore. Amiamo questa Biancaneve, novella Robin Hood, che si imbuca ai matrimoni per rapire i principi che stanno per sposare la donna sbagliata e che intende cambiare, con leggerezza, un finale già perfettamente collaudato. Una principessa  non soltanto angelo del focolare come è giusto che sia, ma anche perfettamente in grado di cavarsela da sola. Una donna che sa riconoscere le tentazioni e proteggere i suoi affetti, diventando adulta grazie anche all’aiuto dei sette nani, i quali per l’occasione hanno anche cambiato i loro nomi e vivono il dolore dell’emarginazione a causa della loro diversità. Ci vorrà l’intervento di Neve per reintegrarli nella comunità, ci vorrà però il loro intervento per farle comprendere che nemmeno nelle favole ci si può sottrarre alle sfide che la vita ci presenta.

Il mito di Biancaneve è antecedente alla fiaba dei fratelli Grimm, i quali con le Fiabe del focolare hanno risvegliato l’interesse per le fiabe popolari e lo hanno diffuso in Europa. Diverse versioni circolarono per molto tempo nel mondo germanico e da queste versioni gli sceneggiatori hanno sempre attinto notizie nuove, calate poi nel nostro presente.

E’ proprio vero che la letteratura per l’infanzia narra delle storie ed educa narrando, ma è anche il terreno del fantastico, della fantasia che popola il reale di figure immaginarie, di luoghi incantati o terrificanti come la foresta nera. Ed è anche il luogo della crescita, della iniziazione e della formazione. Non è mai, dunque, facile riproporre una grande favola per il grande schermo. Il regista e gli sceneggiatori nell’innovare la storia di un grande classico, sono rimasti però fedeli al ruolo di meditazione proprio di questa fiaba: ora carica di grande malinconia, ora aperta ai problemi della vita e della morte.

C’è in questa fiaba e in questo film una filosofia della vita che lo rende accessibile a tutti: non soltanto ai bambini, ma soprattutto – forse – agli adulti a causa di un ottimo ingranaggio etico che ci mette, come in uno specchio, di fronte alla nostra immagine per costruire il nostro sé e per orientare il nostro io. Per orientare la nostra coscienza individuale troppo spesso incalzata da una civiltà dell’immagine, che ha trasformato e inaridito il nostro immaginario. Sì è vero una rivisitazione di un grande classico imporrebbe anche un finale diverso. Ci aspetteremmo una Biancaneve che si innamora magari di un altro, magari dello scudiero del principe, ma sta proprio qui il bello delle favole: nel non cambiare il finale, mai.

La conquista del proprio regno, spiega un grande pedagogista, attraverso l’unione nell’amore e nel matrimonio con il partner più amato (l’imbranato principe) simboleggia il perseguimento della vera indipendenza e della completa integrazione della personalità. Come è accaduto a Biancaneve quella volta che ha deciso di uscire dal suo palazzo per affacciarsi alla vita. E che dalla vita ha compreso la lezione più grande: è importante riconoscere quando si è stati battuti.

Chiude il film, tra incantevoli abiti,  il divertente ballo di Biancaneve (sotto lo sguardo complice del suo amato sposo e sulle note della canzone Love di Nina Hart) che canta spensierata in pieno stile Bollywood. E noi, divertiti e leggeri, danziamo insieme a lei.

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia

  • Contessa Adelasia

    Visto sabato. “per una serata divertente in compagnia degli amici”  XD
    Però Julia Roberts la “cattiva” non la sa fare! è lo stesso dolce ^_^ Ma, essendo una commedia, stava bene nella parte di questa regina-strega