Blu libertà

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La soffitta era il posto preferito in assoluto da Timmy. Era poco più di una piccola mansarda sporca ed impolverata, colma di vecchi album fotografici ingialliti dal tempo, accatastati in maniera grossolana e disordinata un po’ ovunque.

Tra quelle scure pile di ricordi oramai andati, però, allungando lo sguardo verso il fondo della stanzetta, si poteva notare una figura alquanto bassa, solo parzialmente illuminata dalla candida luce lunare, che filtrava soffusa da un piccolo oblò posto a metà della parete, intenta ad arrampicarsi in punta di piedi su di un vecchio baule in pelle; tentava in maniera ostinata e disperata di issarsi quanto bastasse per arrivare all’oblò.
Non fu facile, ma ci riuscì.

Timmy era un ragazzo piuttosto minuto per la sua età: nonostante avesse già 13 anni, messo a paragone con i suoi compagni di corso, non sarebbe potuto parere molto diverso da uno gnomo. Basso per com’era, trovare una Divisa della sua taglia era davvero un’impresa. Ma, con un titanico lavoro di taglio e cucito, sua madre, Mrs. Boringson, era riuscita ad adattare una sua vecchia Divisa all’insolita statura del figliolo, che continuava comunque a navigare letteralmente in quei vestiti.

La Legge è chiara a Boringville: tutti i cittadini al di sotto dei 30 anni devono portare sempre la Divisa. Ma, tutto sommato, quell’elegante giacca grigio-cenere, unita ad un paio di pantaloni del medesimo colore e a due mocassini neri, conferiva un alone di disordinata eleganza al piccolo Timmy. I suoi occhi color mogano guizzavano veloci attraverso l’annerito vetro dell’oblò, scrutando con ardente frenesia l’enorme fila di grigie palazzine in cemento che si estendevano a perdita d’occhio per tutta la lunghezza di Boring Avenue.
Tutte grigie. Tutte contigue. Tutte uguali.

Si, perché a Boringville la fantasia, i colori, ma soprattutto la libertà, sono oramai tutti un mero ricordo di un’era tramontata. La tua esistenza a Boringville è segnata fin dal momento in cui vieni al mondo.
Non appena i bambini hanno imparato a leggere e a scrivere, vengono mandati al GREY. Il Grey è, in parole povere, la fabbrica del tuo Destino: lì i Quattro Grigi, con le loro tuniche immacolate e la faccia serena, scelgono cosa farai per il resto dei tuoi giorni, o meglio, finché resterai… Produttivo.

A Boringville pochi hanno la fortuna di arrivare alla fine dei loro giorni. La Sorte di quasi tutti è ben peggiore. E proprio questo fato era toccato al padre di Timmy. Un giorno due Guardie erano semplicemente passate a prenderlo. Nessuno sa che fine facciano i prescelti. Ma, per fortuna, non è difficile immaginarlo.
In fondo a Boring Avenue, dopo un degradato chilometro di tristi edifici, si erge una struttura a forma di cupola. A Boringville, i cittadini la chiamano “La Feritoia”. Semplicemente perché ciò che entra… Non esce più.

“Via libera…” balbettò tra sé e sé Timmy, gettando un’ultima occhiata al freddo asfalto di Boring Avenue, prima di voltarsi nuovamente verso l’interno della soffitta. Scese dal baule tentando di non fare rumore, ma tutto quello che ne ottenne fu un sonoro scricchiolio, che risuonò amplificato per tutta la casa. Timmy sobbalzò: se lo avessero trovato sveglio a quell’ora le conseguenze sarebbero state decisamente spiacevoli.

Ma la Dea Bendata gli fu favorevole, almeno in quell’occasione, e nella piccola abitazione della famiglia Boringson non si udì neanche un fruscio di risposta. Tirato un respiro di sollievo, Timmy si avviò emozionato verso l’oggetto di tanta premura e preoccupazione. Nell’angolo destro della stanza, infatti, giacevano appoggiati un pennello ed un secchio di vernice; l’etichetta era sbiadita, ma si poteva comunque vedere dal tagliandino adesivo sul bordo che si trattava di un “Blu Oceano”.
E Timmy sapeva cosa farne.

A Boringville la mattinata, come il resto della giornata, è scandita, ripetitiva; mortalmente noiosa. Mrs. Boringson era appena uscita di casa, portando con sé una consunta borsa di pelle nera. Appena varcata la porta, però, la signora si fece scappare la borsa, che cadde a terra, rovesciando sul freddo asfalto tutto il suo contenuto.

Ma a catturare l’attenzione di Mrs. Boringson e della piccola folla che si era radunata là davanti non fu tanto quel gesto sbadato. Fu ben altro. Mrs. Boringson si voltò lentamente verso la sua palazzina, rimanendo senza fiato in gola. In mezzo a quell’oceano di grigio, svettava un’unica abitazione, la sua, dipinta di un profondo “Blu Oceano”.

“Che avete da guardare?!” sbraitò la signora in un attimo di lucidità, chinandosi per raccogliere il contenuto della borsa.
“Avrete tutti qualcos…” ma non appena rialzò lo sguardo, le parole smisero immediatamente di fluire dalla sua bocca.
I suoi occhi non riuscivano a staccarsi dalle tre figure vestite di bianco a cui la folla aveva fatto spazio.
Non vi fu processo, né difesa per Mrs. Boringson, ma solo una pallottola in mezzo agli occhi.

I colori sono un reato a Boringville.

Ma mentre quel corpo crollava ormai esanime, un’altra figura fece capolino tra le tre Guardie, rovesciando qualcosa addosso a quella che teneva ancora in mano la pistola fumante. Era una secchiata di vernice, vernice “Verde Foglia”.
E anche lui cadde morto in pochi istanti.

Ma dalla folla emergevano nuove figure, armate di nuovi colori. I proiettili ed i colori volavano abbondanti, così come i cadaveri dei rivoltosi si abbattevano al suolo.

Ma le munizioni finirono, mentre i colori erano infiniti. I tentativi di fermare la “Rivolta dei Colori” furono svariati ed ugualmente inutili. In poco più di mezz’ora, del pallido grigiore di Boringville non era rimasto più niente. Al suo posto, dominava un Oceano di Colori.

E Timmy? Oh, a lui toccò la parte più difficile.
“Come la chiamiamo, ora?” gli chiesero, porgendogli una penna. E su una pagina bianca, il piccolo Timmy scrisse una sola parola: FUTUREVILLE.

Racconto di Cristiano Passarelli

Cogitoetvolo