Bocche cucite sull’aborto

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È proprio di un paese smemorato dimenticare i fatti che hanno cambiato la storia. Tra questi, la legge 194 e il referendum celebrato il 17 maggio 1981 sulla sua abrogazione parziale. Da pochi giorni era stato colpito da un proiettile Giovanni Paolo II.

Il popolo italiano votò per mantenere il testo approvato anni prima in Parlamento. Nessuna modifica. I cattolici parvero gli unici a proporre le ragioni della vita, pochi ricordavano le parole fermissime con cui Norberto Bobbio, maestro della laicità, si schierò fin dall’inizio contro quella legge: "mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere". Ancor meno italiani rammentavano il messaggio di Pasolini: "sono contrario alla legalizzazione dell’aborto perché la considero un omicidio". A trent’anni la 194 è una delle poche leggi italiane rimaste un tabù, non se ne può parlare, tantomeno è possibile chiederne modifiche, ancor meno darne attuazione precisa. Per una certa mentalità, anche tra cattolici impegnati in politica ormai la 194 è un dato acquisito. Inutile parlarne, anzi, dannoso per la carriera.

Io penso invece che a trent’anni da quel referendum sia necessario tornare, credenti e non credenti, a quella scelta e alle relative conseguenze. Impedire di nascere, anticipare l’omicidio, oggi è ancora più scientificamente evidente di quanto non lo fosse allora. Oggi viviamo un anticipo del deficit demografico italiano che sarà drammatico. Proposte giacciono nel Parlamento italiano per potenziare e promuovere i consultori, corresponsabilizzare i padri, riconoscere i diritti del concepito, fornire dotazioni economiche ai neonati e famiglie.

Eppure è sempre tutto troppo imbarazzante. La cappa è pesante, i Governi non sanno decidere linee guida comuni con le regioni nell’attuazione di una legge vecchia di trent’anni. Il tabù è nel cuore e nella testa di molti, credenti e non credenti, tuttavia nessuno può ignorare i milioni di bambini assenti in Italia. Trent’anni sono sufficienti per aprire gli occhi?

 

Articolo tratto da La Nazione – Il resto del Carlino – Il Giorno

 

Cogitoetvolo