Buon lavoro, Presidente!

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Da qualche giorno l’Italia conosce il volto del suo dodicesimo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella.

Appena è stato eletto, siamo stati investiti dalle informazioni relative alla sua formazione professionale, agli incarichi ricoperti in passato, alla sua storia personale. Ci è stato presentato come un cultore della Costituzione, che, dalla Consulta al Quirinale, evoca garanzie di serietà, competenza, e rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento.

È curioso, però, pensare, oltre che al Matterella politico – giudice costituzionale – capo dello Stato, al Mattarella padre – marito – nonno. Mentre il conteggio dei voti scorreva a suo favore, i giornalisti ci riferivano che Mattarella fosse davanti alla tv, insieme al figlio e ai suoi familiari: cosa si prova a trasformarsi in poche ore in Capo dello Stato? Quale responsabilità si avverte? Quale senso di realizzazione personale? Quale paura, quale orgoglio? Difficile immaginarlo. Mattarella è un uomo imperscrutabile; accenna sorrisi, ma mantiene costantemente la sua immagine severa e introversa. Eppure, mentre la Presidente della Camera gli comunicava ufficialmente l’esito della votazione, tradiva la sua emozione col silenzio, e solo chi lo conosce veramente avrà saputo interpretare a fondo quel silenzio.

C’è chi lo ricorda come professore, i suoi ex studenti dell’università di Palermo, i suoi ex colleghi; c’è chi lo ricorda come politico, chi come giudice, chi come costituzionalista e chi come autore del famoso Mattarellum, chi come Ministro della Difesa: tutte queste qualifiche per un solo uomo. Non può non essere un uomo speciale. E speciale si è rivelato anche nel suo discorso d’insediamento. Aveva annunciato che sarebbe stato un discorso conciso ed efficace, e così è stato. Ha saputo condensare in 31 minuti una molteplicità di pensieri che hanno toccato il cuore degli italiani.

Dall’esigenza dell’unità nazionale, troppo spesso “fragile e lontana”, alla speranza dell’inversione del ciclo economico, per soddisfare i desideri dei tanti italiani che soffrono gli effetti della crisi; dall’esigenza dell’uguaglianza sostanziale, quella che impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza, all’auspicio di una democrazia che riesca ad inverarsi nella storia per rinnovarsi, e rispondere alle mutevoli richieste dei tempi.

Dall’invito al rispetto del processo legislativo, a discapito delle eccessive deroghe governative che non garantiscono sempre un’adeguata ponderazione delle soluzioni, fino all’affermazione di una dichiarazione di futura imparzialità, che caratterizzerà il suo incarico.

A seguire, un’elencazione dei diritti irrinuciabili: quelli dei lavoratori, dei malati, delle minoranze, delle donne, dei disabili. E ancora, un elogio alla libertà  “come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva.” Una libertà che viene ricordata dal neo presidente anche quando manifesta la sua preoccupazione per i fondamenti della democrazia, messi in pericolo dalla minaccia del terrorismo internazionale.

Infine il rimprovero aspro alla corruzione a alla mafia, e il ricordo delle tante vite che si sono immolate per lo Stato, con un pensiero, commosso e delicato, a Falcone e Borsellino.

Il presidente non ha dimenticato nulla. Quell’uomo padre, nonno, marito, ha saputo riferirsi alle esigenze delle molteplici categorie di cittadini, giovani e meno giovani che convivono con la frustrazione di un futuro incerto, e con il sentimento di sfiducia nelle istituzioni. “Per la nostra gente – ci dice Mattarella – il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo. Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi. I volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà; il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti. Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto. Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi. Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri. Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto”.

È questa, forse, l’immagine più delicata e allo stesso tempo più efficace, che Mattarella ci ha regalato: quella di un ragazzo che guarda all’istituzione scuola con il sogno di realizzare i propri desideri per il futuro, nel suo Paese, che ama, e che non vuole lasciare. Quella di un malato che guarda con fiducia all’ospedale. Quella dell’imprenditore, che guarda allo Stato, e affida ad esso il proprio investimento per il futuro suo e della sua famiglia.

Se Mattarella è l’uomo giusto per ottenere questi risultati, sarà la storia a rivelarlo. Adesso, non ci resta che augurargli: buon lavoro, Presidente!

 

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.