Business miliardario e fiumi di ideologia

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Miliardi di dollari in pillole. A livello globale sono cifre da capogiro quelle che ogni anno si muovono intorno al mercato della “salute riproduttiva”. Un’espressione politically correct per indicare tutto ciò che riguarda contraccezione e aborto, e che è stata elevata a mission aziendale da alcune case farmaceutiche. Denaro per lo più sborsato dalle donne, ma anche dal sistema sanitario pubblico, e intascato dalle aziende, che a volte sul business dell’aborto e della contraccezione hanno costruito la loro fortuna.

Come la francese Hra Pharma, che nel 2009 ha registrato utili per 35 milioni di euro, guadagnati dalla vendita degli unici farmaci prodotti: il Lysodren, un antitumorale e il Norlevo, la pillola del giorno dopo. E così, visto il buon andamento degli affari, nell’ottobre scorso Hra Pharma ha lanciato la pillola dei cinque giorni dopo, un abortivo venduto come “contraccettivo d’emergenza” e quindi dispensato nelle farmacie e acquistabile da chiunque sia munito di una semplice ricetta medica. “Hra Pharma fa la differenza armonizzando la sua mission sulla salute con un approccio sociale consapevole al fine di garantire che i suoi prodotti siano disponibili ovunque”. Chissà se ci riusciranno con EllaOne. Intanto con Norlevo sono a buon punto, dal momento che attualmente la pillola del giorno dopo è diffusa in 60 Paesi in tutto il mondo, compresi i Paesi poveri, come Angola e Congo, dove l’azienda sviluppa la sua mission “sociale” attraverso generose donazioni di pillole del giorno dopo.

Ma il vero business è un altro. Nel 2008 nel mondo sono stati spesi 9 miliardi di dollari in pillole anticoncezionali. I sette mercati più redditizi (Usa, Giappone, Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra) hanno fruttato da soli 6,2 miliardi, pari quasi al 70% del mercato mondiale. E, in barba a qualsiasi crisi, le stime prevedono il raggiungimento di 9,4 miliardi entro il 2018. In programma l’espansione nei mercati emergenti, Brasile, Russia, India e Cina, che nel 2008 hanno reso alle case farmaceutiche “solo” 794 milioni di dollari, ma che potenzialmente, stando al rapido andamento dei consumi negli ultimi anni, potrebbero diventare fiorenti mercati. (dati Datamonitor 2010).

Diverso ed emblematico il caso della Ru486, la pillola abortiva da poco introdotta anche in Italia e prodotta dalla francese Exelgyn, azienda che l’anno scorso ha registrato un giro d’affari di oltre 14 milioni di euro. Originariamente era prodotta da Roussel Uclaf, azienda partecipata dallo Stato francese e dalla tedesca Hoechst, che nel tempo ha rilevato completamente la società. Nel 1998 però, il colosso tedesco decide di cedere tutti i diritti europei della Ru486 a Eduard Sakiz (ex presidente della società) che crea così la Exelgyn con l’unico scopo di produrre e distribuire la pillola abortiva. Sul mercato statunitense, invece, la Roussel aveva già donato il brevetto nel 1994 all’istituto di ricerca Population Council, con sede a New York. La commercializzazione Oltreoceano avviene però solo nel 2000, quando l’azienda distributrice Danco (che ha tra i suoi prodotti solo la Ru486) sceglie come produttore un’azienda statale cinese, la Hua Lian Pharmaceuticals con sede a Shangai, che produceva la pillola abortiva per la Cina da almeno 9 anni.

Singolare che ad aiutare la Hua Lian Pharmaceuticals a raggiungere gli standard di produzione richiesti dagli Usa sia intervenuta con consistenti somme la Rockfeller Foundation. Ma anche il Population Council, dopo aver ottenuto il brevetto per la Ru486, ha ricevuto dalla Buffet Foundation (finanziatore anche del Planned Parenthood, 805 cliniche per abortire negli Usa) un prestito senza interessi da 2 milioni di dollari, mentre la Danco, distributrice negli Usa della Ru486, ha ricevuto da un’altra fondazione, la David e Lucile Packard Foundation, un prestito di 10 milioni di dollari allo scopo di finanziare l’approvazione e l’immissione sul mercato della pillola abortiva. La Fondazione è un ente dedito alla salute riproduttiva attraverso un programma “che lavora per rallentare la crescita della popolazione nelle aree del mondo ad alta fertilità”, in particolare in India, Nigeria, Etiopia, Pakistan e Filippine. Non solo business quindi, ma vera e propria ideologia.

Articolo tratto da PiùVoce.Net

 

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